venerdì 13 ottobre 2006

Chi vuole tornare al latino?

Navigando sul sito Corriere.it mi sono imbattuto in un sondaggio, ovviamente immesso in questi giorni a seguito delle notizia relativa ad un parere favorevole di Benedetto XVI al ritorno, per i sacerdoti che lo desiderassero, alla celebrazione della Messa in latino, quella del rito di san Pio V.
La domanda era ed è: “Siete favorevoli al ritorno della messa in latino?” ed il risultato è, a tutt’oggi (13.10 ore 12), il seguente:

SI 58,3%
NO 41,7%
I votanti sono 20.931


Sinceramente devo ammettere che il risultato, pur con tutte le attenuanti che è giusto adottare, mi sorprende.
Innanzitutto penso che sia da valutare chi siano i votanti; senz’altro non sono coloro che hanno assistito, coscienti, alle ultime messe in latino in quanto l’età di costoro è di circa 70 anni, quindi non abituali di internet. E poi non è detto che costoro siano in numero così favorevole al SI.
Consideriamo anche che un certo numero abbia voluto votare SI giusto per essere il solito “bastian contrario”, ma quanti saranno?
Ed allora chi potrà far parte di questa maggioranza silenziosa che vuole ritornare all’antico?
Chi vorrà sentir dire ancora “oremus” al posto di “preghiamo”, oppure “In principium erat Verbum …” invece di “In principio era la Parola … “ e così via?
Non credo ci siano molti nostalgici della lingua latina anche perché se una volta s’iniziava a studiare dopo la V elementare e magari anche solo per tre anni, oggi mi sembra che inizi solo dopo le tre medie inferiori. Quindi chi sapeva un po’ di latino erano senz’altro più numerosi una volta che non oggi.
Oppure è proprio la mancanza di questa “conoscenza” che ha spinto a votare SI?
I dubbi mi restano!
Una cosa mi farà piacere, quando e se potrò riascoltare una liturgia in latino: il canto gregoriano che ha tutto un suo fascino particolare.
E voi cosa ne pensate?

14 commenti:

Anonimo ha detto...

Sergio, sai come la penso. La messa va sempre officiata con la lingua dei fedeli, non con quella di pochi eletti... tenendo conto poi che le prime messe erano in aramaico o in romano (ben lontano quindi dal latino alto).
Trovo l'idea di Ratzinger un altro monumentale passo indietro, che la dice lunga su quello che è lui e sulla sua idea di cristianità...
Però ricordo sempre con grande piacere le messe cui assistevo da bambino in quel del mio liceo o nella Basilica di San Clemente, a pochi metri dalla mia abitazione di allora.
Erano preti irlandesi in ambedue i casi, e officiavano una funzione in inglese e un'altra in latino (c'erano molte più messe allora)... uno spettacolo.
E come dimenticare gli oratori in latino, gli pneumi gregoriani e cose simili.
Un saluto,
Alessandro

Toni ha detto...

El latin me piase tanto e el gregorian ancora de più.Ma quele poche volte che me rivolgo al Padreterno (sempre par interesse) ghe parlo in venessian e so sicuro che el me capisse.E sens'altro el capiva anca i stramboti che dizeva le vecete, parché el capiva le so intension. Sto papa qua vol spolverar un linguagio da farmacisti,in modo che qualchidun possa rifilarne qualche "placebo".

Gigliana ha detto...

Nel 1984, Giovanni Paolo II aveva concesso un "indulto" per permettere a chi lo desiderava di celebrare la messa secondo il rito tridentino.
Il Papa aveva chiesto ai vescovi di essere generosi nel concedere ai richiedenti questa possibilità. In realtà le cose andarono diversamente, e non tutti i vescovi si attennero all'indulto di Giovanni Paolo II.
Benedetto XVI intende ora provvedere, eliminando così il potere discrezionale dei vescovi che non potranno più rifiutarsi di concedere il rito, ma avranno il compito di regolare le celebrazioni.
Pertanto, questa decisione del Papa non è un ritorno al passato attuato per motivi di cattiveria o per una forma di mania sua personale, come vuole certa propaganda politica che odia Ratzinger per partito preso, ma dà semplicemente piena attuazione a richieste che esistono da tempo e che erano state affrontate positivamente già dal suo predecessore. Oltretutto si tratta di un modo intelligente per recuperare un rapporto con i "tradizionalisti", tra cui i seguaci di Lefebvre.
Il documento del Papa vuole essere una risposta a tutti i fedeli tradizionalisti in comunione con Roma, ed è un atto politicamente intelligente quello di voler "ricompattare" il mondo cristiano, evitando di accentuare scismi o pericolose divisioni. Si ricordi inoltre che così non viene fatta una rivoluzione, ma viene semplicemente sancito il riconoscimento di una messa, quella tradizionale, che non è MAI stata abolita dalla Chiesa, e che ora sarà definita "universale" e "straordinaria" a fianco del rito universale "ordinario" stabilito dalla riforma post-conciliare. E' giusto specificare i termini della questione, viste le sciocchezze raccontate da certi giornalacci.

