venerdì 21 dicembre 2007

AUGURI

Buon Natale e Felice 2008!

Il mio augurio a tutti i lettori di questo blog è accompagnato da un’immagine “importante” e da un canto adeguato all’immagine. ... clicca qui

A rivederci, risentirci e rileggerci al prossimo anno!

mercoledì 19 dicembre 2007

Concerto di Natale 22 dicembre 2007 - (2)

A completamento del post precedente del 17 u.s., eccovi i programmi dei due cori.

“Cliccando” sui titoli in evidenza, fra i canti del “Marmolada”, si accede ad una "presentazione" degli stessi.

Programma del Coro Marmolada

Les plaisirs sont doux --- arm. Gianni Malatesta
Ci jè belle ‘u primm’ammore --- arm. Flaminio Gervasi
Canto dei battipali --- arm. Giorgio Vacchi
Puer natus --- arm. Gianni Malatesta
Adeste fideles --- arm. Renato Dionisi
Lieti pastori --- arm. Gianni Malatesta
O Santa Notte --- di A.Adam – arm. Gianni Malatesta
Vamos Construir --- arm. Michele Paguri


Programma del Coro Plinius

Mani di luna --- di Marco Maiero
Ave Maria --- di Marco Maiero
White Christmas --- canto tradizionale
Pastori --- di Bepi de Marzi
L'acqua xe morta --- di Bepi de Marzi
Scapa oseleto --- di Bepi de Marzi
La capinera --- di Bepi de Marzi
La pavana --- di Bepi de Marzi
Benia Calastoria --- di Bepi de Marzi

martedì 18 dicembre 2007

lunedì 17 dicembre 2007

22 dicembre - Concerto di Natale per il "Progetto meniños - frei Giorgio"




Sabato 22 dicembre p.v., alle ore 20,45, presso la Sala Capitolare della Scuola Grande San Giovanni Evangelista, saranno in concerto il Coro Femminile Plinius di Adria, diretto da Antonella Pavan ed il Coro Marmolada di Venezia, diretto da Lucio Finco.
L’evento è organizzato da un gruppo di associazioni veneziane che sostengono il “Progetto meniños - Frei Giorgio”, un impegno per far conoscere e combattere la povertà, l’ingiustizia e l’emarginazione delle “favelas” brasiliane, in particolare nei confronti dei bambini e dei ragazzi accolti nelle strutture dal C.E.P.E, il centro fondato a San Paolo del Brasile dal domenicano veneziano “frei” Giorgio Callegari.
Il Coro Marmolada è “testimonial” del “Progetto meniños – Frei Giorgio” e le Associazioni veneziane che sostengono questo impegno sono l’“Associazione Arco Acuto” e l’”Associazione Amici della Colonia Venezia di Peruibe”
L’Assessorato alla Cultura e l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Venezia aderiscono all’evento.
Fra i canti in repertorio, il Coro Marmolada proporrà anche “Vamos Construir”, il canto dei bambini della Colonia Venezia di Peruibe che, nella tournée brasiliana dell’anno scorso, il coro ha eseguito assieme a loro e per loro.
Al concerto sarà presente frei Mariano Foralosso, domenicano originario di Scaltenigo, continuatore dell’opera di frei Giorgio Callegari.
L’ingresso è libero.

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Ma il post continua con la presentazione del canto simbolo di questa iniziativa, "Vamos Construir".


Durante uno dei primi incontri, a casa dei signori Annamaria e Giovanni Gabrieli (lei è presidente dell’Associazione Amici della Colonia Venezia di Peruibe), organizzati allo scopo di concordare l’attività del coro al fine di organizzare alcuni concerti nei quali raccogliere fondi per il finanziamento dell’opera iniziata da Padre Giorgio Callegari, ci fu presentata una video-cassetta, registrata con Padre Giorgio a San Paolo ed a Peruibe.
Vi si vedeva come operava l’organizzazione che, anche con enormi difficoltà, era riuscita, e riusciva quotidianamente, ad intervenire nell’istruzione dei bambini e dei giovani e ad assicurare il vitto giornaliero a numerose famiglie povere delle “favelas”.
C’erano sempre molti bambini che attorniavano Padre Giorgio e che, nonostante tutto, sorridevano.
Ad un certo punto della registrazione si sentiva un bambino che, accompagnato da una chitarra, iniziava un canto; al primo ritornello si univa un’altra voce. Il canto era molto dolce e melodico. Nel proseguire delle strofe si univano altre voci, sempre di bambini, finché alla fine era veramente un coro che cantava: “Vamos Construir Uma Ponte Em Nos / Vamos Construir, Pra Ligar Seu Coraçao Ao Meu / Com O Amor Que Existe Em Nos!”
Restai subito affascinato da questo canto e, quando, terminata la riunione, uscii, ne ebbi conferma dall’amico Rolando perché anche lui aveva vissuto le stesse mie emozioni.
Tutti e due pensammo subito che sarebbe stato bello che anche il Coro Marmolada potesse cantare “Vamos Construir”.
Esistevano, però, delle difficoltà tecniche. I nostri ospiti di quella sera non erano in possesso dello spartito e, neppure interpellando la Colonia Venezia di Peruibe, furono in grado di procurarcelo. Esistevano solo il testo con gli accordi per l’accompagnamento della chitarra e la colonna sonora della video-cassetta.
Colonna sonora, testo ed accordi furono affidati ad una musicista, la M.a Stefania Caggiula, che, con perizia, ricostruì la linea melodica su spartito. Eravamo a buon punto! Era necessaria, ovviamente, un’armonizzazione che si adattasse alle nostre voci.
Fornimmo la linea melodica ad alcuni musicisti perché procedessero all’armonizzazione, precisando che il coro n’avrebbe scelta una: ci sono pervenute solo due armonizzazioni, una della stessa M.a Caggiula ed un’altra del M.o Michele Peguri, e la scelta del coro cadde su quest’ultima.
Ovviamente, dovendo eseguire il canto pubblicamente, il coro è tenuto ad indicare gli autori. Un’altra ricerca! Per fortuna c’è venuto in soccorso José de Rezende Ribeiro, presidente del Centro Ecumênico de Publicações e Estudos “Frei Tito” di Alencar Lima (CEPE), un’Ong fondata da frei Giorgio Callegari, che ci ha fornito queste informazioni: il canto “Vamos Construir” è la versione brasiliana di "Love can build a bridge" (L'amore può costruire un ponte) di John Barlow, Paul Overstreet e Naomi Judd, canzone creata, sembra, per conto dell’UNICEF. Nel 1992 fu eseguita e registrata la versione brasiliana intitolata “Vamos Construir” ed il relativo testo è opera di due ragazzi del Centro della Gioventù, Fejo e Dena.
Il canto è ora diventato quasi un inno della Colonia Venezia di Peruibe e noi del “Marmolada” siamo stati felici di averlo potuto cantare con loro, nell’incontro che ebbimo a Peruibe il 28 e 29 novembre del 2006, e per loro durante i nostri concerti, soprattutto in quelli dedicati al “Progetto Meniños – frei Giorgio” del quale il Coro Marmolada è “testimonial”.

Ecco il testo di “Vamos Construir” in portoghese

Sei Que Ainda Sou Criança
Tenho Muito Que Aprender
Mas Quero Ser Criança
Quando Eu Crescer
Nosso Mundo É Um Brinquedo
Com Pecinhas Para Unir
Ele Sera Todo Seu,
Se Voce Pensar Assim.

Vamos Construir
Uma Ponte Em Nos
Vamos Construir,
Pra Ligar Seu Coraçao Ao Meu
Com,O Amor Que Existe Em Nos!

E Voce Que É Gente Grande
Também Pode Aprender
Que Amar É Importante
Pro Meu Mundo E Para O Seu
Mas Eu Tenho A Esperança
De Voce Ser Meu Amigo
De Voltar A Ser Criança,
Pra Poder Brincar Comigo

Vamos Construir
Uma Ponte Em Nos
Vamos Construir,
Pra Ligar Seu Coraçao Ao Meu
Com,O Amor Que Existe Em Nos!

Tudo O Que Se Sonha
Com Amor Se Pode Conseguir
Por Que Tudo È Assim, É Assim
E A Gente Vive Muito Mais Feliz!

E la traduzione in italiano.

So che finché sono ancora bambino / Ho molto da imparare / Ma voglio restare bambino quando crescerò. / Il nostro mondo è un giocattolo. / Con piccole cose per unire. / Sarà tutto tuo, se tu penserai così
Andiamo a costruire un ponte tra noi. / Andiamo a costruire, per legare il tuo cuore al mio, / Con l'amore che esiste in noi!
E tu che sei persona adulta / Puoi anche imparare / Che amare è importante per il mio mondo e per il tuo. / Ma io ho la speranza / In te che sei mio amico / Che torni a esser bambino, per poter giocare con me.
Andiamo a costruire …
Tutto quello che si sogna / Con l'amore si può ottenere. / Perché tutto è così, è così / E la gente vive molto più felice.
Andiamo a costruire …


Cliccate qui per ascoltare "Vamos Construir" cantato dai bambini della Colonia Venezia di Peruibe (SP) Brasile

sabato 15 dicembre 2007

Era ora! Basta con troppe dimissioni volontarie dal lavoro.

Si sapeva, ma era difficile, se non impossibile, dimostrarlo.
Parlo di “dimissioni volontarie” di lavoratori, ma soprattutto di lavoratrici.
Era un’usanza che molti “imprenditori” usavano mettere in atto al momento dell’assunzione e, cioè, facevano firmare un foglio in bianco che, all’occorrenza e per le esigenze dell’azienda, diventava una domanda di dimissioni volontarie.
Si sapeva anche che questo metodo veniva usato soprattutto nei confronti delle donne che, una volta in maternità … “davano le dimissioni”.
Ripeto: si sapeva ma era difficile dimostrarlo.
Oggi, o per lo meno fra un po’ di tempo, giusto quello necessario per l’entrata in vigore della LEGGE 17 Ottobre 2007 , n. 188 dal titolo “Disposizioni in materia di modalita' per la risoluzione del contratto di lavoro per dimissioni volontarie della lavoratrice, del lavoratore, nonche' del prestatore d'opera e della prestatrice d'opera.”, sarà più difficile questo malcostume che certi datori di lavoro usavano con molta facilità. Clicca qui per il testo della legge.
In effetti si tratta di una norma di una estrema banalità che, non si capisce perché non sia stata trovata prima. Con la nuova legge quel modulo costruito con una firma in bianco, estorta al lavoratore, non avrà più alcun valore in quanto i moduli dovranno essere di un ben determinato tipo e resi disponibili gratuitamente presso gli uffici pubblici stabiliti dalla legge stessa e, inoltre, avranno una numerazione progressiva e la loro validità sarà di soli quindici giorni.
Era ora!
“Poveri imprenditori”, grideranno i soliti “garantisti”.
Un’altra pastoia burocratica che graverà come un balzello su coloro che sono artefici dell’economia italiana. Ed avanti con le solite "manfrine".
Peccato che questi “artefici” considerino zero il lavoratore, l’Uomo e la sua dignità. L’unico dio è il profitto, ovviamente a spese di qualcun altro.

venerdì 14 dicembre 2007

Questa mi è piaciuta!

