martedì 27 febbraio 2007

Netta dicotomia fra Venezia ed il resto della regione

Già altre volte ( 1 e 2) mi sono espresso sulla dicotomia tra Venezia ed il resto della Regione, intesa questa soprattutto com’espressione politica. “Che ci azzecca Venezia con il Veneto?” mi ero chiesto tempo fa. Le cronache di questi giorni m’invitano a tornare sull’argomento. Alla “fiera del turismo” di Milano (B.I.T.), aperta dal 22 al 25 febbraio la Regione Veneto aveva un suo stand che non comprendeva la Provincia di Venezia che, invece, n’aveva uno per conto suo. Quali siano state le ragioni vere di questo diversificarsi non le conosco, ma posso riassumerle con la parola “differenza”. Innanzi tutto esiste una differenziazione politica tra la provincia di Venezia, in particolare la sua parte occidentale ed il capoluogo stesso, con la maggior parte delle altre province. Ma la differenza principale è che, come attrazione turistica, è la Città (va bene il maiuscolo) che fa da traino a tutto il turismo del resto del territorio.

Sembra, però, che quest’ultimo fatto non sia molto importante per il vice-presidente della Regione del Veneto, il leghista trevisano Luca Zaia, con delega anche al turismo. Allora lo vediamo impegnato a sostenere campagne a sostegno degli agriturismo della zona del prosecco. Così riporta Il Gazzettino il “Zaia pensiero”: I titolari di agriturismo della zona del Prosecco sono disperati. Non c'entrano la peronospora, né le bizze del clima. Colpa della legge sull'immigrazione che porta il nome di Bossi-Fini, la quale tiene lontani gli americani che vogliono provare l'emozione di una sana vendemmia educativa sui pendii dei colli trevigiani e invece non possono girare tra vitigni e tralci perché, secondo la legge, sono extracomunitari e quindi dovrebbero essere assunti. Ironia della sorte, a denunciare il paradosso, è Luca Zaia, vicepresidente leghista della giunta regionale con delega al turismo."

«È uno degli aspetti che stiamo cercando di correggere con la nuove legge regionale 33 che regola il settore - spiega Zaia - Non è uno scherzo. Gli agricoltori del Prosecco non possono beneficiare del lavoro dei loro ospiti americani, perché bisognerebbe stilare per loro un contratto di lavoro. Le richieste sono tantissime, ma devono rispondere di no».” (da Il Gazzettino del 23 febbraio 2007)

Preciso che la zona di coltivazione del prosecco, nel trevisano, è abbastanza limitata e, quindi, gli agriturismo non possono essere molti. Il periodo della vendemmia si può calcolare in una quindicina di giorni. Non penso proprio che tutti gli agriturismo siano affollati di statunitensi (extracomunitari) che vogliono provare … “l’emozione di una sana vendemmia educativa…”. Quindi il problema è molto limitato, però, è lì che Zaia ha il serbatoio di voti. Dov’è, invece, che la Lega non raccoglie voti: ovviamente a Venezia città e nella sua provincia. E poi, lo sgarro di uno stand a parte! Allora cosa c’è di meglio che dare addosso ad un provvedimento, adottato, già da qualche stagione, dal Comune della città lagunare? Trattasi di un ticket, un pedaggio, che i bus turistici devono pagare per accedere all’interno del territorio comunale, bus turistici che portano a Venezia, nell’arco dell’anno, milioni di turisti che, ovviamente, producono, oltre alla ricchezza per alcune categorie, qualche migliaio di tonnellate di immondizie. E chi paga lo smaltimento di queste immondizie? Tutti i veneziani, anche e soprattutto coloro che non prendono il becco di un euro da quest’afflusso di turisti! Insomma, è, chiamiamola pure con il suo nome, una tassa giusta!

Ma tutto ciò a Zaia non va bene. «Insomma, andrebbe tutto bene - ha aggiunto il vicepresidente della Regione - se non ci fosse quel ticket che Venezia impone ai bus turistici che entrano in città. Un obolo che ha causato una caduta di immagine dell'intero sistema turistico veneto, soprattutto in Germania, dove nei prossimi giorni ci recheremo per una promozione a tappeto nelle maggiori città. Gli operatori delle altre province venete sono preoccupati perché Venezia rappresenta una tappa fondamentale nei loro pacchetti, ma rischiano di ricevere disdette per colpa di quel ticket. Ora valuteremo il modo per ricorrere in sede amministrativa e bloccare la delibera del Comune, perché va contro gli interessi dell'intero sistema veneto». (da Il Gazzettino del 23 febbraio 2007).