sergio ha detto...

Ringrazio i tre "commentatori": Alessandro per la sua "atea cristianità", Toni per il garbo veneziano col quale dice le cose e Gigliana per le chiare e dovute precisazioni.
Nessuno, però, ha risposto al perchè cosi tanti dicono SI al sondaggio.
Alle ore 21,30 di oggi 13.10 sono 24.796 i votanti con 64,1% per il SI e 35,9% per il NO.
Per Toni aggiungo che può mettere come nome utente quello che ha come "blogger".

Gigliana ha detto...

Forse il "sì" può essere inteso come un VAGO e INDISTINTO bisogno di tornare alla "tradizione", pur non sapendo poi ben definire in cosa consista questa tradizione. Mi sembra, e sottolineo "sembra" perché non posso avere certezze, che sia una reazione emotiva, ma non lo scrivo in senso negativo. Forse la prospettiva della messa tradizionale può apparire come il ritorno a valori antichi o rassicuranti, nel momento in cui mancano punti di riferimento forti. In sintesi: potrebbe trattarsi di una reazione psicologica.

Chi va alla ricerca di spiritualità desidera trovare dignità, austerità e compostezza. Ecco quindi svelato l'arcano: Ratzinger è stato scelto come Papa (la Chiesa non fa nulla a caso) perché questa volta si voleva andare sul sicuro e "rimediare", visto che la situazione era degenerata. La Chiesa ha compreso l'errore e ha scelto un Papa che si comporta da Papa, e che sottolinea la specificità del messaggio cristiano. Un Papa poco "televisivo" e attaccato dai media, ma molto apprezzato fra chi conosce veramente il cristianesimo e sa che la Chiesa non è un baraccone da circo, ma un'istituzione che ha anche il compito di parlare di Dio, di teologia e di fede.
Sono certa, caro Sergio, che tu abbia capito fra le righe cosa intendo, perché non posso esprimermi oltre. La Chiesa sta tentando faticosamente di riconquistare la sua dignità, e forse, ritornando al sondaggio, qualcuno avverte istintivamente, anche senza riuscire a spiegarlo con chiarezza, proprio questo bisogno di una maggiore dignità e lo traduce con quel "sì". Un fatto emotivo, appunto, ma che trova le sue radici in un dato oggettivo.

Gigliana ha detto...

Aggiungo volentieri, caro Sergio, che questo grande Papa (perché è davvero un grande) sta realizzando un evento di importanza storica, davvero epocale. Farà un viaggio...ma non anticipo nulla, avrai modo di leggere domani a cosa mi sto riferendo (e tu sai dove lo leggerai). Dico solo che lo speravo da anni, ma che con il suo predecessore era impossibile che avvenisse.
Ciao

InOpera ha detto...