Veramente una bella notizia o, ancor meglio, … un bell’esempio!
Per i troppi insulti e parolacce dagli spalti, i “pulcini” di un’Unione Sportiva faranno a meno di giocare. (Clicca qui per leggere la notizia)

Che bello sarebbe se anche i giocatori (strapagati) delle squadre dei campionati superiori li imitassero. Vana speranza.

lunedì 10 dicembre 2007

La “pietra” rapita



Quella che vedete qui sopra è la riva privata del condominio dove risiedo.
Come noterete senz’altro, manca qualcosa e cioè una delle due “colonne” in pietra d’Istria e la “palla” dello stesso materiale.





In questa fotografia si vede il danno da un’altra visuale.

Oltre ai delinquenti di cui al post sottostante, nella mia città ci sono anche coloro che trafugano pietre lavorate che stavano lì da qualche secolo! Nel caso specifico il palazzo è del ‘600 ed il progetto era di Baldassare Longhena.
Al primo momento si è pensato ad un danno causato da qualche “barcaro” dalla guida spericolata e si sperava di trovare il materiale in acqua, ma così non è. Si tratta, invece, di furto, ovviamente su commissione, perpetrato nella notte fra il 6 ed il 7 dicembre e la nostra paura è che possa sparire anche l’altra “colonna”, in quanto chi ha ordinato il furto con un solo pezzo non se ne fa alcunché. Invece quando avrà tutti due i pezzi potrà inserirli come “ingresso” per un giardino, non a Venezia, ma fuori, forse all’estero.





Particolare

Chi dovesse vederle da qualche parte ... mi avverta! GRAZIE!

domenica 9 dicembre 2007

Delinquenti in laguna

La laguna di Venezia, oltre ad essere agitata, a seguito del moto ondoso prodotto da natanti di vario tipo (vedi post precedente), è percorsa anche da natanti condotti da delinquenti! E non si possono chiamare altrimenti i “pescatori” (tra virgolette per rispetto dei veri pescatori) che dragano i fondali lagunari, di nascosto e di notte, con macchinari turbo-soffianti per razziare le vongole che, sul mercato, vengono vendute anche a 10 € al chilo. Queste “pompe”, oltre a rovinare i fondali in quanto aspirano tutto, flora e fauna varie, molto spesso si trovano in acque altamente inquinate, nei pressi degli stabilimenti di Porto Marghera, dove si trova di tutto, dai metalli pesanti alle diossine e ad altri elementi che, come minimo, sono cancerogeni.
Le vongole hanno la capacità di filtrare parecchi litri di acqua e trattenere tutte le “impurità”.
I pericoli, per chi mangia questi molluschi, sono ovviamente immaginabili! Eppure c’è chi se ne strafrega e, solo per facili e colossali guadagni, rastrella quantità enormi di vongole e trova altri delinquenti che, falsificando i documenti sanitari, smerciano il prodotto in tutta Italia, anche presso le industrie conserviere.
Le forze dell’ordine cercano di contrastare questi fenomeni delinquenziali, ma, finora, con grande difficoltà; devono pattugliare, di notte, vaste zone lagunari e intervenire rischiando spesso lo speronamento da parte di questi “pirati” che possiedono barche molto più potenti (motori anche di 250 CV) e che, quindi, riescono spesso a fuggire.
Ora, però, sembra che, con le nuove tecnologie (infrarossi, radar e satelliti artificiali posizionati a 200 Km di altezza), qualcosa possa migliorare (Clicca qui per leggere la notizia)
Speriamo, quindi, sia giunta l’ora di porre fine a questi atti delinquenziali nocivi all’ambiente ed alla salute dei cittadini.

sabato 8 dicembre 2007

Schiavitù

Con i continui litigi che caratterizzano le varie, e troppe, forze rappresentate nel governo nazionale si arriverà alla caduta del governo stesso.
Purtroppo si andrà a votare con la legge elettorale vigente, anche perché su questo tema le stesse forze non sono d’accordo, e, come presumibile, vincerà, sempre purtroppo, l’attuale opposizione.
In questo caso vedrei già un Ministero occupato ed è quello delle “Pari opportunità” al quale dovrebbe andare la senatrice di Forza Italia, Elisabetta Alberti Casellati.
Chi meglio di lei?
Tutto questo perché con una sua proposta di legge, che presenterà proprio in questi giorni al Senato, si propone di dare l’“opportunità” alle prostitute di poter vendere il loro corpo non più in strada, ma in luoghi riparati! Ma c’è di più! Vuole creare un registro con i dati di chi esercita la prostituzione, con trasmissione di questi anche all'azienda sanitaria locale e all'amministrazione tributaria; quasi un “Albo Professionale” come se si trattasse di “lavoro autonomo” e, proprio per questo, suscettibile di oneri previdenziali ed erariali. Insomma, anche le “schiave del sesso” pagheranno le tasse!
C’è chi si rivolterà nella tomba, ad iniziare dalla senatrice Lina Merlin, colei che, con la sua legge, pose fine alle case di tolleranza gestite dallo stato, finendo con Don Benzi che considerava queste donne come schiave e, quindi, costrette con la violenza a prostituirsi. E non si venga a dire che non è vero e che la loro è una “libera scelta”!
Ma quello che mi meraviglia è che questa proposta di legge venga da una donna!
Clicca qui per leggere la notizia.

venerdì 7 dicembre 2007

“Buone notizie”

Girando per la rete ho trovato, per caso, un sito di un giornale “on line”.
A questo punto qualcuno dirà che non c’è nulla di strano. E vero, ce ne sono tanti, ma questo è “particolare” perché si chiama “Buone Notizie.it”!
Non vi troverete “morti ammazzati” e omicidi vari che gli altri “media” ci sciorinano abbondantemente, anche perché, probabilmente, il lettore vuole, invece, proprio quello; come prova, proprio oggi, su “Corriere.it” la classifica degli articoli più letti vede al primo posto “Rudy: «Se fossi stato uomo Meredith sarebbe viva»”.
Non ho parole!
Ogni tanto leggere qualche “buona notizia” ti fa sperare in un mondo migliore e, perché no?, ti fa anche sorridere.

Eccovi il link: http://www.buonenotizie.it/asp/

martedì 4 dicembre 2007

A Raveo, "Sapori di Carnia"

Chi volesse assaggiare le specialità culinarie della Carnia potrà recarsi, domenica 9 dicembre, nel paese di Raveo, del quale ho già trattato in questo blog e del quale esiste una sezione sul mio sito, dove si svolgerà la manifestazione “Sapori di Carnia”.
Per le strade del piccolo paese e nei cortili delle case antiche troverete il meglio di quello che la cucina “povera” e familiare può offrire.
Il paese può essere raggiunto lasciando l’autostrada Udine-Tarvisio all’uscita di “Carnia”. Da qui si prosegue per Villa Santina e, percorrendo la strada statale che va verso Sappada, subito dopo l’abitato di Villa Santina, sulla sinistra si attraversa il ponte sul torrente Degano (vi sono le indicazioni); dopo circa due chilometri vi troverete a Raveo. Comunque in internet troverete tutte le mappe che volete.
Buon appetito e buon divertimento.

Per ulteriori notizie, cliccare su:

http://www.piovesan.net/xxx/20071204Gazzettino.htm

http://www.cjargne.it/antichisapori.htm

http://www.parks.it/eventi/dettaglio.php?id=14371

Il gip Forleo forse verrà trasferita ... per incompatibilità ambientale! Un dubbio mi assale ...

... forse aveva toccato qualche "nervo" scoperto!

Leggi la notizia

venerdì 30 novembre 2007

Venezia, i suoi canali, la sua laguna e le conseguenze del traffico acqueo.

Concludo il mese di novembre con questo post dedicato a due notizie, apparse oggi sul quotidiano locale, Il Gazzettino di Venezia, relative alla mia città.
Sono due notizie ben distinte, che, però, si integrano benissimo.

La prima è una bella notizia, almeno per me e per tutti coloro che vedono nel moto ondoso una delle cause principali del degrado fisico cittadino.
“I ne vede proprio tuto, anca de note” (traduzione per i non veneziani: “Vedono proprio tutto di noi, anche di notte”). Questo è il commento di motoscafisti, tassisti e gondolieri, intervenuti alla presentazione, presso il comando dei vigili urbani, del sistema di rilevazione e di controllo del Canal Grande, che permette di vedere e d’individuare, in diretta, tutte le infrazioni al traffico acqueo, arrivando, con lo zoom, a leggere la targa. Ovviamente per i gondolieri non c’entra la velocità che provoca moto ondoso, ma, ad esempio, il "navigare in formazione allargata” anche di cinque gondole, cosa che intralcia il traffico.
Un piccolo passo, perché Venezia non è solo il Canal Grande, comunque un buon inizio.
Il bello è che poi andrà anche in internet!
Per arrivare alla multa sarà necessario che i vigili accertino sul luogo l’infrazione, però, già così potranno arrivare a colpo sicuro. Comunque un buon deterrente! (Clicca qui per leggere la notizia)

Anche la seconda notizia riguarda le acque della laguna e dei canali percorsi dalle navi, dalle grandi navi da crociera.
Queste provocano non solo moto ondoso, ma anche, con le emissioni del fumo prodotto da combustibili non raffinati, grandi danni alle costruzioni, soprattutto quelle in pietra, ed ai monumenti, per inquinamento dovuto a zolfo e nitrati. (clicca qui per maggiori delucidazioni sull’argomento)
La notizia è data dalle dichiarazioni del sottosegretario di Stato ai Beni culturali intervenuto all'apertura dell'undicesimo “Salone dei Beni e delle Attività Culturali”: «Queste mostruose navi da crociera che entrano a Venezia offendono la città e vanno fermate». È una dichiarazione che, senz’altro, susciterà reazioni da parte dei rappresentanti del Porto di Venezia, delle compagnie di navigazione e delle agenzie turistiche, che, in altre occasioni hanno affermato che l’entrata in Venezia ed il passaggio nel Bacino di San Marco è quanto desiderano i croceristi ed è, quindi, un di più nel valore economico della crociera!
Insomma, per i soldi bisogna accettare tutto!
«Venezia - ha detto ancora il sottosegretario - non è stata fatta per essere vista dall'alto dei ponti delle navi da crociera, ma per camminarvi dentro e immaginare come è vista dall'alto; lo immaginino come facciamo tutti noi».Questa dichiarazione, per me giustissima, mi ha fatto molto piacere.
(Clicca qui per leggere la notizia)
La lotta fra coloro che vogliono eliminare questo traffico dalla laguna e quelli che, invece, vogliono pure incrementarlo, anche con navi sempre più grandi, sarà dura!

