giovedì 18 luglio 2013

Controlliamo che la vera da pozzo del Fontego dei Tedeschi ritorni al suo posto

Mi è giunta oggi una notizia (leggi qui) che preoccupa un po', perché non è la prima volta che, eseguiti i restauri in qualche palazzo veneziano, la vera da pozzo poi sparisca. Questa volta è il caso della bellissima vera che si trova nel Fontego dei Tedeschi, ora passato in mani private, e che, dopo un lunghissimo iter burocratico, viene sottoposto a lavori di restauro e ristrutturazione.
Il pericolo sussiste ed allora sono i veneziani che devono vigilare.
Passiamo da quelle parti e controlliamo che ritorni al suo  posto.
Qui sotto le foto che ho scattato ancora nel 2006.



sabato 15 giugno 2013

Esistono e si cantano i canti popolari veneziani?

Esistono e si cantano i canti popolari veneziani?
di Sergio Piovesan
Alcuni studiosi, soprattutto dell'ottocento, s'interessarono alle "canzonette, o villotte alla veneziana" e ne pubblicarono i testi in alcuni libri, ora rari, ma non introvabili.
Prendendoli in mano e leggendo i testi di queste "canzonette", sinceramente -da veneziano- casco letteralmente dalle nuvole. Infatti sono pochissime, da contare sulle dita di una mano, quelle che conosco o che ho sentito qualche volta cantare; e non si tratta di un libricino di poche pagine ma di un "tomo" contenente circa trecento testi. Chi li conosce oggi, chi li canta? Pochissime persone, per lo più ricercatori di questa materia sanno dell'esistenza di questo materiale. Per quanto riguarda poi chi lo canta, siamo veramente messi male: nessuno o quasi.
Si tratta di testi anche antichi, dei tempi delle crociate, di quando chi partiva salutava l'amata, o la sua patria, nell'insicurezza di rivederle. Tema molto comune è l'amore, quello corrisposto,  quello nascosto e quello negato, ma non mancano neppure i consigli delle madri e delle nonne; e tanto altro.
Alla domanda "chi li conosce, chi li canta?" risponde chi -ancora nel 1844- ebbe l'onore di leggere la prefazione del libro "Canti pel popolo veneziano" di Iacopo Vincenzo Foscarini, illustrati con note di Giulio Pullé, (edito in Venezia - dalla Tipografia Gaspari  nel 1844) - 
E proprio Giulio Pullé[1] all'Ateneo Veneto, nell'agosto del 1844, lesse: "....... Di simili poesie, che noi chiameremo col popolo canzonette, o villotte a la veneziana, furono già pubblicate altre raccolte; e poiché avevano molte di quelle la corrispondente loro musica originale a fronte, ci viene un'osservazione, essere cioè tutte scritte nei toni minori.  Qual sia la ragione di sì curioso accidente non sapremmo. Pare che i Veneziani abbandonandosi  all'affetto, si tingano per naturale inclinazione d'una lieve malinconia, che trasfonde in chi l'ascolta maggior tenerezza. Forse quella quiete augusta che regna per le vie di Venezia, singolare in paragone delle città di terra-ferma, è motivo di tale accidente: infatti, ognuno che al pari di me non sia nato su queste rive, avrà provato, nel porvi il piede, una certa maraviglia, un serramento di cuore, una, dirò così, dolce paura d'un silenzio così nuovo ed universale.
Se dunque v'ha delle canzonette originali di pubblica ragione, ond'è che non se ne senta cantare di rado, o mai, per le strade? Ahimè! la fatal moda che ogni cosa invade e scompiglia; le sovrabbondanti melodie, ed i cori rubati al teatro che rimbomba di sempre nuova musica, la vinsero; e fecero dimenticare, o trasandare a' buoni Veneziani, la cara semplicità de' loro canti primitivi, non basta: sin'anco il Tasso è andato in disuso! il Tasso una volta tanto comunemente intonato sulla poppa delle gondole, ond'ebbero i barcajuoli veneziani una specie di celebrità!   ....."  