“Gli operatori delle altre province venete sono preoccupati perché Venezia rappresenta una tappa fondamentale nei loro pacchetti, …”. Ma scherziamo? Cosa c’entrano gli operatori delle altre province? A parte il serbatoio di voti, Zaia vorrebbe far sì che questi tizi guadagnassero di più a scapito dei cittadini veneziani. Mi spiego meglio: gli albergatori, ma anche altri operatori, delle altre province ospitano comitive di turisti, i quali, ovviamente, sono nella regione soprattutto per visitare Venezia; eliminando il pedaggio per Venezia, pensano di poter avere una maggiore domanda e, quindi, un maggior guadagno.

Questo modo di pensare mi sa molto di sfruttamento. Infatti, a questi operatori non ne può fregare di più della Città (sempre maiuscolo)! Il “voto” sembra offuscare la vista di questi politici che coltivano solo ed esclusivamente il proprio orticello, magari portando via l’acqua agli altri. Eppure è Venezia che è il traino dell’economia turistica della regione: basta vedere le cifre! Su sessanta milioni di presenze (alberghiere) nella regione, ben trentaduemilioni sono della sola provincia di Venezia e, comunque, anche il restante ventottomilioni è formato da turisti che, per la maggior parte, passano per Venezia.

Non si sono fatte aspettare le repliche che riassumo in quelle espresse dal Presidente dell’APT dell’ambito veneziano, Renato Morandina.

«Del resto - ha dichiarato il presidente dell'ambito territoriale di Venezia dell'Apt, Renato Morandina - la provincia di Venezia da sola garantisce 32 milioni di presenze l'anno, più della metà dei 60 milioni di presenze che fanno del Veneto la prima regione italiana nel turismo. E metterci sotto l'ombrello della Regione avrebbe voluto dire ridimensionare le nostre offerte. Abolire il ticket? Zaia sbaglia, perché non dice che in fondo Venezia rappresenta il traino del turismo veneto». (da Il Gazzettino del 23 febbraio 2007).


Vedi le notizie stampa di questi giorni dal B.I.T.


7 commenti:

Romina ha detto...

Ammetto che, da lettrice non veneta e quindi inesperta su questi temi, le parole di Zaia sulla zona del prosecco, sugli americani "extracomunitari" e la sana vendemmia educativa mi sembrano alquanto pittoresche. :P :P
Ma non entro nel merito perché non risiedo in Veneto.

Anonimo ha detto...

E tra Venezia e Metsre non c'è da sempre tanta dicotomia? Oare di no, visto il fallimento di 4 refrendum per la recproca autonomia. Ovvero Mestre deve restare colonia di Venezia. Evviva i canali, a morte le strade.

Sergio ha detto...

x Anonimo (che non si firma):
Mestre (e non Metsre) non deve essere colonia di Venezia, ma le due entità, quella di acqua e quella di terra, devono essere un tutt'uno.

La prossima volta cerca di firmare e di fare meno errori di battitura!

Primadirettiva ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Cuca ha detto...

Ciao Sergio,
scusami ma dai tuoi posts non ho ancora capito se i veneziani siano favorevoli o meno al turismo nella loro città.

Sergio ha detto...

x Cuca:
i veneziani si dividono in tre categorie: quelli che non vivono sul turismo, quelli che vivono sul turismo e quelli che sfruttano il turismo.
I primi non sono contrari al turismo, sempre che non sia quello becero, anche se non ci guadagnano sopra e che, a causa dello stesso, si trovano i prezzi gonfiati dai generi di prima necessita alle case, sempre che si trovino.
Poi ci sono quelli onesti che fanno un giusto guadagno e infine tutti coloro che spennano i turisti.
Quest'ultima categoria, purtroppo, è corposa e, guarda caso, da qui non vengono fuori soldi per organizzare manifestazioni varie come il carnevale. Questi mangiano e basta!
E' logico che il veneziano della prima categoria, a volte, sia insofferente e brontoli. Un esempio solo, che ho già esposto anche in altri post: i milioni di turisti che vengono a Venezia lasciano tonnellate di immondizie che vengono rimosse dall'azienda a ciò preposta e che viene pagata da tutti i veneziani, anche da quelli che non vivono di turismo. La tassa sui pullman, della quale parlo in questo post, deve servire soprattutto a questo.
Non so se sono stato chiaro!
Saluti.

Cuca ha detto...

Chiarissimo.
Grazie.

Anche nel campo turistico bisogna sradicare la componente furbizia che oltretutto può rendere al momento ma non è un buon investimento a lungo termine.