Intanto guardatevi queste immagini, che vi avevo già proposto oltre un anno fa, relative al passaggio di una grande nave nel bacino di San Marco (è una presentazione in PowerPoint -.pps).

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AGGIORNAMENTO del 1° dicembre 2007

Ovviamente, in risposta alle dichiarazioni, senza citarle, del sottosegretario di Stato ai Beni culturali riportate sopra, sulla stampa odierna sono apparse interviste e dichiarazioni di coloro che, invece, vogliono continuare a mantenere il traffico delle grandi navi da crociera in laguna.
Clicca qui per leggere quanto apparso oggi su Il Gazzettino

giovedì 29 novembre 2007

“Telepredicatori”

L’altro giorno, per il post dal titolo “… la situazione internazionale non è buona …”, ho preso l’occasione da un verso di una canzone, che avevo sentito nella trasmissione di Adriano Celentano, per trattare di un argomento serio, e non avevo preso in considerazione alcuna la trasmissione.
Veniamo, quindi, a questo “evento”, come alcuni lo hanno considerato, che era “atteso” dal pubblico televisivo. Altre trasmissioni ne hanno parlato bene, ma io, invece, questa volta sono proprio un “Bastian contrario”. A me non è piaciuta!
Innanzitutto ha cantato poco, cosa che invece è l’unica che sa fare, ed anche bene; per il resto una serie di banalità, di luoghi comuni, di “stupidaggini”, di “sentenze” e di quant’altro che con la canzone non hanno nulla a che fare.
Il critico Aldo Grasso non è stato tenero con lui (clicca qui) e lo invita ad abbandonare il ruolo del “guru” o del predicatore, cosa che mi trova completamente d’accordo.
Aggiungo che non vedo la ragione perché a settant’anni debbano andare in pensione professori universitari, medici ed altri, ed invece un uomo di spettacolo debba continuare a propinarci cose delle quali non è, comunque, all’altezza.

mercoledì 28 novembre 2007

“Dimmi come scrivi …”

Vi propongo la lettura dell’editoriale di Andrea Maselli apparso sul n.201 del 28.11.2007 di Computer Idea, dal titolo : “Dimmi come scrivi …”.
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Nel mondo del giornalismo esiste una categoria di notizie che viene definita "university buzz" ossia "chiacchiericcio universitario". Si tratta delle "clamorose" scoperte, delle ricerche e dei sondaggi che provengono dai più disparati istituti universitari disseminati per il mondo e che, al di là della loro attendibilità, hanno lo scopo specifico di scatenare dibattiti e discussioni su tematiche controverse, ottenere copertura mediatica e fornire agli stessi media materiale con cui compilare i propri traballanti palinsesti. C'è chi scopre che il fumo delle sigarette fa ricrescere i capelli, chi ha trovato la prova definitiva che i ee1lulari provocano tumori, chi è giunto che alla conclusione che l'orgasmo femminile è legato alle fasi lunari, e via di questo passo... Tanto per dare un'idea, proprio ora, mentre scrivo, leggo su Corriere.it che studiosi delle Università di Pittsburgb e Santa Barbara sono giunti alla conclusione che - lo giuro - le donne con vita stretta e fianchi larghi sarebbero più intelligenti delle altre.
Tra queste straordinarie news ne voglio segnalare una proveniente dall'Università Vanderbilt di NashvilIe nel Tennessee, rimo balzata direttamente sul prestigioso settimanale Newsweek e poi sulla nostra La Repubblica. Il professor Steve Graham avrebbe dimostrato che scrivere "a penna" aiuta gli studenti più giovani a sviluppare le proprie facoltà mentali. A supporto della propria teoria Graham porta le dichiarazioni di un pool di insegnanti delle scuole elementari, convinti che i loro studenti dotati di una grafia più fluida e curata siano anche quelli che ottengono i voti più alti e producono contenuti quantitativamente migliori.
Ora, come dimostrazione non è delle più solide, ma, sebbene il fatto sia oggetto di un vivace dibattito, è certamente plausibile che il bambino che riesce a convertire il proprio pensiero in grafia con maggior facilità possa esprimersi più pienamente per iscritto. Riportando questa notizia (che non è però propriamente una novità o una scoperta rivoluzionaria) il quotidiano la Repubblica non ha.resistito alla tentazione di scatenare la "guerra di religione", sottotitolando il pezzo come "Bimbi più bravi senza mouse". Insomma, i bambini che scrivono a penna diventano più bravi, quelli che usano il computer rimbecilliscono. Si scatena così un'infilata di terrificanti luoghi comuni, in cui il diffondersi della videoscrittura costituirebbe "uno dei segnali della perdita di corporeità dei nostri regazzi". Mentre l'affermarsi dell'uso dei computer nelle scuole comporterebbe "vita sedentaria [perché, invece, notoriamente, quando si scrive a penna si corre a perdifiato], isolamento [e i brufoli no?], perdita della manualità [sulla tastiera infatti si batte con la forza deI pensiero) e udite udite - riduzione della capacità di introspezione e riflessione [no comment]". Sono, ahimè, parole di Franco Frabboni, docente di Scienze della formazione all'Università di Bologna, che partecipa in qualità di intervistato al fuorviante articolo de La Repubblica. Dico "ahimè" perché è triste sentir dire proprio da un noto e stimato specialista della didattica che "un testo scritto a mano contiene una riflessione" mentre "un testo scritto al computer o al telefonino il più delle volte assolve alla funzione di trasmettere un messaggio". Si tratta di un'impostazione pedagogica "nostalgica" purtroppo ancora molto diffusa. Qualcosa che assomiglia al recupero dei "bei tempi andati", del "si stava meglio quando si stava peggio", a un'idea romanzata e stereotipata della scrittura, quella secondo cui i sentimenti e i pensieri più profondi si prestano alla calda stilografica di radica, ma non al freddo computer di plastica. Identificare la scrittura elettronica con gli SMS e le e-mai!, fingendo di dimenticarsi di una tesi di laurea, di un articolo, di un tema, di un diario, di un blog redatto al computer, dimostra la pretestuosità di una presa di posizione che vuole presentare il computer come un'entità aliena, innaturale, vagamente dannosa, al massimo tollerabile se presa a piccole dosi e miscelata con pratiche antiche e salutari. Frabboni, non contento, aggiunge che "la tastiera {...} inconsapevolmente trascina la nostra scrittura verso una forma più sciolta e banale di espressione". Ma perché? Ma in base a che casa? Questo genere di messaggi non è semplicemente sbagliato, è proprio dannoso. Perché nonostante si tratti di una polemica imbastita sul nulla, rischia comunque di spaventare genitori e insegnanti, già spesso restii - vuoi per ignoranza, vuoi per senso di inadeguatezza - a far avvicinare i propri figli o studenti al computer.
In realtà, senza disturbare i professori universitari (italiani o di NashvilIe), basta l'esperienza comune diretta per accorgersi, un modo incontrovertibile, di come proprio la scrittura elettronica enfatizzi a dismisura le possibilità creative di chi scrive, bambino o adulto che sia. permettendo, peraltro, anche a chi, per drammatiche cause di forza maggiore, non può avere proprio nessuna grafia, di materializzare comunque il proprio pensiero. Spesso eccelso.
Il digitale rompe la rigidità del testo, vince l'immutabilità degli inchiostri, fa sparire i limiti del foglio e permette di pensare e ripensare ciò che si sta scrivendo, in tempo reale: ora scrivo, ora cancello, ora riscrivo. ora mi lascio uno spazio, ora tolgo, ora aggiungo... Perché allora queste pretestuose ipocrisie ogni qualvolta si parla di scuola e di bambni? Di casa si ha paura?

Andrea Maselli
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Evidentemente, anche nel mondo accademico, e questo è proprio il guaio, esistono personaggi troppo pieni di sé che, in base a ricerche, molto spesso strampalate, espongono teorie assurde passandole come “VERITÀ” assoluta.

lunedì 26 novembre 2007

“…la situazione internazionale non è buona … “

“… la situazione internazionale non è buona …. Questo un verso della canzone che Adriano Celentano ha cantato, questa sera, pochi minuti fa.
Durante l’esecuzione, proprio in questo momento, venivano visualizzati dei “flash” delle proteste dei monaci nella ex Birmania e le conseguenti repressioni.
È proprio vero, anche in relazione a quanto succede in quella terra, e che ho già trattato in due post precedenti (vedi qui ed anche qui ), la situazione lì non è per niente buona.
Ma se ci guardiamo attorno, in molte altre parti del pianeta, anche lì … la situazione non è buona.
Non volendo dimenticare qualche luogo, anche perché sarebbero troppi, appositamente ne citerò solo due, con fatti proprio di questi giorni, dove la situazione direi che è quasi analoga.
Che ne dite di quello che sta succedendo in Russia, dove Putin, l’”amico di S.B.”, fa arrestare i suoi oppositori? (Clicca qui).
Ma anche in Tibet, invaso ed incorporato dai cinesi nel 1950, i tibetani rimasti non possono più neppure esprimere le proprie idee di libertà. È proprio di questi giorni la notizia di un pastore di quel paese condannato ad otto anni di carcere per aver gridato “Lunga vita al Dalai Lama” (clicca qui per la notizia) (per altre notizie sul Tibet, clicca qui).
È vero, … la situazione internazionale non è buona!

