mercoledì 22 marzo 2006

Ora anche il turpiloquio!

Mi ero ripromesso di non continuare a girare il dito nella piaga, ma ho dovuto ricredermi, anche perché la piaga è sempre lui! Sempre "il vostro" (non il mio) Silvio!
Come si fa a stare zitti quando ogni giorno ne succedono di tutti i colori. Non si sa più se ridere o piangere perché c’è poco da scherzarci sopra quando un uomo che dovrebbe svolgere il suo lavoro, la sua missione, senza essere sempre sul palcoscenico si permette, invece, di esternare, di arrabbiarsi, di fare il martire (tutti sono contro di lui) e di offendere il prossimo.
Dopo aver fatto le corna durante la posa per una fotografia ufficiale a livello di capi di governo europei, dopo aver detto di aver fatto la corte ad una signora che in Finlandia fa seriamente il suo dovere come capo di quel governo, dopo aver dato del “kapò” ad un eurodeputato tedesco, dopo tante altre esternazioni che hanno fatto sorridere per la mancanza di serietà di questo uomo, ma, ripeto, sarebbe da piangere, è ora la volta di rivolgersi con un battibecco a chi, al di là del cordone di sicurezza, lo contesta e per controbatterlo il “vostro” (non il mio) usa termini che, una volta, venivano definiti come “linguaggio da caserma”.
C’è un modo di dire a Venezia che recita “Aver le spale fate a copo” cioè si parla di un individuo che ha le spalle che scendono molto, come una tegola dove cade la pioggia, anche molta pioggia, che non vi rimane, che scivola via. E questa dovrebbe essere, metaforicamente, la prima dote di un politico, oltre, è cosa ovvia, all’intelligenza (non la furbizia che è altra cosa).
Per questo trovo veramente osceno che il “vostro” (non il mio) abbia ribattuto al giovane contestatore :”Tu non ti puoi permettere, tu sei un coglione!” (Corriere della Sera del 22.3.2006, ma questo è un giornale di sinistra). Secondo l’agenzia ADN-Kronos (chissà da che parte pende?) la frase sarebbe invece: ''Non puoi premetterti di parlare cosi'. Io sono una persona perbene, tu sei un coglione...''.
Il tutto perché questo giovane gli aveva ricordato un suo “scheletro nell’armadio” cioè quel Vittorio Mangano, mafioso e suo ex stalliere della villa di Arcore.
La contestazione era da parte di giovani studenti (liceali) senza passamontagna e senza caschi, e questo si può vedere dalle fotografie, durante ed alla fine di una riunione dei simpatizzanti di FI al Teatro “Carlo Felice” di Genova.
Durante gli scontri “leggeri” con la polizia sono state ferite due ragazze quindicenni.
Intanto, sempre secondo il detto veneziano di cui sopra, avrebbe dovuto andare avanti, far finta di non sentire e lasciar perdere: avrebbe fatto più bella figura e non sarebbero venute ancora allo scoperto le stranezze delle sue imprese passate (visto che si tratta di fatti passati ricordo anche l’acquisto per soli 500 milioni della villa di Arcore tramite il suo sodale Previti). E poi, come si permette di dare del tu, lui che pretende il “Lei” dall’imprenditore, e quindi “collega”, Dalla Valle. E per finire il termine “coglione”; lui, una persona ormai di una certa età, educato in ambiente cattolico (salesiani) ai tempi in cui il turpiloquio era peccato, effettivamente avrebbe fatto molto meglio a non trascendere.
Io, se fossi il giovane che si è preso del “coglione” dal capo del governo, sporgerei querela.
Ma perché il “vostro” non si prende un po’ di lezioni di “bon ton”, di “savoir faire”, dal maestro dell’ironia, il “divo Giulio” che risponde sempre tagliente ed anche con umorismo a tutti e senza offendere?

1 commento:

Toni Dittura ha detto...

Quando dici "vostro", io mi scanso,perche non é nemmeno mio.Nella bocca del Sil...vatico nazionale si potrebbe mettere la vecchia battuta: "Ma come si permette LEI, che é appena TU,di dare del TU a ME, che sono VOI?" Così allora, rispettando la forma, si potrebbe dirgli:"VOI siete due coglioni."