lunedì 8 dicembre 2008

“Il grande treno” - “Come la Cina ha occupato il Tibet e cancellato una nazione” di Abrahm Lustgarten

In questi giorni ho concluso la lettura de “Il grande treno” di Abrahm Lustgarten. Il sottotitolo è: “Come la Cina ha occupato il Tibet e cancellato una nazione”.

È un libro interessante perché ci fa conoscere un paese del quale sentiamo molto parlare per le vicende umane e politiche che agitano –anche in questi ultimi giorni con l’incontro fra il presidente francese ed il Dalai Lama- le cronache internazionali.

Tanti parlano di questa vicenda e, spesso, fuori luogo e senza conoscere il problema.


Attraverso le vicende per la costruzione della linea ferroviaria Pechino-Lahsa, conclusa nel 2006, l'autore -antropologo e giornalista- ci racconta di come il Tibet, fin dagli anni '50, sia diventato, di giorno in giorno sempre di più, una "colonia" cinese da sfruttare soprattutto per le ricchezze minerarie della regione.

Prima Mao e poi i suoi successori hanno sempre impostato delle politiche crudeli verso i tibetani, soprattutto per cancellare la loro cultura i cui fondamenti si poggiano sulla religiosità buddista. Hanno ucciso e torturato -per "educarli"- prima i monaci e poi chiunque fosse minimamente sospettato di "tramare" contro il "partito". La politica cinese ha sempre dichiarato di voler portare il benessere in quella regione e, per questo, era necessario il treno. Ma non è stato così: il "benessere" è stato ed è appannaggio dei soli cinesi e la globalizzazione ha rovinato le tradizioni e la cultura tibetane annientandole. Anche nel campo del lavoro i tibetani non hanno avuto alcun beneficio perché lo sviluppo è tutto a favore della gente di stirpe cinese che in Tibet ha trovato ampio spazio togliendolo ai locali; i tibetani per poter lavorare devono conoscere il mandarino e, quindi, anche la loro lingua, fra qualche generazione, sparirà.

Il treno verso il Tibet, che è stato per anni il sogno della politica cinese, appena entrato in funzione ha già dei problemi, che gli scienziati avevano previsto: la temperatura del globo sta aumentando e con una maggiore industrializzazione avrà sempre un maggior incremento e tutto ciò porta al disgelo del permafrost, il terreno ghiacciato in profondità dell'altopiano tibetano sul quale poggia la struttura della ferrovia.

L'autore, che fin da ragazzo si interessava al Tibet, a seguito di un incontro con il Dalai Lama, ha viaggiato più volte in Cina e nel Tibet ed ha incontrato scienziati e tecnici della ferrovia, di etnia cinese, ma anche monaci, pastori nomadi e gente semplice di etnia tibetana.

Oggi di molti monasteri non resta più pietra su pietra e tutti i manufatti tradizionali sono solo della paccottaglia ad uso turistico. Continuando con questa politica la Cina arriverà, ma già in parte ci è riuscita, a cancellare un popolo e tutta la sua cultura.


Questa non è una recensione, ma solo un invito a leggere questo libro per avere una maggiore conoscenza ed una documentazione sui fatti del mondo, anche se questi sono relativi a regioni che ci possono apparire lontane.

1 commento:

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Un invito che cercherò sicuramente di seguire.

Grazie
Daniele