Discussioni sulla “sanità veneziana”

L’ennesimo incontro sul tema “sanità”, svoltosi a Venezia la scorsa settimana, ha rispolverato le critiche che, da ogni parte, piovono sul riconfermato direttore generale della Ulss 12 Veneziana, dott. Antonio Padoan.
Detto incontro era organizzato dalla Confartigianato veneziana, anche in vista dei prossimi cambiamenti che dovrebbero avvenire a breve e che, comunque, pongono diversi interrogativi.
Da questo incontro, come da altri precedenti, il direttore dell’Ulss si dimostra più come “manager” di un’impresa con scopo di lucro invece di amministratore di un’azienda pubblica il cui scopo è fornire servizi sanitari adeguati a tutti i cittadini e, soprattutto, a quelli più deboli. O no?
Clicca qui per leggere quanto riportato dalla stampa locale (Il Gazzettino) in questi giorni.
Il fatto di essere riuscito a costruire il nuovo ospedale di Mestre (clicca qui per vedere il progetto) con il sistema del “project financing”, dopo che la terraferma veneziana lo aspettava da circa cinquant’anni, lo rende all’occhio dei privati e della giunta regionale di destra, quasi un “salvatore della patria”.
Non dimenticherei, però, che questa nuova costruzione (forse un po’ faraonica), che inizierà ad essere operativa nei primi mesi del 2008, porterà il privato dentro la sanità pubblica; questo, almeno a quanto dichiarato, solo per i servizi non sanitari. Non si sa, però, se qualche servizio diagnostico, tipo radiologia, risonanza magnetica e PET, verranno o meno gestiti dall’ospedale stesso o da privati.
Si sa già che, fra l’altro, il parcheggio sarà in mano ai privati, che hanno già stabilito che anche i dipendenti dovranno pagarlo, 35 euro al mese (cioè un incasso di circa 35.000,00 euro al mese, 420.000,00 all’anno)! Ovviamente sono già iniziate le proteste. Forse i dipendenti della più grande industria italiana, la Fiat, pagano il posteggio per andare a lavorare?
Tornando alle dichiarazioni di quest’ultimo incontro, il direttore generale, che non è mai stato tenero con i medici di base, non si sa perché, se li è inimicati ulteriormente. «É irritante e sconfortante - dice il presidente dell’Ordine dei Medici - che un direttore generale screditi così la categoria medica. Non vogliamo più essere trattati come un problema, ma come una risorsa. É arrivato il momento che questa azienda ci dica, una volta per tutti, se considera i medici, tutti i medici, come dei professionisti competenti con cui collaborare, o solo come dei dipendenti a cui imporre delle scelte anche discutibili».
Poi c’è il problema delle “Utap” le unità territoriali di assistenza primarie che dovrebbero riunire medici di base e guardia medica in strutture più grandi. Anche qui i medici di base, soprattutto della realtà di Venezia-Centro storico, sono dubbiosi sulla loro necessità e “pensano male”, andreottianamente parlando! «Il mio timore – sostiene un medico - è che il direttore generale Antonio Padoan abbia obiettivi diversi dalla salute della popolazione. Il suo problema è soltanto il bilancio. Nella vicenda delle Utap, in particolare, la Regione ha vincolato il premio di produzione dei direttori generali all'attivazioni di due di queste strutture. Insomma tutto questo interesse è perché ne va dello stipendio di Padoan. Ma un'Utap, in una città come Venezia, non è così importante. Molto meglio sarebbe investire sulla medicina di gruppo o sul personale che è drammaticamente poco».
Qualche dubbio, effettivamente, c’è!

mercoledì 21 novembre 2007

Aung San Suu Kyi - “Lettere dalla mia Birmania”: un bel libro!

Questo “blog”, come avrete notato sulla colonna a destra, sostiene “Bloggers for Burma”, un “blog”, che, fra l’altro, tratta “ … delle tragiche vicende che si stanno svolgendo nella ex Birmania nonché di promuovere e divulgare iniziative inerenti e le manifestazioni di solidarietà del popolo degli internauti.”.
Devo ammettere che della ex Birmania, ora Myanmar, conoscevo, a grandi linee, quello che leggevo sui giornali, notizie che apparivano solo quando in questo paese, per me molto lontano in tutti i sensi, avveniva qualcosa di tragico, soprattutto quando la giunta militare al potere da troppi anni trovava un espediente qualsiasi per reprimere nel sangue, nella prigionia e nelle torture le poche libertà che, forse, esistono.
Avevo sentito nominare anche Aung San Suu Kyi, la donna, premio Nobel per la pace nel 1991, che, a capo di un partito che tenta di portare la democrazia in Birmania, vive o agli arresti domiciliari o dispone di una parvenza di libertà.
Ovviamente gli ultimi avvenimenti, che hanno visto la protesta pacifica dei monaci buddisti birmani a difesa dei più deboli, hanno fatto sì che l’interesse, non solo mio, per questa parte del mondo crescesse.
A parte l’aggiornamento degli avvenimenti che ricevo dal “blog” citato sopra, nella biblioteca civica che frequento, ho trovato un libro di Aung San Suu Kyi dal titolo “Lettere dalla mia Birmania”, libro che, ovviamente, ho preso in prestito e che, proprio in questi giorni ho letto.
Si tratta di una raccolta di “lettere”, indirizzate a nessuno, scritte, tra il novembre 1995 ed il dicembre 1996, nei pochi momenti liberi di una intensissima vita pubblica, anche se vissuta, in gran parte nella sua “casa-prigione”.
Si tratta di "lettere" su vari argomenti, alcuni politici, ovviamente; data la situazione dell’autrice e del paese stretto nella morsa di un regime totalitario, con migliaia di persone in carcere, anche senza processo, costrette a lavori forzati, non poteva essere diversamente.
Ma la scoperta viene dalle molte “lettere” nelle quali la sensibilità della persona, in particolare la sensibilità della donna, affiora fino a far sembrare poesia la prosa.
Le pagine di Aung San Suu Kyi sono ricche di umanità e di adesione alle esperienze dirette della vita e della gente più umile, e vi troverete anche scenari, sapori, profumi e melodie della sua Birmania. Ma vi traspare anche la spiritualità di questa persona, buddista devota, che nelle sue giornate, pur se intense e quasi frenetiche, riesce a ritagliarsi momenti di preghiera e di meditazione. Il giornalista Fergal Keane, che ha curato l’introduzione di questo libro, definisce questa donna, leader politica nel senso più bello di questo termine, come “ … una mente lucida unita ad un cuore generoso”.
Va evidenziato che, di proposito, senz’altro con intento polemico, l’autrice chiama il suo paese sempre con l’antico nome di Birmania e non usa l’attuale versione “Myanmar” in quanto imposto dopo la presa di potere da parte dei militari.
C’è una parte del capitolo 22 dove accenna agli imprenditori di altri paesi (fra i quali, senz’altro, non mancheranno quelli nostrani) che, pur di arricchirsi, non guardano alle condizioni in cui vive il paese dove manca la legalità, anche nelle operazioni economiche, dove il numero dei prigionieri politici è enorme e dove i livelli sanitari e di vita sono al minimo. Di loro scrive questa similitudine: “Osservare gli imprenditori che vengono in Birmania con l’intento di arricchirsi è un po’ come guardare qualcuno che, entrato in un frutteto, si metta a strappare rozzamente i fiori, attratto dalla loro fragile bellezza ma cieco alla bruttezza dei rami spogli e indifferente al fatto che, così facendo, sta pregiudicando il futuro raccolto e commettendo un’ingiustizia ai danni dei legittimi proprietari del frutteto”.

Un libro interessante e di piacevole lettura: insomma, un bel libro!

Aung San Suu Kyi - “Lettere dalla mia Birmania” Sperling & Kupfer Editori – Marzo 2007

martedì 20 novembre 2007

“Media” e salute

Avete mai letto qualche articolo, sia su carta stampata sia su internet, od avete seguito qualche trasmissione TV su argomenti sanitari? Penso di si. Più o meno tutti quanti qualcosa di questo genere l’hanno fatta.
Come siete stati dopo un’attenta lettura su qualche patologia, soprattutto dopo aver letto i vari sintomi?
Senz’altro vi sarete subito preoccupati perché qualche sintomo, qualche “doloretto”, l’avrete pur avuto. Però quella patologia, così ben descritta, proprio non fa, o meglio non ha fatto, il caso vostro.
Avere un torcicollo ed un dolore al braccio “sinistro” non vuol dire, per forza, di essere in presenza di un infarto.
Prendo lo spunto per questo post da un servizio che potete trovare su Corriere.it cliccando qui che, nello specifico, tratta delle patologie del cuore. Poiché sono interessato e qualcosa la so per esperienza, ho provato a darci un’occhiata. Meglio smettere e non andare più avanti, soprattutto quando si arriva ai sintomi!
Se uno ci pensa e fa riferimento a quello che qualche volta può aver provato, si trova subito ad un pronto soccorso!
Per carità, non voglio dire che questi articoli e/o servizi non dicano la verità, ma da questo a pensare che si debba vivere sotto l’incubo che il minimo dolore posizionato nei “posti giusti” sia sintomo di qualche malattia fa sì che i più suggestionabili si “ammalino” veramente subito!
Ed allora qual è la cosa giusta? Senz’altro parlare con il proprio medico
Mi dimenticavo! Nel servizio citato sopra, c’è anche un forum. Bene, in una risposta ad una domanda evidentemente non ben dettagliata, viene scritto, fra l’altro, quanto segue: “… Credo che i suoi curanti, che avevano a disposizione questi dati, le abbiano dato le risposte più corrette… “.
Non bisogna dimenticare che anche i medici sbagliano e, visto che domani 21 novembre, a Venezia c’è la festa della “Madonna della Salute” (vedi “post” più sotto), una preghierina non guasta mai!

domenica 18 novembre 2007

Berlusconi: nasce il partito del popolo !!!!

Un altro???
Ma solo alcuni mesi fa non doveva nascere un nuovo partito dei "Circoli della libertà" della Brambilla, con la benedizione di Berlusconi?
Oggi ne nasce un altro! (Leggi articolo di corriere.it)
"La mossa di Berlusconi: nasce il partito del popolo"

Chissà se fra un po' tirerà fuori dal cilindro qualcos'altro!

venerdì 16 novembre 2007

21 novembre – “Madonna della Salute”, festività veneziana

Oggi, 16 novembre, hanno aperto un altro ponte sul Canal Grande; non si tratta del “quarto” ponte, quello progettato dall’architetto spagnolo Calatrava, che è in allestimento (si prevede ancora qualche mese di lavoro), ma di quello votivo che, ogni anno, viene allestito tra Santa Maria del Giglio (sestiere di San Marco) e San Gregorio (sestiere di Dorsoduro) per facilitare l’afflusso alla basilica di Santa Maria della Salute in occasione della festività della “Madonna della Salute”, che ricorre il 21 novembre. (vedi comunicato stampa del Comune di Venezia)

È una festa soprattutto religiosa, ma anche laica, folclorica e per i bambini.
Per fortuna nostra (dei veneziani) è una festa che, per la stagione in cui cade, non è legata ai flussi turistici che invadono la nostra città e, perciò, è una festa tutta veneziana, l’unica che ci rimane.

