venerdì 20 ottobre 2006

Di sinistra, ma non ... "compagno"!

Oggi ho ricevuto una “mail” dalla Federazione Provinciale di Venezia dei Democratici di Sinistra al … “Caro compagno”. Poiché non lo sono mai stato ed anche perché, proprio oggi, su Il Gazzettino, appaiono delle dichiarazioni che proprio non mi piacciono (vedi articolo riportato sotto), ho scritto al direttore del quotidiano:

Egregio Direttore,
desidero, tramite il giornale da Lei diretto, informare la Federazione Provinciale dei Democratici di Sinistra che non desidero ricevere e-mail indirizzate con “Caro compagno”, come quella che mi è pervenuta proprio oggi, perché non lo sono e non lo sono mai stato. Evidentemente l’indirizzo lo hanno recuperato quando andai a votare per le “primarie”, nelle quali anche loro erano interessati.
Nulla in contrario a ricevere avvisi, però, ripeto, non intestati al “compagno”.
Non so come si arriverà al Partito Democratico se si continua con queste forme antiche e superate, oppure con il becero attacco alla Chiesa Cattolica, che sa molto del comunismo degli anni ‘40 e ’50 (quello dei comunisti mangiapreti), come espresso proprio su Il Gazzettino del 20 ottobre dalle dichiarazione del loro esponente Darsié, che gongola per il fatto che i matrimoni civili, in Venezia, abbiano superato quelli con rito religioso.
Se credono ancora che il potere della Chiesa sia un “potere civile”, quelli come Darsiè si sbagliano di grosso; e cosa c’entri il fatto che Venezia sia, e sia stata, una città laica per il fatto che la Basilica di San Marco non era la sede del Patriarca, ma solo la Cappella Ducale, vuol dire che è meglio si vada a rileggere la storia della Serenissima e non si azzardi a dare interpretazioni quantomeno ridicole.
Ringrazio e saluto

Sergio Piovesan

Chissà se la pubblicheranno.
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A tutto il 25.10 NON ANCORA PUBBLICATA.

Poiché non é stata pubblicata neppure oggi 26.10, la ho inviata nuovamente a IL GAZZETTINO e, inoltre, cosa che non avevo fatto la volta precedente, anche a: "Nuova Venezia", "Il Corriere del Veneto" e "ilVenezia".

27.10.2006 - Pubblicata su "ilVenezia" e "ilMestre" (pag.11)
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IL GAZZETTINO - Venerdì, 20 Ottobre 2006

Se la Chiesa non si preoccupa ...

(M.F.) Se la Chiesa non si preoccupa più di tanto per la diminuzione dei matrimoni religiosi, la parte laica della società esulta per la vittoria della modernità sul potere religioso.
«È il segno dei tempi - commenta l'esponente dei Comunisti Italiani Renato Darsiè, che della laicità ha sempre fatto un cavallo di battaglia - e dimostra inequivocabilmente che la Chiesa perde potere. La gente, insomma, non la percepisce più come il regolatore della vita quotidiana e sente la presenza di uno Stato. È un grande e importante passo in avanti».
Darsiè è stato in prima linea non solo nella battaglia per il matrimonio, ma anche per il funerale laico, con una serie di interrogazioni in consiglio comunale che avevano sollevato il problema della mancanza di una sede adeguata per dare l'estremo saluto a persone non credenti in modo squisitamente laico.
«C'è anche un altro aspetto - continua - ed è che la popolazione, non riconoscendo più alla Chiesa il ruolo di regolatore della vita e dei rapporti sociali, ha assunto anche un ruolo di autonomia rispetto alle credenze precedenti. Questo accade oggi anche nel Veneto più profondo, dove negli ultimi anni c'è stata una forte presa d'atto della presenza di uno Stato custode dei diritti e garante dei rapporti. Il caso di Venezia, dove il matrimonio civile ha superato il 60 per cento del totale, è diverso dal resto del Veneto. Venezia è storicamente una città laica, non solo negli ultimi decenni. Non debbo essere io a ricordare che il Patriarca stava a Castello e San Marco era la cappella privata del Doge. In altre città della provincia, invece, la vita è stata sempre organizzata dalla Chiesa».
Insomma, una maggioranza di matrimoni civili è sintomo di maturità sociale?
«Certo, lo Stato ha preso il posto nella Chiesa nella vita quotidiana e la sua autorità è sentita dai cittadini. La perdita di potere della Chiesa è un salto culturale abbastanza importante. Per dare un'immagine, ricordo nella "Battaglia di Algeri" di Gillo Pontecorvo che ad un certo punto una giovane coppia rifiuta di farsi sposare dai francesi e si rivolge per la celebrazione del matrimonio al Comitato di liberazione nazionale. In quel momento si verifica il passaggio di potere tra il vecchio e il nuovo Stato».