Caro Sergio,
é molto che non vado a messa. O meglio, diciamo che da dopo la prima comunione non ho piú praticato la chiesa (quindi circa 21 anni), tranne un paio di lutti ed un paio di matrimoni. Ma non é stato facile.
La messa era in italiano e la mia attenzione cadeva su alcuni passaggi rituali, alcune parabole estrapolate dal vangelo e lette dagli sposi o scelte per l'omelia funebre.
Insomma, per me aveva un senso ed uno spirito piuttosto laico, ma sono scelte personali, tutto qua.
Il ritorno al latino non so bene cosa voglia significare o meglio. Si puó leggerlo come un tornare alle radici cristiane, cattoliche oppure come una "stretta" ad un eccesso di mondanitá o di troppo distacco dalla chiesa (piuttosto che dalla religione!)
Io so solo che molti che si sposano in chiesa non conoscono neanche il significato di molti riti, passaggi, o peggio ancora il senso di tante altre cose. Cosí come non conoscono nulla del natale o della pasqua. Dico solamente che la festa piú importante e critica, del cristianesimo, é appunto la pasqua con il miracolo della resurrezione eppure, il natale trionfa su tutto per un fatto meramente commerciale.
La messa in latino allora, a cosa serve? ad allontanare ancora di piú il fedele? a farlo sentire impotente ed ignorante di fronte a Dio?
La riforma di Lutero non fu tutta perfetta ma sul discorso della messa in latino aveva pienamente ragione. Il fedele deve poter esprimere dubbi, incertezze ed anche allontanarsi dalla fede, se serve ad un compimento verso di essa oppure ad un distacco, ma per poterlo fare deve "capire" cosa sta ascoltando.
La messa in latino é la morte tra fedele-chiesa-dio. E forse sarebbe un bene !
un saluto e scusa la lungaggine, non era facile condensare in meno parole

sergio ha detto...

Nel mio "post" e, quindi, nelle domande che in esso si trovano, non m'interessava sapere se fosse bene ripristinare o meno la messa in latino.
La mia curiosità si basava sul numero dei votanti (oggi siamo a 30.000 con oltre il 68% di SI) che preferirebbero un ritorno al latino; ed io non credo che sia solo questione di liturgia, di religione e di fede, ma anche un desiderio di ... latino! O mi sbaglio?

InOpera ha detto...

Questi che vogliono il ritorno al latino nella messa, lo dicono perché da fedeli accettano le decisioni del papa senza troppi problemi interni o dubbi, oppure é una vera e propria vocazione?

A me sembra strano che vogliano la messa in latino per amore della lingua. Se cosí fosse dovrebbero aumentare anche i libri di letteratura latina venduti, le letture, i circoli, la ricerca di tutto ció che sia direttamente legato a questa lingua e non solamente attraverso la messa.

Mia madre, per esempio, dai suoi 70 anni é piuttosto stupita di questo ritorno al "vecchio". Pensa che non sia una cosa buona e giusta perché nessuno conosce il latino in modo tale da poter seguire una messa.

i tanti votanti al si, secondo me, lasciano il tempo che trovano...sono sondaggi strani e spesso la domanda é formulata in maniera viziata. consideriamo anche questo!

Enrico P. ha detto...

La lingua latina diventa simbolo di un'età in cui la vita aveva una sua serietà:dalla scuola al mondo del lavoro, dalla cultura allo spettacolo. Credo che tutta quella gente favorevole alla reintroduzione del latino nella liturgia avverta, più o meno consciamente,che la vita attuale è contrassegnata in tutti i suoi aspetti, compreso quello religioso, da una desolante banalità.

sergio ha detto...

Una volta tanto mi trova d'accordo con Enrico P.

maria ha detto...

Sì, un ritorno disperato al passato!! Io sono un pò perplessa, mica è tanto semplice reintrodurre la messa in latino!! E poi in quanti sarebbero disposti a capirlo veramente? Diverso è il canto gregoriano, di cui sono molto favorevole. Chissà...;-)

Antonio Saccoccio ha detto...

Ha già detto tutto Gigliana, a cui faccio i miei complimenti per la sua capacità di cogliere il valore del ritorno della messa in lingua latina.

Va anche detto che la messa in latino non è stata mai annullata.
Il concilio Vaticano II prevedeva l'uso moderato delle lingue nazionali accanto al latino. Poi alcuni preti "mondani" hanno preso il sopravvento e il latino è scomparso.
Bisogna necessariamente tornare a forme liturgiche depurate dalla spettacolarizzazione e dalla mondanizzazione attuali. Questo è il messaggio di papa Ratzinger.
Quindi, sì al latino e al canto gregoriano.
Ah, il problema non è la comprensione della lingua, perchè dopo 10 messe tutti sapranno il significato di quello che si legge e dice in latino. Chi non vorrà comprendere, continuerà a partecipare alla santa messa senza capire nulla, come d'altra parte fanno già adesso in molti con la messa in lingua italiana.
Come vedete, il problema per la comprensione non è certo il latino.
Onore a papa Ratzinger, una sicurezza.

sergio ha detto...

http://www.cirlapa.org/

Ho scoperto questo sito, tutto in latino.