La tradizione e la storia vogliono che sia legata alla pestilenza che infierì, non solo Venezia, negli anni 1630-1631.
Nonostante tutte le precauzioni prese dal governo della Serenissima, allo scoppiare dell’epidemia, (isolamento, lazzaretti, sepolture immediate dei morti con calce) i decessi furono numerosissimi, con tutte le relative conseguenze, anche economiche, che si possono immaginare.
Non trovando altri rimedi, lo Stato (Doge e Maggior Consiglio) fece voto alla Madonna di costruire una chiesa a Lei dedicata, perché intercedesse, per la fine della pestilenza, con l’impegno di recarsi ogni anno a rendere grazie a Maria Vergine.
Passato il pericolo fu costruita, all’inizio del Canal Grande, su progetto dell’architetto Baldassare Longhena, un’imponente basilica (clicca qui) che prende il nome di “Madonna della Salute”, che, da allora, ogni 21 novembre, viene “invasa” da numerosi pellegrini veneziani, cittadini della città d’acqua e di quella di terraferma, praticanti e no, che chiedono intercessione per la propria salute e per quella dei loro cari. (clicca qui per leggere la storia)
Per facilitare l’afflusso della gente, fin dall’inizio, fu deciso di costruire un ponte provvisorio (su barche) che attraversi il Canal Grande nelle immediate adiacenze della Basilica, cosa che, anche oggi, viene fatta e che resta in funzione per alcuni giorni (aperto oggi, verrà chiuso alle 23,30 di mercoledì 21).
Una processione alla quale parteciperanno il Patriarca ed anche le autorità cittadine, con la seguente celebrazione della S.Messa solenne in basilica, sarà il culmine della festività.
Nelle vicinanze della basilica, ma anche nelle calli adiacenti, si trovano numerosi i banchetti che vendono le candele che, consegnate agli incaricati all’ingresso, serviranno per tutto l’anno (clicca qui per "la tradizione").
All’uscita, nella zona di deflusso, ancora bancarelle, questa volta con dolciumi, giocattoli e, soprattutto, con tanti palloncini colorati, per la gioia dei bambini.
Tradizione vuole che in questa ricorrenza, per ricordare come, nel periodo della pestilenza e quindi anche di carenza alimentare, l’unico mezzo di sussistenza fosse la carne di pecora, che proveniva dalla Dalmazia, si usa preparare un piatto denominato “castradina”, per la ricetta del quale vi rimando a questo “link”

giovedì 15 novembre 2007

Becero revisionismo storico anche su Giuseppe Garibaldi

Alcuni giorni fa i soliti padani (peccato che si tratti di deputati italiani pagati con i nostri soldi, e non chiamiamoli “onorevoli") hanno effettuato una delle loro solite spacconate con l’esposizione di uno striscione con la scritta “Padania libera”.
Il luogo era la sala della Lupa della Camera dei deputati dove era in corso una giornata di studio su Garibaldi in occasione del bicentenario della sua nascita.
Oltre a questo gesto hanno provveduto alla distribuzione di volantini sui quali Garibaldi viene definito, fra l’altro, truffatore e criminale di guerra.
Leggi la cronaca su La Repubblica e su Rinascita, nonché il commento di Scalfari su L’Espresso.
E mentre qui in Italia si accende questo ennesimo tentativo di revisionismo storico, in questo caso “becero revisionismo storico”, dall’altra parte dell’oceano, in Brasile, nello stato di Santa Catarina, popolato da discendenti di italiani, nella maggior parte veneti, là emigrati a fine ‘800, si organizza una mostra ed un dibattito intitolato “Giuseppe Garibaldi – Tra Italia e Santa Catarina”.
Il tutto, come da programma che mi è pervenuto da parte del “Forum Parlamentar Italo-Brasileiro” e che potete leggere a questo “link”.

sabato 10 novembre 2007

Spigolature di una vacanza (2) – Lussemburgo e Bruxelles: le cacche dei cani.

Avendo un cane ed abitando a Venezia dove, purtroppo, ci sono cittadini maleducati che non raccolgono le cacche dei loro cani, sono abituato a guardare a terra, durante le mie camminate, per non incorrere in qualche “inconveniente”.
Questo modo di agire mi ha abituato ad osservare.
Così ho osservato, l’ultima domenica d’ottobre, a Bruxelles, nel centro della città, che …tutto il mondo e paese! Anche lì dovevo stare attento a non pestare “qualcosa”, che, poi, avrei potuto portare in automobile, con le relative conseguenze che si possono immaginare.
Ma andiamo oltre! Lussemburgo: qui la situazione è nettamente migliore, anche perché, sia nei parchi sia in molte vie della città, si trovano delle cassette, con la scritta “BRAVO”, dalla quale è possibile prendere un sacchetto di plastica nera per raccogliere i “bisognini”. Tuttavia, soprattutto nei prati dei parchi (belli, tenuti molto bene e con bellissimi giochi per i bambini), è sempre bene osservare dove si cammina perché, anche lì, c’è qualche cittadino maleducato.
In ogni modo, non si può fare alcun paragone con Bruxelles e con Venezia!
Ma ho assistito ad una simpatica scenetta, proprio nel centro della città, nella “GRAND-RUE”, la via solo pedonale, a pochi passi dal Palazzo del Granduca, e dove si affacciano negozi di lusso.
Proprio verso la fine, nei pressi di una fontana con curiose statue di suonatori, e sempre per la mia abitudine di guardare a terra, avevo notato una cacca di un cane, che doveva essere stato di grande taglia, vista la quantità lasciata sul terreno. Ovviamente la scansai, indicando anche a chi mi accompagnava il “pericolo”. Poco dopo mi fermai davanti ad un negozio, con il nipotino che dormiva nella carrozzina, ad aspettare moglie e figlia. Il passeggio era notevole e, quindi, più di qualcuno calpestava quello che io avevo evitato. Un passante ci finì proprio al centro e la scarpa, nonostante lo struscio, restava sempre sporca; allora non trovò niente di meglio che lavare la scarpa nella fontana di cui sopra.

venerdì 9 novembre 2007

Di chi è la responsabilità dei danni arrecati durante l’occupazione della scuola?

Mi sono chiesto più volte, leggendo i giornali in questi ultimi anni (ultimi non molto, visto che l’usanza delle “scuole okkupate” risale a “qualche” tempo fa), di chi sia la responsabilità dei danni arrecati alle strutture scolastiche durante un’occupazione studentesca.
In questi giorni me lo sono chiesto ancora perché gli studenti del Liceo Artistico veneziano hanno effettuato questo genere di protesta.
Ma quello che mi stupisce è la loro mancanza di dignità, e, forse, anche quella dei loro genitori, visto che, essendo studenti di un liceo, eccetto pochi casi, sono ancora minorenni.
Mancanza di dignità perché, per ripagare i danni, hanno pensato di chiedere la carità sulla pubblica via, con un banchetto organizzato, dove sono stati anche oggetto di curiosità, con conseguenti fotografie, da parte dei turisti, soprattutto stranieri.
Chissà cosa penseranno della gioventù italica, dei loro genitori e della scuola nostrana.
Si giustificano dicendo che i danni sono stati provocati da elementi esterni! Bella scusa, ma chi li ha fatti entrare questi “elementi esterni”?
Cliccate qui per leggere l’articolo apparso su Il Gazzettino di ieri 8 novembre.

Ma i genitori cosa ci stanno a fare? Secondo me, dovrebbero essere loro a pagare i danni, visto che i “figlioletti”, bravi, buoni e sempre innocenti, non dispongono di reddito.

giovedì 8 novembre 2007

Spigolature di una vacanza (1) - In volo con Ryanair

Il 26 ottobre ed il 5 novembre ho volato con Ryanair.
Non era la prima volta che viaggiavo nella tratta Treviso – Francoforte Hahn, sempre con la stessa compagnia “low cost”, che ha il pregio di far volare a costi contenuti.
I portelloni erano appena chiusi, che “hostess” e “steward”, seguendo quanto diceva una voce gracchiante, che usciva dagli altoparlanti, indicavano come agganciare le cinture, i percorsi di sicurezza, come usare la maschera d’ossigeno ed il salvagente.
La voce gracchiante si esprimeva in inglese. Da notare che si partiva da un aeroporto italiano per arrivare ad uno tedesco.
Evidentemente, chi non capisce l’inglese e vola per la prima volta e, quindi, non conosce queste prassi di sicurezza, potrebbe avere qualche problema se si dovesse abbandonare l’aereo.
Volando con altre compagnie (Alitalia, Varig e Linee Aeree Argentine), in tutti i casi, gli annunci erano dati nelle lingue degli aeroporti di partenza e d’arrivo ed anche in inglese; devo precisare che non si trattava, però, di voli “low cost”. Non penso che un annuncio registrato incida sui costi.
Che cosa serva poi l’informazione circa l’uso del salvagente quando, il corso d’acqua più grande sorvolato, in questo caso, dalla rotta è l’Adige! Lo capisco nel caso di rotte che sorvolano laghi, mari ed oceani, ma, si sa, ormai tutto è standard.
Terminate le avvertenze, subito il decollo. Il viaggio dura circa un’ora e, una volta raggiunta la quota di crociera, gli stessi “hostess” e “steward” si tramutano in venditori di bevande varie, sempre dopo un annuncio in inglese soltanto.
Poi, quando inizia la discesa, un altro annuncio, in inglese, tedesco e, “udite, udite” anche in italiano! Ed ancora un ulteriore giro di “hostess” e “steward”, che si accingono a vendere delle schede “gratta e vinci” con favolosi premi. Si sa, gli italiani sono acquirenti di questi prodotti.
Ad aereo quasi fermo, uno squillo di tromba (la carica) ed un altro annuncio, in inglese soltanto, che informa che l’aereo è arrivato in anticipo sull’orario previsto; alla fine un battimani registrato.
Per fortuna che il viaggio dura solo un’ora, altrimenti chissà cosa ci propinerebbe ancora la Ryanair!

mercoledì 7 novembre 2007

Intervista a Epifani: «Meno fisco in busta paga»

Sottopongo all’attenzione dei miei “sei lettori” (si aumenta!) un’intervista, di qualche giorno fa, al segretario della CGIL Epifani, che propone di arrivare, in cinque anni, al taglio di 100 euro mensili di tasse sugli stipendi dei lavoratori dipendenti e sulle pensioni (clicca qui per leggere l’intervista effettuata da Enrico Marro per il “Corriere della Sera”).
Nello stesso articolo troverete anche i commenti dei lettori (se avete tempo, molti di questi sono interessanti).
Per quanto mi riguarda, sono abbastanza d’accordo, anche se non riesco a percepire come verranno trovati i soldi per finanziare una simile operazione; non so, inoltre, se la lotta agli sprechi e l’aumento dei prelievi alle rendite finanziarie, proposte da Epifani, siano sufficienti allo scopo.
Penso che una seria lotta all’evasione fiscale sia necessaria; gli strumenti ci sono, basta usarli.
Nessuno parla più di incrociare i vari archivi (ad esempio quelli delle utenze, ma anche quelli degli acquisti di automobili e natanti) con quelli del fisco: salterebbero fuori “cose” molto interessanti!