8 commenti:

Antonio Saccoccio ha detto...

I comunisti italiani fanno venire i brividi. Il loro anticlericalismo è qualcosa di disgustoso.
con partecipazione
Antonio

Fabio ha detto...

Sinceramente parlando, condivido l'antipatia dei comunisti italiani verso la chiesa, ed ogni altra forma di potere religioso. La parola chiave, infatti, è "potere".

Detto questo, non sono comunista.

Gigliana ha detto...

Penso che Darsié abbia perso un'ottima occasione per tacere. Esultare per una maggioranza di matrimoni civili, sostenendo che si tratta di maturità sociale è profondamente sciocco e molto ideologico. Chi si sposa in Chiesa è forse un immaturo? Si pensi bene prima di parlare. Credo che la Chiesa possa essere criticata su varie questioni (io stessa critico ciò che non mi va), ma non per quanto riguarda la difesa del matrimonio e della famiglia, difesa che non è un semplice fatto di "potere", ma di "valori". Non si può banalizzare fino a questo punto il magistero della Chiesa. A proposito di matrimonio, la Chiesa cerca di responsabilizzare le persone e di far capire che non si può creare una famiglia se non si è disposti al sacrificio, se si crede che il matrimonio possa durare quanto dura una passione, o che possa esistere soltanto finché le cose procedono bene. E al giorno d'oggi spesso ci si sposa proprio in base a simili, superficiali presupposti, tanto che molti farebbero bene ad evitare proprio di contrarre matrimonio, visto che a pagare per la stoltezza dei genitori sono sempre i figli.
Detto questo, e bisognerebbe dire molto di più, è giusto che ognuno si sposi come crede, o con rito religioso o in Comune, "libera Chiesa in libero Stato", massima libertà per tutti (e ci mancherebbe altro); però non si può negare lo spessore morale degli insegnamenti della Chiesa a proposito di questo tema, riducendoli a una questione di potere.
Inoltre, l'aumento dei matrimoni in Comune è dovuto anche all'aumento dei divorzi; visto l'alto numero di persone che si sposano una seconda volta, è ovvio che aumentino i matrimoni civili, che quindi spesso sono tali non per scelta, ma per l'oggettiva impossibilità di recarsi in Chiesa. Io stessa conosco persone che, quando si sono sposate per la seconda volta, ovviamente in Comune, hanno poi chiesto a certi sacerdoti di benedire le loro fedi. E io vivo nella "rossa" Emilia-Romagna. Pertanto, si tratta di un discorso un po' più complesso.
Quanto a te, caro Sergio, hai ragione sulla questione del "compagno"; si può essere sì di sinistra, ma senza essere rimasti ad alcune visioni di molti anni fa, come appunto l'odio continuo contro la Chiesa, anche quando non fa nulla di male.

Toni ha detto...

Lo zoccolo duro dei D.S. è rimasto a 30 anni fa! Ricordo che nelle riunioni sindacali unitarie, quando parlava il rappresentante della GGIL, si rivolgeva all'assemblea chiamando tutti "compagni".Io non mi infastidivo, perchè l'intendevo come "compagno di lavoro", ma c'era chi addirittura si faceva venire il vomito! Ma in tutti gli interventi era certamente più importante cogliere e sottolineare il contenuto legato al contratto,per cui la cosa sfumava lì. Altro è mandare delle lettere e rivolgersi al destinatario con questa disinvolta confidenza. In questo senso mi dà fastidio "compagno", come "camerata", come "amico", od altro. Anche se anch'io sono di sinistra, da chi non conosco voglio essere chiamato sempre: Egregio signore. .

sergio ha detto...

Hai ragione Toni!
"Signori" si nasce, mentre ricchi e compagni si diventa!!!

Fabio ha detto...

Gigliana, fermo restando che chiunque ha il diritto di esultare per qualsiasi cosa, ammesso che questa cosa non sia lesiva dei diritti altrui (come a dire, se Darsié è contento perché si sposa meno gente in chiesa, per suoi motivi ideologici, che esulti pure!), la chiesa non è certo la sola detentrice di una qualche forma di moralità più o meno "elevata". Si può essere laici e pieni di alti valori, e professarsi religiosi, cattolici per giunta, e far tutto il contrario di quel che la propria religione dice, salvo poi recarsi a messa la domenica, confessarsi, e sentirsi belli e purificati.

