giovedì 10 luglio 2008

Sono stufo di pietismi e giustificazioni nei confronti dei terroristi

Fra un ciclo di poppate (plurale perché si tratta di due gemellini), tra un’annotazione ed un’altra (quantità di latte bevuto, cacca, pipì e le pesate giornaliere), fra una sterilizzazione e l’altra di biberon, tiralatte e contenitori vari, riesco anche a leggere ed a seguire le principali notizie in rete.

Proprio l’altro ieri, mentre finivo di leggere un libro, leggevo su Corriere.it che sta per essere estradata dalla Francia un’altra terrorista appartenente alle brigate rosse, condannata con sentenza passata in giudicato, e ciò dopo anni di latitanza.
Tuttavia il presidente francese si è fatto parte diligente, tramite il capo del governo italiano, di chiedere al Presidente Napoletano la grazia.
La terrorista si chiama Marina Putrella e per leggere l’articolo che racconta un po’ la sua storia, cliccate qui.
Il libro al quale accennavo sopra è “Spingendo la notte più in là – Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo”; l’autore è Mario Calabresi, il figlio del commissario Luigi Calabresi, assassinato dai terroristi rossi nel 1972, dopo una lunga campagna di denigrazione da parte di Lotta Continua.
Il libro è stato presentato di recente anche in una trasmissione televisiva (non ricordo quale) ed a parlare era proprio l’autore.

Perché questo accostamento fra una storia sul terrorismo vista dalla parte delle vittime e l’articolo in questione?
L’autore, e con lui moltissime altri familiari di vittime del terrorismo, in gran parte “servitori dello Stato”, chiedono GIUSTIZIA nel ricordo di chi è stato assassinato, chiedono GIUSTIZIA nello scontare le pene da parte degli assassini, chiedono GIUSTIZIA perché non ritengono degno di un paese democratico il fatto che gli assassini, dopo riduzioni di pene, affidamenti vari a servizi sociali ed altre concessioni, non assumano ruoli di “maîtres a penser”, non appaiano in TV a parlare di quegli anni terribili, quasi a giustificazione del loro comportamento.

“… Dovrebbero essere almeno condannati al silenzio sociale … “ dichiara una figlia che non conobbe mai suo padre, mentre un’altra donna, la vedova di un magistrato, dice: “ … In Italia si è fatta strada un’illusione, che corrisponde alla fantasia dei terroristi, che si possa superare quello che hanno fatto come se nulla fosse successo …”.

Consiglio vivamente la lettura di questo libro!

Dal Lussemburgo, addì 10 luglio 2008

4 commenti:

Cesco ha detto...

Ormai la giustizia in Italia è un'opinione. Da una parte si chiede la grazia ad un'assassina, dall'altra si invoca la pena di morte per un clandestino che senza volerlo ha ucciso un ragazzo al volante. Siamo alla frutta e andrà sempre peggio...

Aliza ha detto...

è vero non c'è niente di certo, anzi l'unica cosa certa è che le regole sono saltate, le colpe non sono più colpe, perciò i processi si possono rinviare, c'è chi si fa giustizia da solo, chi chiede vendetta dicendo di chiedere giustizia, apriranno le case chiuse per "risolvere" il problema della prostituzione...non solo da oggi, le persone che hanno l'incarico di ordinare e guidare la n/s società sono delle guide cieche. Goditi i tuoi nipotini, ciao

Romina ha detto...

Concordo in pieno con te! Sarebbe ora di smetterla con certe assurdità.

Saluti, caro "nonno"! :)

Niente Barriere ha detto...

Quasi quasi ti invidio, ho tre nipoti piccoli da una sorella e uno in particolare di 3 mesi. 2 in fasce deve essere stupendo.
Un grande saluto e l'augurio di un sereno fine settimana.

In questo periodo che si parla di GIUSTIZIA A SPROPOSITO sono letture che tengono viva la voglia di democrazia e la nobiltà e la ragione dell'uomo.