Perché non proporre anche la detrazione delle spese e far sì che le persone siano motivate a chiedere le ricevute fiscali senza accontentarsi dello sconto con pagamento in nero?

E che i vari “autonomi” non continuino a lamentarsi!

Cosa ne pensate?

mercoledì 24 ottobre 2007

Le attività e le organizzazioni avviate da Padre Giorgio Callegari e le associazioni che le supportano.

Giovedì 18 ottobre, presso la sala della Scoleta dei Calegheri, in Venezia, è avvenuto l’incontro pubblico con il presidente del CEPE, Paulino Caldeira e con il responsabile del "Progetto Quilombos", Celso Consalves.
A presentarli al pubblico veneziano ha provveduto l’Associazione Amici della Colonia Venezia di Peruibe, nella persona della presidente, la signora Anna Maria Maresca.
L’incontro è stato preceduto dalla proiezione di un filmato, risalente al 2002, con un’intervista a “frei Giorgio”, Padre Giorgio Callegari, l’”inventore” di tutte queste organizzazioni che operano a San Paolo del Brasile, nella Colonia Venezia di Peuribe e nel villaggio all’interno, nella foresta, dove vivono i Quilombos.
Cos’è il CEPE? Questa sigla sta ad indicare il “Centro Ecumenico de Publicaçoes e Estudos” che gestisce la Colonia Venezia e la Scuola Agraria di Peruibe, ma anche i centri della Gioventù e Scuola “Esperança” di San Paolo. Viene da chiedersi: "Perché “ecumenico”"? La curiosità è appagata dicendo che qui convergono non solo i cattolici, ma anche altre chiese cristiane.
“Tutto questo” ha detto Paulino Caldera “non potrebbe andare avanti se non ci fosse l’aiuto che proviene dall’Europa e, in particolare, dall’Italia, dalle Associazioni presenti in Venezia, ma anche in altre città.”
In effetti, la società brasiliana non è in grado di provvedere autonomamente a queste forme di assistenza vera e propria ai più poveri perché, in quella realtà, vi sono pochi “troppo ricchi” e molti, anzi moltissimi, poveri, troppo poveri. La cosiddetta “classe media” è molto limitata ed anche il censo di chi la compone è limitato.
I ricchi poi, per natura, non sono prodighi con questa massa di diseredati e, potendoselo permettere, li escludono fisicamente dal loro modello di vita: quindi, non sovvenzionano alcun’organizzazione di questo tipo e neppure si prestano a fare volontariato.
Anche il governo brasiliano è lontano da queste organizzazioni alle quali fa arrivare pochissimo avendo, peraltro, grossi problemi sociali da risolvere.
Se venisse a mancare la contribuzione e l’assistenza da parte di queste associazioni italiane, ma anche svizzere, queste organizzazioni dovrebbero diminuire l’attività e mandare a casa questi bambini e giovani.
L’organizzazione locale, cioè in Brasile, sta, inoltre, provvedendo a sensibilizzare e coinvolgere, in particolar modo a Peruibe, anche i cittadini nonché i familiari dei bambini e/o giovani assistiti. Questo non è facile perché, molto spesso, le famiglie sono formate esclusivamente da una donna, anche molto giovane, e più figli; manca il padre, spesso più padri, ed anche sconosciuti.
È previsto, fra i diversi programmi, anche l’aggiornamento della biblioteca della “Colonia Venezia” in modo che vi siano più libri per bambini e ragazzi.
A Peruibe, all’interno della “Colonia Venezia”, esiste un “museo”, ovvero due stanze dove sono raccolte opere d’arte (quadri, sculture, opere in vetro e altro), in gran parte provenienti dall’Italia, e da Venezia in particolare; questo è stato voluto, ancora anni fa, da “frei Giorgio” perché anche i poveri devono conoscere il “bello” e devono capire che la vita non è solo mangiare, ma che esiste anche altro.
Ovviamente, per continuare nell’esercizio dell’attività svolta e per iniziare nuove attività o migliorare quelli esistenti, il tutto prevede delle spese che, per il 2008 superano il milione di Euro.

Chi, fra i miei “cinque lettori” volesse approfondire, lo invito a cliccare su http://www.amicicoloniavenezia.org/ ed anche su http://www.progettomeninos.it/


Per il “Progetto Quilombos” cliccate su http://www.progettomeninos.it/quilombos.html

Il Coro Marmolada di Venezia, del quale faccio parte, è “testimonial” del “Progetto meniňos Frei Giorgio”.

Su Peruibe e la Colonia Venezia ho gia scritto Riflessioni sul Brasile (2): i meniños
e Riflessioni sul Brasile (5) – La “Colonia Venezia” di Peruibe


Questo post, che resterà in testa al blog per alcuni giorni, a causa della mia assenza dalla rete per un periodo, vuole essere un invito ai miei “cinque lettori” a conoscere le attività delle associazioni che continuano l’opera di padre Giorgio Callegari, domenicano di Venezia, che ha trascorso più di quarant’anni in Brasile, dove ha sempre operato a favore degli ultimi, subendo, per questo, il carcere e la tortura durante la dittatura in quel paese.



AGGIORNAMENTO del 5.11.2007

Link ad un articolo di Luca Ferrari su "Il reporter" (giornale "on line") dal titolo "Frei Giorgio, un sacerdote per i più deboli"

http://www.ilreporter.com/articolo.aspx?LANG=ITA&IDCAT=2&IDART=220&PAGE=1

I "bloggers" potranno stare tranquilli?

Sembra che siano bastati solo tre giorni all’autore del DDL, tramutato in legge il 3 agosto u.s., per portare delle modifiche alla predetta legge, precisando che la stessa dovrà valere esclusivamente per i giornali “on line” e gli editori.
Per il momento, quindi, sembra che i “bloggers” ed i titolari dei siti privati possano stare tranquilli.
Comunque, visto i tempi che corrono (maggioranze variabili, ministri che sono in bilico, governo che non si sa se andrà avanti), sarà bene vigilare.

Per leggere l’articolo di Corriere.it, clicca qui.

Per i precedenti, clicca qui.

lunedì 22 ottobre 2007

Aung San Suu Kyi: l'eroina sconosciuta

Vi invito a leggere la storia dell’eroina dell’ex Birmania, Aung San Suu Kyi, che da anni è praticamente prigioniera della dittatura militare.
Per farlo, cliccate qui

Il “problema” del nome al quarto ponte sul Canal Grande

Il sindaco e la giunta comunale hanno proposto quale nome del nuovo ponte sul Canal Grande, quello progettato dall’architetto spagnolo Calatrava, “Ponte de la zirada”, termine che in veneziano significa svolta. Il lemma è già attribuito ad una chiesa lì vicina, quella di “Sant’Andrea de la zirada”, e questo perché quella zona si trova proprio sulla svolta del Canal Grande.
Anch’io sono propenso a questa soluzione ed ho inviato la sotto riportata lettera a “Il Gazzettino”, il giornale di Venezia che sta effettuando una specie di sondaggio, sia a mezzo e-mail, sia con i mezzi tradizionali (cartoline).

Vedi anche altro post sull’argomento “ponte”


“Ponte de la zirada” va bene!
Poco più in là c’è la chiesa di “Sant’Andrea de la zirada” ed il ponte si trova proprio sulla svolta, cioè “su la zirada”.
Trovo ininfluente, almeno dalle remore esposte da qualche "personaggio" intervistato da Il Gazzettino, che gli stranieri non riescano a pronunciare bene questo lemma veneziano; se dobbiamo dipendere dagli stranieri anche su questo, abbiamo proprio raggiunto il fondo.
Allora perché invece di chiamarlo “ponte” non lo chiamiamo “bridge”?
Per quanto riguarda “Santa Lucia”, la santa, ormai, si trova un po’ più lontano, a San Geremia. Inoltre c’è già la stazione ferroviaria, che porta questo nome, essendo stata costruita al posto della omonima chiesa demolita.
Trovo poco corretto che un gruppo distribuisca delle cartoline già con il nome prestampato, come riportato su Il Gazzettino del 22 ottobre.
Forse, come seconda soluzione propenderei per “Ponte de Santa Chiara”.
Sono assolutamente contrario e chiamare il ponte con il nome del progettista.
Modificare il nome di Piazzale Roma è complesso, soprattutto per privati e aziende che lì risiedono, però il tutto potrebbe essere superato con il “già”, cioè “Campo de la Zirada già Piazzale Roma”. Comunque, a Venezia, nei diversi documenti, si usa il sestiere ed il numero anagrafico, quindi sarà da cambiare solo qualche carta intestata.

domenica 21 ottobre 2007

Un’esecuzione corale da … godimento!

