giovedì 20 marzo 2008

“Riparte” la chimica a Porto Marghera: i morti non sono serviti a nulla!

Sulla stampa odierna veneziana è stato dato ampio risalto al decreto firmato dal Governo che permette la “ripartenza della chimica” a Porto Marghera.

Una pagina completa su “Il Gazzettino” ed un ampio servizio anche su “il Venezia”.

Si può ben dire “ripartenza” perché, da anni, circa dieci, c’erano state dismissioni da parte di aziende multinazionali in quanto nuove disposizioni prevedevano maggiori controlli ambientali, cosa questa che prevede dei costi.

In città, sia in terraferma che nel centro storico, si erano attivati gruppi che chiedevano, da una parte, lo smantellamento dell’industria chimica di P.Marghera per il notevole impatto ambientale, mentre, dall’altra parte si trovavano le organizzazioni sindacali di categoria che prospettavano, in caso di dismissione, una grave crisi economica e sociale, non solo a livello locale, a seguito della chiusura delle imprese con conseguente licenziamento di circa cinquemila addetti.

In questi ultimi anni, soprattutto recentemente, si sono verificate manifestazioni da una parte e scioperi pesanti dall’altra, scioperi che hanno penalizzato l’intera città dove basta un minimo blocco stradale per paralizzare sia Mestre che il centro storico lagunare. Se poi bloccano anche la ferrovia, potete immaginare cosa succede.

Si dà il caso che, proprio oggi, ho terminato la lettura di un libro intitolato “LA FABBRICA DEI VELENI – Storie e segreti di Porto Marghera” di Felice Casson che fu il Pubblico Ministero che portò in giudizio Montedison ed Enichem per le morti -per cancro- di numerosi operai addetti alla lavorazione del CVM (cloruro di vinile monomero)

Solo per dare un po’ di dati, dalla seconda di copertina, riporto alcuni numeri:

- 157 morti;

- 103 malati;

- 120 discariche abusive;

- 5 milioni di metri cubi di rifiuti tossici.

Vi consiglio di leggere la “seconda di copertina” (cliccate qui) o, ancor meglio, il libro.

Dalla stampa odierna leggo che si parla ancora di “cvm", di “pvc” e di “autoclavi”; quest’ultime sono, in parole povere, i contenitori nei quali il gas cvm si trasforma in pvc, la materia plastica con la quale si fa di tutto.

Le autoclavi, si legge sul libro, erano (e sono) i posti peggiori per respirare le sostanze che procurano quel particolare tumore al fegato (angiosarcoma), ma anche alle vie respiratorie ed al cervello. Eppure, a fare manutenzione, per anni hanno mandato dentro gli operai senza alcuna protezione, nonostante conoscessero la pericolosità di questi ambienti.

Non serve essere operai che lavorano il CVM per essere in pericolo; anche chi abita e vive nei pressi delle industrie che effettuano queste lavorazioni non è sicuro. Le fughe di gas sono state e sono all’ordine del giorno. Ma anche la città intera non è sicura.

Ricordiamoci del disastro di Bhopal, in India.

Però le imprese, in particolare quelle italiane, pur conoscendo che l’assunzione di CVM, anche in dosi ridotte, era nociva, tuttavia hanno portato avanti delle politiche aziendali nelle quali nascondevano subdolamente i risultati di parecchi studiosi e di enti a ciò preposti che asserivano l’estrema nocività di queste sostanze. E tutto per non adeguare gli impianti con sistemi di sicurezza, cosa che avrebbe comportato dei costi e, quindi, minori dividendi.

Basta leggere quello che Casson ha scoperto nel suo lavoro dal 1994 al 2006, anno in cui la Cassazione ha confermato la sentenza di condanna ad amministratori, dirigenti e medici aziendali della Montedison e della Enichem, per rendersi conto che al “padrone”, ed ai suoi “collaboratori” ben pagati per nascondere e falsificare le carte, non interessa il lavoratore, ma solo il guadagno.

E poiché “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”, chi ci assicura che ora le imprese che hanno ereditato (acquistato) gli impianti li adegueranno agli ultimi dettami di sicurezza, nonostante sia previsto e nonostante le assicurazioni?

Anche in questi ultimi anni ci hanno sempre confermato che gli impianti erano sicuri, però, anche troppo spesso, ci sono state perdite di gas, non di “acqua fresca” o “vapore acqueo”, come spesso viene annunciato dai responsabili aziendali appena si verifica la “fuga”, ma di cloro, acido solforico, cvm e fosgene!

4 commenti:

Romina ha detto...

Parole sante! Tempo fa anch'io consigliai il libro di Felice Casson.

Purtroppo chi dovrebbe dare risalto a queste notizie - i grandi giornali e la televisione - non lo fa.

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Ma non ci credo! Davvero ripartono con quelle schifezze? Allucinanante!

Passo di qui anche per augurarti buona Pasqua di tutto cuore Sergio

Ciao
Daniele

Raimondo ha detto...

Ciao Sergio, ho letto tutto quello che mi hai proposto e devo dire che mi stavo per dare una gran botta in testa per aver dimenticato una vicenda enormemente tragica. La dimostrazione che se televisioni e giornali "si addormentano" su una vicenda, questa poi va nel dimenticatoio, cosa pericolosissima ma sicuramente voluta dai media.
Meno male che c'è internet!!!
Mi sono preso la briga di cercare altro materiale e devo dire che ho trovato una cosa molto interessante: l'audio della presentazione del libro "La fabbrica dei Veleni".
Sperando di aver fatto cosa gradita di ringrazio e ti auguro buonanotte. Alla prossima, Raimondo

il link di cui ti parlavo:
http://www.radioradicale.it/scheda/238671/presentazione-del-libro-la-fabbrica-dei-veleni-storie-e-segreti-di-porto-marghera-di-felice-casson

Sergio ha detto...

@ Raimondo: Grazie per il link. Troverò senz'altro il tempo per ascoltarmelo.

Per i link sui commenti, che messo come hai fatto tu, non servono c'è un sistema. Ti invierò sulla tua e-mail una serie di appunti per ovviare questo inconveniente.