domenica 15 aprile 2007

Fra un po’ di giorni sarà il 25 aprile …

Fra un po’ di giorni sarà il 25 aprile, una data che ha più valenze.
Per molti è importante perché si fa festa e basta; si può fare un “ponte”! Ma questo genere di valenza è meglio trascurarla. Per altri è una festa nazionale, la festa della liberazione dal nazifascismo e della fine della guerra. Per altri, ancora, è una festa della quale si sono appropriati i “rossi” e, quindi, è meglio non festeggiare.
Ma a me queste valenze non interessano in modo particolare.
L’ultima, poi, non fa proprio per me!

Il 25 aprile, invece, è anche, e soprattutto, il giorno di San Marco, il patrono di Venezia, un patrono che, per i veneziani, non ha solo valore dal punto di vista della fede; San Marco ed il suo simbolo, il leone, fanno parte della millenaria storia della Serenissima.
Un anno fa, proprio per questa occasione, avevo fatto un post inserendo il testo di una canzone in dialetto, di fine ‘800, in suo onore.
Ora voglio far conoscere, ovviamente ai non veneziani, un’usanza ed il perché della stessa, proprio di questa giornata.

In occasione della festa del Patrono i Veneziani usano donare il "bocolo" (bocciolo di rosa) alla propria amata; sulle origini di questo dono conosciamo due leggende.

Una riguarda la storia del contrastato amore tra una nobildonna, si dice una tale Maria Partecipazio (Partecipazio era una famiglia che dette più dogi alla città, proprio all’inizio) ed il trovatore Tancredi. Nell'intento di superare gli ostacoli dati dalla diversità di classe sociale, Tancredi parte per la guerra cercando di ottenere una fama militare che lo renda degno di tanto altolocata sposa. Purtroppo però, dopo essersi valorosamente distinto agli ordini di Carlo Magno nella guerra contro i Mori di Spagna, cade ferito a morte sopra un roseto che si tinge di rosso con il suo sangue. Tancredi morente affida a Orlando, il paladino, un bocciolo di quel roseto perché lo consegni alla sua amata.
Orlando, fedele alla promessa, giunge a Venezia il giorno prima di S.Marco e consegna alla nobildonna il bocciolo, quale estremo messaggio d'amore di Tancredi morente. La mattina seguente Maria Partecipazio viene trovata morta con il bocciolo rosso posato sul cuore e da allora gli amanti veneziani usano quel fiore come emblematico pegno d'amore.

Secondo l'altra leggenda la tradizione del “bocolo” discende invece dal roseto che nasceva accanto la tomba dell'Evangelista. Il roseto sarebbe stato donato a un marinaio della Giudecca di nome Basilio quale premio per la sua grande collaborazione nella trafugazione delle spoglie del Santo.
Piantato nel giardino della sua casa il roseto alla morte di Basilio divenne il confine della proprietà suddivisa tra i due figli. Avvenne in seguito una rottura dell'armonia tra i due rami della famiglia (fatto che, sempre secondo le narrazioni, fu causa anche di un omicidio), e la pianta smise di fiorire.
Un 25 aprile di molti anni dopo nacque amore a prima vista tra una fanciulla discendente da uno dei due rami e un giovane dell'altro ramo familiare. I due giovani si innamorarono guardandosi attraverso il roseto che separava i due orti.
Il roseto accompagnò lo sbocciare dell'amore tra parti nemiche coprendosi di boccioli rossi, e il giovane cogliendone uno lo donò alla fanciulla.


Che dopo questa usanza sia diventata un’occasione d’oro per i fioristi della città e per molti “vu cumprà”, di norma cingalesi, questa è un’altra cosa!
Però è un’usanza molto sentita dai veneziani ed è una tradizione molto antica e, quindi, non è paragonabile alle “feste importate” della “donna”, della “mamma”, ecc. ecc.


N.B. - Perché ho messo questo post in anticipo sulla scadenza? Perché i veneziani se la possano ricordare per tempo e, per i “non veneziani,” che saranno nella mia città in quel giorni, affinché non si meraviglino nel vedere per strada tanti uomini, di tutte le età, con uno o più “bocoli” in mano.

7 commenti:

Romina ha detto...