Ieri sera, sabato 20, mi sono veramente divertito! Ancor meglio: ho goduto del piacere di cantare assieme ai miei amici del coro.
Sarà stata l’occasione, il 50° anniversario di fondazione del Gruppo Rocciatori “Gransi”, sarà stato il luogo, la Basilica dei SS. Maria e Donato a Murano che risale nella sua forma attuale al XII secolo e dove l’acustica è perfetta, sarà stata la particolare attenzione che tutti i coristi hanno posto alla direzione, in questo caso particolarmente felice, sarà stato anche molto altro, fatto sta che il Coro Marmolada ha cantato veramente bene. E cantare veramente bene è sempre un piacere, in primo luogo per gli esecutori.
Il pubblico è importante, però, chi canta lo fa essenzialmente per una sua passione e, quindi, è bello sentire le diverse voci, le diverse parti che si fondono in un’unica armonia, che seguono l’interpretazione che il maestro, con pochi cenni, da in ogni momento dell’esecuzione, sia si tratti di “fortissimi” come anche di “pianissimi”, sia nei rallentamenti sia nelle accelerazioni.

È bello vivere questi momenti, soprattutto all’interno del coro.
Gli applausi ed i complimenti ricevuti sono importanti, ma secondari.
Grazie al maestro ed agli amici!

sabato 20 ottobre 2007

Aumento del pane: chi sono i “ladroni”?

Leggevo su “IL GAZZETTINO” di oggi 20 ottobre (clicca qui per l’articolo completo), che a Roma il pane, nello specifico le rosette, è passato da €.1,00 ad €.1,79 al Kg. nel giro di un giorno, cioè dal 29 settembre (il 30 era domenica) al 1° ottobre. Un aumento del 79%!

Gli alimentari, soprattutto quelli del settore agricolo, aumentano sempre e non diminuiscono mai. Avete notato, per caso, quando la stagione è buona e, quindi, anche la produzione, una diminuzione di prezzo? Mai! Tutt’al più un aumento minore. Quando poi la stagione va male, una riduzione, per esempio, del prodotto del 10% avremo allora i prezzi che aumentano del 20%.

Ma torniamo al pane e, nello specifico, al prezzo del pane, non a Roma, ma a Venezia.
L”Osservatorio dei prezzi” del Comune di Venezia segnala, nella sezione “Comunicato stampa”, per il mese di settembre 2007, i seguenti dati di media per un chilogrammo di pane:

- prezzo medio nell’intero comune.....€.3,71
- prezzo medio a Mestre e dintorni....€.3,36
- prezzo medio a Venezia ..................€.4,39


Se vado alla sezione “Osservatorio” vedo, sempre per il mese di settembre, e sempre per un chilogrammo di pane, che il prezzo minimo è di €,2,50 e quello massimo di €.5,20!
Cos’è? Pane d’oro?
Per la cronaca, nel panificio dove mi servo io, questa mattina il prezzo delle rosette era di €.4,00 e quello del pane domenicale di €.4,50.

Allora mi chiedo: siamo sempre in Italia? Oppure: Venezia è una città speciale?
E se lo è per il prezzo del pane, perché non lo può essere per gli stipendi e per le pensioni?
Perché i commercianti, ma anche tutti coloro che non sono a reddito fisso, devono godere della specificità e della specialità di Venezia, mentre tutti gli altri (ripeto lavoratori a reddito fisso e soprattutto i pensionati) devono solo subire le conseguenze negative di questa città che, seppur meravigliosa, spesso rende la vita difficile?

Ripeto e concludo: perché a Roma le rosette costano, dopo gli ultimi aumenti, €.1,79 ed io, a Venezia, per le stesse rosette pago €.4,00.

Qualcuno risponderà: “ …. Roma ladrona!”.
No! Venezia e, ancor meglio, i commercianti veneziani sono “ladroni”.

Disegno di legge che "censura" bloggers e siti internet

Non ho ancora letto su altri blog, però ho letto la notizia di un recente DDL (disegno di legge), approvato dal Consiglio dei Ministri, che paragonerebbe l'attività dei bloggers e di chi opera su siti internet all'attività editoriale con conseguente creazione di un "registro" con l'obbligo di iscrizione, ecc., ecc., ecc, ....

Clicca qui per leggere il testo approvato.

Ringrazio per avermi elevato al rango di "editore", ma ............ NON CI STO!


Per firmare la petizione per il ritiro di questo DDL, clicca su

http://www.petitiononline.com/noDDL/

mercoledì 17 ottobre 2007

"Genocido degli armeni": un commento che merita maggiore visualizzazione.

Un commento al quale ritengo giusto dare più spazio e visibilità è stato immesso nel post sul “genocidio degli armeni”.
+EmPaThY*, questo il “nickname”, si qualifica come una studentessa non ancora diciannovenne e, anche per questo motivo, mi sembra ancora più importante riportarlo su questo post.

+EmPaThY* ha scritto ...
Sono una studentessa di quasi diciannove anni, e quest'anno mi sono diplomata con una tesina in cui, tra l'altro, ho trattatato ampiamente del genocidio armeno, col sostegno del mio prof. di storia. Mi sono documentata per un anno intero tramite libri ed articoli pubblicati in rete, perchè purtroppo l'argomento è talmente scomodo che se ne parla raramente, e chi lo fa difficilmente è esente da soggettività "ideologica", per così dire. Sì, perchè la Turchia di oggi fa gola a molti, dagli Stati Uniti a Israele fino all'Europa,e così si propaganda fino alla nausea questo falso mito di uno stato islamico "occidentale" e "democratico"!
Ebbene, parliamone. C'era una volta un dittatore, un uomo che, una volta salito al potere, se n'è guardato bene dal condividerlo con il popolo, e che, come un vero "Grande Fratello", costruì attorno a sè un culto della personalità che ancora oggi rasenta il fanatismo religioso. Un personaggio laico, esente da fondamentalismo, e che pure non esitò a massacrare le minoranze etniche e a cacciare tutti i dissidenti in nome di un principio di unità nazionale. C'era anche un partito, formato da persone violente ed estremiste, che in nome di una leggendaria pretesa di purezza razziale si macchiò dei crimini più orrendi mai concepibili. Ma non sto parlando di Saddam Hussein o di Stalin, nè del partito nazionalsocialista tedesco o dei khmer rossi.
Sto parlando di un uomo chiamato Kemal, noto al mondo come Ataturk, e del Partito dei Giovani turchi, entrambi coinvolti nella perpetuazione del genocidio armeno.
Purtroppo sarebbe troppo lungo trattare in questa sede in maniera compiuta di questo orribile delitto così vergognosamente sottaciuto per quasi un secolo, ma invito chi leggerà questo messaggio a riflettere su alcune questioni.
Tutti sappiamo cosa significa Shoah. Chi sa cosa significa Metz Yeghern?
Tutti sappiamo chi erano Goering, Himmler, Goebbles. Quanti conoscono Enver Pasha, Talaat Pasha, Djemal Pasha? In Germania non ci sono strade né monumenti dedicati ai primi, ci sono invece in Turchia per gli ultimi.
Tutti sappiamo cosa originò quell'anacronistica favola che fu l'Arianesimo. E il Turanesimo?
Chiedete agli Armeni.
Ma non chiedete al governo turco. A meno che non desideriate un processo per "lesa nationalità".


Metz Yeghern? Turanesimo? Enver Pasha? Talaat Pasha? Djemal Pasha?
Andate a vedere cos’erano o chi erano!
Altri, per opportunismo, preferiscono non vedere e non conoscere.
Un esempio lo trovate su alcuni interventi nel “forum” di Panorama.

Per altra documentazione interessante sul "genocidio degli armeni" cliccate su http://www.egeneration.pg.it/egmag/it/node/626

La Turchia minaccia gli Stati Uniti per la questione del "genocidio armeno".

La Turchia minaccia gli Stati Uniti per la questione del "genocidio armeno".
Fra l'altro "... la Turchia respinge la versione armena secondo cui nei massacri del 1915-16 rimasero uccisi 1,5 milioni di cristiani armeni ed afferma che i morti furono «da 300 a 500 mila» e respinge con sdegno la definizione di genocidio per quei massacri."
Però, 500 mila morti ammazzati, ... una bazzecola!!!
Clicca qui per consultare l'articolo del "Corriere.it" di ieri e qui per il mio precedente post del 14 ottobre.

martedì 16 ottobre 2007

La leggenda di “Bepi del (dal) giasso”

Qualche tempo fa lessi il libro “Misteri della laguna e racconti di streghe” di Alberto Toso Fei nel quale, fra l’altro, si narrava di un tizio chiamato “Bepi del giasso” (Giuseppe del ghiaccio).
Questi, secondo una leggenda dei primi del ‘900, non sarebbe stato altro che Giuseppe (Bepi in veneziano) Stalin, il quale avrebbe soggiornato in laguna, presso l’Isola di San Lazzaro degli Armeni, dove avrebbe svolto il mestiere del campanaro.
Tutto sarebbe accaduto nel 1907 e poco dopo.
In effetti, quel soprannome era quello attribuito, proprio a Venezia, al dittatore sovietico.
Leggendo il libro suddetto, si capisce che si tratta di una leggenda, nel nostro caso proprio di una “leggenda metropolitana”, mentre in vari siti internet che, per caso, in questi giorni ho visitato per vedere cosa si trovava sul “genocidio degli armeni” (vedi post sottostante), quello che è leggenda viene dato quasi per certo.
In quel periodo Stalin si trovava, invece, in Finlandia, a Baku ed anche in Siberia (prigioniero).
Pertanto non è vero che Stalin, nel corso della sua esistenza, sia passato per Venezia. È solo una leggenda!

lunedì 15 ottobre 2007

BLOG ACTION DAY

Oggi è il "BLOG ACTION DAY", giornata dove molti blog hanno deciso di pubblicare, un post che parlasse di ambiente sotto qualsiasi punto di vista.
A questo aderisco anch'io e vi ripropongo un mio post di pochi giorni fa.
Cliccate su
http://sp1938.blogspot.com/2007/10/aboliamo-luso-delle-gomme-americane.html

domenica 14 ottobre 2007

Il genocidio armeno, da parte dei turchi, e le difficoltà di un suo riconoscimento

