domenica 18 aprile 2010

Vi racconto un canto: "Son barcarol"

Alcuni giorni fa, nel commentare il post nel quale presentavo il concerto del Coro Marmolada presso la Scuola Grande San Giovanni Evangelista ed il relativo repertorio, pur non conoscendo alcun canto, la blogger Emilia -ragazza bulgara che conosce molto bene Venezia- espresse una sua preferenza per il canto dal titolo "Son barcarol", anche se barcaiolo non è propriamente un gondoliere. 
Alcune brevi spiegazioni le ho date sui commenti di risposta e oggi ho scritto un "pezzo" proprio su questo canto, dove esamino il testo e dove racconto delle origini del canto stesso.  
Il tutto si trova sul mio sito nella sezione "Vi racconto un canto" (1), ma potete collegarvi direttamente cliccando qui. 
Durante la lettura avrete modo di ascoltare il canto nell'esecuzione del Coro Marmolada di Venezia.

(1) - In questa sezione troverete le "storie" di molti altri canti

14 commenti:

sirio ha detto...

le origini dei canti sono sempre interessanti, almeno per me.
Purtroppo la vostra esecuzione di "son barcarol" non sono riuscito ad ascoltarla, non dovrebbe partire da sola?

Buona serata!

emilia ha detto...

ehe "un bel fuoco accenderemo" o con altre parole "doppio amore ti porterò", che bello! E ci sono anche gli aplausi, si ha la sensazione che si abbia ascoltato il coro dal vivo! Grazie per la sorpresa sonora, caro Sergio!

emilia ha detto...

e nessuno lo commenta?? vedi, Sergio, i gondolieri e i barcaroli anche galanti non piacciono molto :)

Sergio ha detto...

Non tutti i lettori del blog commentano; inoltre questo post non l'ho molto pubblicizzato perché l'articolo al quale richiama sarà pubblicato sul prossimo giornale del coro.
Per quanto riguarda i barcaioli ed i gondolieri, proprio oggi ho consultato un libro sui lavori e lavoratori nella Serenissima; intanto non potevano lavorare in questa categoria, e quindi iscriversi alle scuole (arti) i minori di 18 anni! Vedi come era avanti la legislazione sociale nell'antica Venezia!
Poi, nella categoria dei barcaioli c'erano i veri e propri barcaioli (proprietari e lavoranti) poi i battellieri (con la sottocategoria dei gondolieri) e quindi i peatanti (conducevano le peate o peatte, barche molto grosse) ed ancora i barcaioli dei traghetti che, dalle varie parti della città andavano verso la terraferma.
Poi c'erano ancora i servitori dei barcaioli ed anche i carboneri (trasportatori di carbone).
I gondolieri sono entrati in auge nell'800 quando a Venezia venivano personaggi famosi soprattutto inglesi; in questo frangente i gondolieri piacevano molto alle signore ma anche ai signori. Erano galanti con tutti!!!

emilia ha detto...

Oltre la vasta informazione che hai dato, caro Sergio, mi hai fatto ridere. Mi sono ricordata che cosa avevo letto su un sito inglese o americano dove avevo incontrato l'espressione "sexy gondoliers", si parlava proprio della fine dell'Ottocento. Ma dimmi le barche di trasporto di merci e varie cose hai un nome specifico nei giorni di oggi? Quelli su quelle barche sono "peatanti" o no? O è un nome arcaico rimasto nella storia?

emilia ha detto...

Se hai per caso qualche foto del coro dal concerto nella Scuola Grande di San Giovanni Evangelista mi piacerebbe molto pubblicarla nel mio blog.

Sergio ha detto...

@Emilia: Le barche di oggi hanno i nomi di ieri, o quasi. Le peate esistono ancora, anche se poco usate, e sono barche molto grandi che più che con i remi venivano spinte puntando lunghe pertiche sul fondo della laguna. Poi esistono i "sandali", barche leggere ed ancora le "mascarete" (sono quelle che usano in regata le donne). C'è ancora la "sanpierota" barca da pesca di San Piero in Volta; da questa deriva il "topo" col quale si andava anche a vela. Poi i topi sono diventati mototopi, più grandi ed a motore, e sono le attuali barche da trasporto. Mi dimenticavo delle "caorline" e delle "battelle".
Quanto prima ti fornirò in link dove si trovano le diverse barche.

Per quanto riguarda la foto del coro all'ultimo concerto devo ancora sapere se ce ne sono; c'è invece il filmato e appena il maestro mi darà l'ok caricherò su youtube un brano.

emilia ha detto...

Tante grazie, per le spiegazioni, gentilissimo Sergio :) Ehe, si parte da un canto e quante cose si imparano intanto quando si ha un maestro come te :)

emilia ha detto...

Ancora una precisione, caro Sergio,
i "sandali" o i "sandoli"? Perché io conoscevo il nome "sandalo da barcariol" O si usano tutti e due nomi? Ma viene da "sandalo" perché è leggero, giusto?
Quando mi rispondi a questo cambio il titolo del mio ultimo post :)

emilia ha detto...

Che bello che le scuole professionali si chiamavano "arti" (ho voglia di scrivere su questo fatto, c'entra anche l'etimologia della parola arte in greco e in latino). Poi, ne sapevo un po' di quello che dici che la legislazione sociale nell'antica Venezia era molto avanti. Ne parlava la nostra giuda di nome Ilaria degli Itinerari segreti in Palazzo Ducale.

Sergio ha detto...

@Emilia: Le arti o scuole non erano scuole come si intende al giorno d'oggi, ma associazioni di persone che svolgevano lo stesso mestiere a anche che avevano uno stesso interesse, in gran parte di culto per un santo.
Ad esempio, la Scuola Grande di san Giovanni Evangelista (è una scuola grande), era l'associazione che riuniva i costruttori (ingegneri, architetti, capimastri).
Per quanto riguarda le barche veneziane, più che spiegarti io le varie differenze ti dò questo link che, forse, è quello più "professionale".
http://www.veniceboats.com/it-flotta-barche.htm

Sergio ha detto...

@emilia - La parola "scuola" deriva dall'antico termine greco di "scholé" il cui significato è "luogo di riunione".

emilia ha detto...

Grazie, caro Sergio,
ma insisto per capire che si dice anche "sandali" per i "sandoli" visto che tu hai scritto in uno dei tuoi commenti qua "Poi esistono i "sandali", barche leggere ed ancora le "mascarete"" e volevo sapere se fosse un errore ortografico o convivono tutti e due nomi :) e se l'accento cade alla stessa vocale come in sandalo?
O chiedo troppo? :)

Sergio ha detto...

@emilia: è sempre la stessa barca e si dice "sandolo", ma c'è chi lo chiama anche "sandalo" e non ha niente a che vedere con le calzature.