Non ne ero a conoscenza, ovviamente. E' proprio una bella tradizione, molto romantica.
Anche tu regalerai un bel bocciolo, vero? ;)

Sergio ha detto...

E scontato il mio "bocolo"!

Questa tradizione appartiene solo alla città di Venezia tanto che nella regione, ma anche in provincia, sono moltissimi coloro che non la conoscono.

Toni ha detto...

Caro Sergio, a quei signori che accusano i comunisti di essersi appropriati del 25 aprile, si può sempre rispondere che i parroci si sono appropriati del primo maggio, dedicandolo, specialmente quando cade in un giorno feriale, alle prime comunioni. Eppure hanno 52 domeniche a disposizione! Tra gli "speculatori" per la vendita dei "bocoli", c'è anche la Croce Rossa. . . Sono comunisti anche loro?
P.S. Anche il mio "bocolo" è pronto! Mia moglie si aspetta sempre che sul gambo sia infilato un anello con solitario, ma né la C.R.I., né i Cingalesi me lo forniscono per 10 Euri (plurale di euro).

Sergio ha detto...

x Toni:
una precisazione: nel post non ho affermato in alcun modo che sia la chiesa a dire che i comunisti si siano appropriati del 25 aprile e questo perché, innanzitutto, la chiesa non lo ha mai fatto. Chi dice queste cose sono i fascisti e la destra "berlusconiana", che pensa ancora che Mussolini mandasse i suoi oppositori in "villeggiatura"!!!
Per quanto riguarda il 1° maggio, per quanto a mia conoscenza, non ho mai sentito di "prime comunioni" celebrate in quella data, anche se non si trattava di una domenica. Se tu lo affermi può darsi che sia stato un caso sporadico e, come dice saggiamente il popolo, ... "una rondine non fa primavera", oppure " ... è l'eccezione che conferma la regola".
Pertanto, non mettendo in alcun dubbio che il 25 aprile sia una ricorrenza civile da ricordare in tutta la nazione, permettimi, come veneziano, di ricordare il giorno di San Marco sia come ricorrenza religiosa che civile, come, d'altra parte la storia della nostra Città c'insegna.
L'unico mio dispiacere è che questo simbolo, civile e religioso, ci sia stato trafugato da quei trogloditi, razzisti e perniciosi, che si chiamano leghsiti!!!

Toni ha detto...

Nei tempi caldi, cui mi riferivo, posso testimoniare che succedevano queste cose ed altro ancora.Ora queste brutte usanze sono state "rubate" da Berlusconi e compagnia.Ma ricordo benissimo che esistevano dei Pepponi e Don Camillo che facevano sul serio,non per scherzo, come quei simpatici personaggi.Nelle campagne venete, non lontane dalla mia abitazione, qualche vecchio parroco lo faceva di proposito. Ammetto volentieri che ora queste stupidaggini non si vedono più, ma ti assicuro che non erano né sporadiche, né casuali.

Sergio ha detto...

A proposito di "tempi caldi", mi ricordo quando andai, come segretario, in un seggio elettorale alla Gazzera, oggi quartiere popoloso di Mestre, allora quasi aperta campagna. Uno degli scrutatori, ovviamente di fede PCI, chiese subito di togliere il crocefisso " ... perché simbolo di un partito ...". Il presidente del seggio, che, in questi casi, ha potere decisionale, non lo tolse ed io, come segretario, dovetti mettere a verbale la richiesta dello scrutatore e il successivo rifiuto del presidente di seggio. Il giorno dopo lo stesso scrutatore chiese alcune ore di permesso perché aveva " ... la prima comunione della figlia ... ". Il permesso gli fu concesso e lui, che era un contadino della zona, portò alcuni fiaschi di ottimo vino per tutti componenti del seggio, fiaschi che furono ben accolti da tutti (destrorsi, centristi e sinistrorsi). Ricordo che, a quei tempi, non si poteva bere alcolici durante i giorni di votazione.

Toni ha detto...

X Sergio
Nei seggi da me frequentati,come scrutatore, segretario,presidente, rappresentante di lista e anche di ma stesso, molto spesso una delle cabine era adibita a deposito di vettovaglie.Una volta ci sbafammo addirittura una lepre in salmì