Il Pullé dice che esistono testi anche con la musica a lato, cosa che, invece sembra sia oltremodo difficile.
Ma ecco la causa principale di una tale "non conoscenza": il sopravvento della cosiddetta musica colta, o dotta, che veniva eseguita nei teatri (ed a Venezia non mancavano), ma anche nei salotti e nei circoli dei nobili e della ricca borghesia, musiche che venivano cantate fuori ed imparate anche dal popolo prendendo così il sopravvento su quelle più "semplici" e popolari. Poi vennero i canti da battello, tutti d'autore,magari composti su commissione  e ciò incrementò maggiormente la dimenticanza degli antichi canti popolari.
Cosa fare? L'unica alternativa sarebbe quella di recuperare il canto registrando l'esecuzione di qualche donna (in genere sono le donne che tramandano la memoria) che ancora sia in grado di eseguirle e da questo minimo materiale risalire alla musica scritta.   
 
Per Iacopo Vincenzo Foscarini, vedi:
http://www.treccani.it/enciclopedia/iacopo-vincenzo-foscarini_%28Dizionario-Biografico%29/

 
[1] Drammaturgo (Verona 1814 - Legnano 1894); usò lo pseudonimo di Riccardo di Castelvecchio; inviso ai patrioti perché faceva parte dell'amministrazione austriaca. Scrisse oltre 25 lavori, oscillando fra il teatro a sfondo sociale, quello d'ambiente storico e la commedia goldoniana (La donna romantica e il medico omeopatico, 1858).

sabato 8 giugno 2013

E' uscito il nuovo numero di "Marmoléda", il notiziario "on line" del Coro Marmolada di Venezia

E' uscito il nuovo numero di "Marmoléda", il notiziario dell'Associazione Culturale Coro Marmolada di Venezia. La novità di questo numero è che si tratta di un'edizione esclusivamente digitale.
In esso potrete leggere notizie sugli ultimi concerti del Coro Marmolada, ma anche ricerche sugli antichi canti veneziani che, purtroppo, ormai nessuno ricorda.
C'è anche, come al solito la "pagina di Arco Acuto" una delle associazioni che -anche con il nostro coro- contribuisce ad aiutare i "meninos de rua" tramite il "Progetto meninos - frei Giorgio".
Anche la Consulta della Provincia di Venezia dell'A.S.A.C. ha la sua pagina nella quale annuncia importanti iniziative corali a livello provinciale.
Troverete anche un articolo di Paolo Pietrobon, molto documentato, dal titolo "Su Giulio Bedeschi federale repubblichino", un articolo suscitato da recenti scoperte, anche se conosciute da circoli di ristretti studiosi,  portate a conoscenza di un più vasto pubblico. E l'autore di "Centomila gavette di ghiaccio" e di altri bellissimi libri sull'ultima guerra e sulle sofferenze dei nostri soldati, un autore che ha ispirato alcuni bellissimi canti, è senz'altro un personaggio che può interessare il "mondo corale".
Buona lettura e attendiamo le vostre criitiche ed i vostri consigli.
Cliccate sulla testata per accedere alla lettura.

giovedì 23 maggio 2013

"CARNIA 1944 - Un'estate di libertà" film di Marco Rossitti, giovedì 30.5 alle ore 18,00 a Venezia presso la Scoléta dei Calegheri

Giovedì 30 maggio, alle ore 18,00
presso la Scoléta dei Calegheri,
introdotto da Sergio Piovesan,
verrà proiettato il film
di Marco Rossitti


ANNUNCIO
Domenica 2 giugno, su Speciale TG1, alle ore 24,00
verrà proiettato questo filmato

lunedì 15 aprile 2013

SOSPENSIONE del BLOG

A causa di un'assenza forzata, il blog non verrà aggiornato per 20-30 giorni.
A rileggerci!

giovedì 11 aprile 2013

Giulio Bedeschi: una forte delusione.

Non uno choc, ma una forte delusione mi ha preso leggendo, quest'oggi, una notizia.
Molti avranno letto "Centomila gavette di ghiaccio" il libro più famoso di Giulio Bedeschi, un diario che racconta la tragica campagna di Russia dell'esercito italiano. In particolare l'autore, che era ufficiale medico,  narra le vicende delle truppe alpine, dalla partenza alla ritirata,  dalla quale molti non tornarono.
Ultime ricerche, negli archivi della zona di Forlì, evidenziano che Bedeschi, dopo il ritorno in Italia, non solo aderì alla Repubblica Sociale Italiana, ma fu un attivista e comandante di una Brigata Nera. 
Subito dopo il 25 aprile riuscì a "sparire", forse usando documenti falsi, e operò come medico in provincia di Ragusa e solo più tardi in Lombardia. 
Certo che chi ha apprezzato i suoi libri ed anche i canti di Bepi De Marzi e Carlo Geminiani ispirati a queste vicende ("Joska la rossa", "L'ultima notte" e "Le voci di Nikolajewka"), proverà una forte delusione a sapere che Bedeschi, nonostante quello che ha visto in Russia in quella grande tragedia voluta da Mussolini e dal fascismo, abbia aderito a quella che fu la pagina più sporca della dittatura.   
La notizia è riportata da "Avvenire" e si può leggere cliccando qui.