Esempio eclatante: chi si sposa in chiesa e poi divorzia, non è cattolico. Chi si sposa solo in comune, non è cattolico. E non sei cattolico neanche se usi il preservativo. E non sei cattolico neanche se fai sesso prima del matrimonio. E potrei continuare quasi all'infinito... Rendo l'idea?

Gigliana ha detto...

Caro Fabio, non ho MAI scritto che la Chiesa è la SOLA detentrice di valori, forse non hai letto bene, ho fatto un discorso un po' più complesso; ho detto che la Chiesa, a proposito del matrimonio, insegna alcuni valori non disprezzabili. E io ho una concezione laica dello Stato. Ribadisco però che la Chiesa non è il Male Assoluto soltanto perché cerca di dare certi insegnamenti, che non mi sembrano così mostruosi o da immaturi. E' proprio questo il punto.
E' vero che esistono pessimi cattolici, ma fra loro ho conosciuto persone encomiabili, e non temo di dire che le famiglie veramente cattoliche, quelle che ci credono davvero e s 'impegnano in tal senso, sono invidiabili per il modo in cui gestiscono la loro vita famigliare. E non sto parlando della mia famiglia, purtroppo. Sottolineo "purtroppo".
Il cattolico, poi, è un essere umano e quindi può sbagliare, può divorziare, può fare qualsiasi cosa, ma il problema di fondo resta quello di approvare o meno certi "valori". Nessuno, neppure il Papa pensa che esistano cattolici perfetti. Capita di credere in certi valori e poi di fallire, ciò non significa essere pessimi cattolici, significa aver sbagliato. E c'è gente che soffre per non potersi risposare in Chiesa, è un dato di fatto, molte persone soffrono per non essere state capaci di realizzare i valori in cui credevano. Ma forse il cattolico ha l'obbligo di non fallire mai, mentre l'ateo può sbagliare e dire tutto quello che vuole?
Quanto a Darsié, ha diritto sì di esultare, ma io ho il diritto di affermare che ha detto una sciocchezza, perché sostenere che i matrimoni civili sono segno di maturità sociale non ha alcun fondamento. Per quale motivo chi si sposa in Comune sarebbe più maturo di chi sceglie la Chiesa? Un ateo è più maturo o più intelligente di un credente?
Quanto a me, l'ho già scritto: "libera Chiesa in libero Stato". Certe affermazioni, come quella di Darsiè, non sono tese alla realizzazione di questo principio di libertà, ma alla morte della Chiesa. Si può essere di sinistra anche senza odiare follemente la Chiesa, lo posso assicurare. E molti filosofi atei al mille per mille apprezzano la figura di Gesù e certi valori cristiani, di cui sanno spiegare l'altissimo spessore morale. Ma costoro non seguono il Catechismo del partito, seguono la propria razionalità e la propria autonomia di pensiero.

sergio ha detto...

Volevo evidenziare la puerilità di certe argomentazioni dell'esponente "diessino".
E' vero che durante i mille anni di storia della Repubblica Serenissima c'è stata sempre una netta separazione fra il potere spirituale e quello statale.
Questo era anche dovuto al fatto che il potere spirituale, fuori di Venezia, era in mano al papato che, spesso, aveva poco a che fare con lo spirito. Ma a difendere la laicità dello stato veneziano, in un particolare periodo burrascoso, fu un religioso, il servita fra Paolo Sarpi.
Il fatto poi che la basilica di San Marco non fosse la chiesa cattedrale ha una causa bend iversa: infatti la sede vescovile, o meglio patriarcale, era prima ad Aquileia e quando questa passò sotto la sfera dell'impero, a Grado. Solo in un secondo momento arrivò a Venezia e quando San Marco era già la "cappella ducale". Uno stato laico aveva una "chiesa di stato"!
E che dire poi della religiosità dello stato veneziano che, a seguito della delibera del Senato della Repubblica, possò a costruire le bellissime chiese del Redentore, alla Giudecca, e quella della Madonna della Salute, all'inizio del Canal Grande; e tutto questo come adempimento di un "voto" (in senso religioso) pubblico quale ringraziamento per la fine della peste.
Questa era la laicità della Serenissima!

domenica, 22 ottobre, 2006
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