lunedì 14 febbraio 2011

Da oltre centocinquantanni non cambia nulla (SEMBRA)

Il sonetto, che leggete più sotto, mi è giunto -a 1/2 mail- con attribuzione a Giuseppe Gioachino Belli  (1791-1863), principalmente noto per i suoi sonetti in dialetto romanesco. Ho cercato in rete se si tratta effettivamente di opera sua, ma non ho trovato alcunché.
Pertanto, se qualcuno fosse a conoscenza anche del titolo e da dove sia stato tratto, lo prego di informarmi. Comunque, essendo azzeccato per i tempi correnti, lo riporto
Mentre ch'er ber paese se sprofonna
tra frane, teremoti, innondazzioni
mentre che so' finiti li mijioni
pe turà un deficì de la Madonna
Mentre scole e musei cadeno a pezzi
e  l'atenei nun c'hanno più quadrini
pe' la ricerca, e i cervelli ppiù fini
vanno in artre nazzioni a cercà i mezzi
Mentre li fessi pagheno le tasse
e se rubba e se imbrojia a tutto spiano
e le pensioni so' sempre ppiù basse
Una luce s'è accesa nella notte.
Dormi tranquillo popolo itajiano
A noi ce sarveranno le mignotte.

1 commento:

sirio ha detto...

Mamma mia che drammatica attualità!
Se "qualcuno" avesse la serietà di leggere questo sonetto e di meditarci su, forse si vergognerebbe...
E' aspettarsi troppo?