Molti anni fa, quando, da studente, praticavo l’atletica leggera, e, trovandomi al campo sportivo, per gli allenamenti, con ragazzi di altri istituti, incontravo anche miei coetanei che, fra di loro parlavano o il francese, oppure una lingua sconosciuta; scopersi, solo chiedendo, che si trattava della lingua armena.
Questo poteva succedere perché a Venezia esisteva un Collegio Armeno dove venivano a studiare alcuni ragazzi di etnia armena provenienti un po’ da tutto il mondo perché le loro famiglie, anche da parecchie generazioni, appartenevano alla “diaspora armena”; erano cioè gente che aveva dovuto abbandonare la propria terra perché perseguitati soprattutto per la loro religione.
Infatti, il regno d’Armenia, fu il primo stato che divenne cristiano, cioè dove il cristianesimo fu religione di stato. Questo accadde nel 301 d.c. e, nel 428 d.c. il Regno d’Armenia perse la propria autonomia restando soggetto ad altre potenze nei cui territori venivano professate altre religione. Fu, però, con l’arrivo dei turchi selgiuchidi e con la caduta dell’Impero Romano d’Oriente che il popolo armeno si trovo circondato dall’islam ed allora iniziarono le persecuzioni più cruente, che, oltre a procurare sofferenze e morte, dispersero individui e famiglie, prima in giro per i paesi del Mediterraneo e, poi, per il mondo intero.
La Repubblica di Venezia, la Serenissima, nei suoi oltre mille anni di vita e di storia, diede ospitalità agli armeni, dapprima perché commercianti e, quindi, anche a coloro che fuggivano dalle terre conquistate dai turchi.
C’è chi pensa, ma si tratta solo di leggende, che i veneziani avessero una particolare simpatia per queste popolazioni perché originarie dagli stessi luoghi, le coste del Mar Nero: infatti nell’Iliade di Omero si parla degli Eneti, residenti nell'antica Paflagonia, alleati dei troiani, che, dopo la distruzione della città, si unirono ad Antenore per sbarcare nelle lagune del nord dell’Adriatico. Dagli Eneti derivano i Veneti.
Nel 1717 il Senato della Repubblica (sempre la Serenissima) donò ad un benedettino di rito armeno, transfuga da Modone, un’isola della laguna dove, a capo di altri monaci, fondò la Congregazione Mechitarista Armena.
Venezia era il ponte naturale di un Occidente proteso verso l'Oriente e, da allora, quest’isola, l'isola di San Lazzaro, detta “degli Armeni” divenne la "piccola Armenia", ancor oggi meta di pellegrinaggi e luogo ove cresce e si corrobora l'identità nazionale, portando copiosi frutti spirituali e culturali. Nel 1836 e fino al 1990 operò in città il Collegio Armeno.

Durante la prima guerra mondiale gli armeni, che si trovavano in Turchia, furono oggetto di persecuzioni da parte del governo di quel paese che concludeva il regime “ottomano” e proseguiva, a guida laico-militare, con il movimento dei “Giovani Turchi”.
In quel periodo furono uccisi, nei modi più disparati e crudeli, oltre due milioni di Armeni che, da millenni si trovavano in quelle terre. Vedi qui e qui

In questi ultimi anni è uscito in libro, un romanzo, che narra la storia di una famiglia armena dell’Anatolia e degli abitanti di quel paese, che, per la maggior parte, perì in quel massacro. Alcuni fuggiaschi raggiungono a Venezia il nonno dell’autrice, Antonia Arslan. – “La masseria delle allodole” è un libro che vi consiglio di leggere. Nel 2004 è arrivato secondo, per due voti, al Premio Campiello.

A differenza dell'Olocausto ebraico, riconosciuto e condannato da parte tedesca, quello armeno non è stato né riconosciuto né tanto meno condannato da parte della Turchia attuale che, anzi, in ogni occasione continua a negare il fatto che sia mai avvenuto un genocidio degli armeni.
A tutt'oggi la Turchia spende ingenti somme per mistificare la storia e far tacitare tutti coloro che, specialmente nel mondo occidentale, reclamando una postuma giustizia per gli armeni, chiedono che il genocidio armeno venga riconosciuto, in quanto tale, dai vari paesi ed in primo luogo dalla Turchia.Per tacitare queste richieste la Turchia ancora oggi corrompe politici, studiosi e giornalisti occidentali affinché, affermando il falso, neghino che vi sia mai stato un genocidio armeno. Oltre a ciò ricorre alle minacce ed ai ricatti politici, come ha recentemente fatto con la Francia allorquando l'Assemblea Nazionale, prima, ed il Senato, poi, hanno riconosciuto il genocidio armeno.
Anche in Europa (1987) è stato riconosciuto il genocidio armeno. In Italia, dapprima alcuni consigli comunali, fra il 1997 ed il 2003, hanno votato questo riconoscimento ed anche il parlamento italiano (2000).

Vedi anche qui

E la Turchia continua a negare!

È notizia di questi giorni che anche gli USA stanno procedendo verso questo riconoscimento che, però, trova molti ostacoli, fra i quali, in primo luogo, il presidente Bush.
La Commissione Esteri della Camera Usa ha approvato la risoluzione per 27 voti contro 21, ignorando la richiesta del presidente americano George W. Bush e del governo turco di respingere il documento.
La Turchia ha definito "un insulto" la risoluzione che afferma che gli armeni furono massacrati dall'Impero Ottomano.


Queste le dichiarazioni della amministrazione Bush:
"Siamo contro la risoluzione sul genocidio degli armeni, ma non possiamo fare niente per impedire al Congresso di votarla, se non fare pressioni sui parlamentari perché votino contro". "La cosa più bella sarebbe che la risoluzione venisse ritirata - ha detto Casey - ma a questo punto tale sviluppo appare improbabile".

ed ancora …

"Rimaniano contrari alla risoluzione numero 106 adottata dalla Camera dei Rappresentanti", ha dichiarato il portavoce presidenziale Gordon Johndroe, "per il grave pregiudizio che essa potrebbe arrecare alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti".

Evidentemente quello che conta, alla faccia della storia e dell’intera umanità, è il possesso delle basi per continuare la guerra in Iraq ed anche il controllo sul medio oriente e sul petrolio.

Desidero concludere questo post rimandandovi ad un mio scritto, di qualche anno fa, nel quale tratto di un canto armeno, il cui spartito è stato trovato nella ricchissima biblioteca dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni e che il Coro Marmolada di Venezia, al quale appartengo da molti anni, esegue, in originale. Leggendo questo pezzo avrete anche modo di ascoltare il canto che s’intitola “Alakiaz partzer sara a”. Clicca qui.

giovedì 11 ottobre 2007

La “povertà relativa”.

Il 4 ottobre, l’ISTAT ha pubblicato i dati sulla “povertà relativa” in Italia nel 2006. (Vedi comunicato stampa dell’istituto)
Intanto vediamo cos’è la povertà relativa: questa si basa sul confronto tra le spese medie mensili per consumi delle famiglie. Ma c’è anche la “povertà assoluta” che, invece, viene valutata in relazione al valore monetario di un paniere di beni e servizi mensili.
La statistica che ci ha fornito l’Istat è, dunque, inerente la “povertà relativa”, mentre quell’assoluta è ormai qualche anno che non viene più calcolata; eppure sostiene l’ADUSBEF, sarebbe più interessante e più veritiera.
Ad esempio, in una comunità di ricchi, il meno ricco risulterebbe relativamente povero!

Ma c’è un altro dato che stride: il PIL aumenta, come la povertà! Ed allora come la mettiamo? Clicca qui ed anche qui.

La stampa ha fatto titoloni ed articoli il 5 ed il 6 ottobre.
Poi più nulla.
I blog, poi, sono ancora impegnati con il V-day, con Santoro e Mastella e con i “bamboccioni” (a proposito, come se la sono presa! D’altra parte la maggioranza dei redattori di blog sono dell’età dei “bamboccioni”; comunque, brutta espressione della realtà).
A dire il vero ci sono anche molti che continuano a parlare dell’ex Birmania e ad impegnarsi su questo con iniziative di vario genere.

Della “povertà relativa” non ho visto molto in giro!

Il giornale del nordest, Il Gazzettino, ha pubblicato un fondo di Ulderico Bernardi (vedi sito) che fa particolare riferimento al nordest e da la causa alla “questione settentrionale”!
Questa, proprio non la capisco. (clicca qui per leggere l’articolo). Scrive, fra l'altro, a questo proposito: “Stereotipo per stereotipo, si continua a gridare dagli al ricco, spremendo le categorie che hanno saputo rovesciare le condizioni di povertà d'altri tempi. Caricando artigiani, coltivatori diretti e piccoli imprenditori dello stigma di evasori fiscali; negando l'esistenza di una "questione settentrionale", che poi vuol dire carenza di servizi pubblici, disattenzione colpevole per i fattori dello sviluppo, ma anche generalizzazione e banalizzazione riguardo alle vere situazioni esistenziali nelle nostre province.”
Ma non si rende conto che sta parlando di categorie che hanno “fatto i schei” sì con il loro lavoro, ma anche e soprattutto, con l’evasione. Porta ad esempio i coltivatori diretti (vedi il mio post precedente); questi hanno evaso, nel corso degli anni, soprattutto quando la categoria era un serbatoio di voti per la DC, la contribuzione per la pensione e per la “cassa malati”; e quando non evadevano pagavano pochissimo.
Artigiani, piccoli imprenditori! Ma se andiamo a vedere le categorie che maggiormente evadono, sono proprio questi, oltre ai liberi professionisti.
Insomma, il prof. Bernardi, parla di tutto fuorché di quei poveri diavoli che sono … i poveri. Per lui la povertà è, invece, “la questione meridionalista”, il “federalismo che non c’è”, le “tasse che spremono i poveri imprenditori che si sono fatti da soli”.
Di tutt’altro tenore l’intervista di Adriano Favaro, su “Il Gazzettino” del 6 ottobre, ad un altro professore, a Giovanni Sarpellon, sociologo, docente a Udine e Venezia, che è stata la prima persona, in Italia, ad interessarsi, scientificamente, di povertà. (Clicca qui per leggere l’articolo)
Dice, invece, Sarpellon: «Il Nordest è fatto di piccoli e bravissimi imprenditori, gente molto attiva (spesso ricca). Ma c'è anche l'altro mondo, quello della gente normale, impiegati, operai; senza l'iniziativa personale che ha trasformato quest'area nel "mitico nordest"».
Novecentosettanta euro (la soglia della povertà relativa), tradotti in lire, erano un dignitoso stipendio e/o pensione prima del 2000; per carità, non c’era da scialacquare, ma, sinceramente, non si parlava di povertà.
Il prof. Serpellon imputa invece la causa all’euro, non alla moneta in se stessa, ma al cambio “personalizzato” effettuato da molti. La colpa? …«Dell'euro. Per alcuni vale mille lire per altri duemila. Chi sta dalla parte delle mille lire soffre».
E chi ha applicato questo “cambio”? Non certo i dipendenti ed i pensionati!