domenica 17 marzo 2013

Pot-pourri n. 2 (segue quello del 10 marzo)



Il "Movimento 5 stelle" dimostra, ogni giorno di più, di essere a "guida unica", cioè un partito dove uno solo comanda. È di ieri il fatto che qualche senatore di questo movimento, contrariamente alle direttive impartite dal capo, abbia votato per Paolo Grasso alla Presidenza del Senato. Ed allora ... "apriti cielo!". Grillo ha chiesto le dimissioni di questi "traditori" che sembra abbiano fatto questa scelta più che a favore di Grasso contro Schifani, il senatore del PDL in ballottaggio col vincitore.
 Questo dimostra per l'ennesima volta che "M5S" non è democratico in quanto le decisioni vengono prese da uno solo. Ed allora perché hanno avuto un successo elettorale che nessuno (nemmeno loro) si aspettava? Forse la situazione di crisi attuale è stato il lievito che ha fatto crescere la protesta con il conseguente incremento di voti a questo movimento del quale nessuno ha preso in considerazione la poca  democrazia esistente all'interno dello stesso per non dire la totale assenza della stessa. Ora il problema  è che se non si riesce a mettere  in piedi un governo di lunga durata, cosa veramente difficile, si vada nuovamente ad elezioni con il pericolo di un ulteriore incremento del voto di protesta e conseguente possibilità di maggiore ingovernabilità o, ancor peggio, del prendere piede di una forma di dittatura.
Quindi è bene che tutti ragionino un po'.

"Occupazione militare delle istituzioni" blatera  il vostro (non mio) re dei libertini (ecco il significato della "L" nella sigla PDL) nonché di colui che dovrebbe rispettare di più la giustizia.  Ma quando era maggioranza chi erano i presidenti delle due camere del Parlamento? Ed allora perché protesta? Forse perché gli brucia vedere un ex magistrato presidente del Senato. Per lui tutti i magistrati sono solo dei comunisti perché non lo lasciano libero di fare quello che vuole. Sarebbe ora che lo arrestassero! Basta, chiudo qui questo argomento altrimenti mi sale la pressione e non posso essere ricoverato in una suite di 200 metri quadrati!

Benvenuto a Papa Francesco che, fin dalle prime mosse sembra voler cambiare molto nella Chiesa senza però, come spera qualcuno, andare incontro ad aspettative troppo laiche. Io non mi permetto di giudicare, soprattutto in fase di inizio pontificato e, quindi, come molti altri, resto in attesa.      

martedì 12 marzo 2013

Democrazia in pericolo!



«Napolitano ha ascoltato con grande attenzione le nostre preoccupazioni per i rischi che sta correndo la democrazia italiana» commentano in una nota Angelino Alfano, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri. E aggiungono: «Di fronte a questi rischi il Popolo della Libertà continuerà a esprimere, con tutte le forze di cui dispone, le proprie ragioni e a difendere la propria storia e quella di Silvio Berlusconi».

Questi i commenti dei maggiorenti del PDL in relazione alla loro "marcia sul tribunale di Milano" che, se non è proprio stata una marcia, tuttavia ricorda momenti non troppo belli della nostra storia.  I rischi che corre la nostra democrazia non vengono dalla magistratura, ma vengono, invece, proprio da questa parte politica che pretende di difendere l'indifendibile.
"La legge è uguale per tutti" sta scritto nelle aule di giustizia e non si capisce perché qualcuno debba ritenersi al di sopra della legge e continui, aiutato dai suoi sodali, ad opporsi affinché la giustizia compia il suo corso.
Il pericolo contro la democrazia non discende da una semplice dimostrazione e/o manifestazione, ma dal fatto che questa è stata attuata da uno dei poteri dello Stato, quello legislativo, rappresentato dalla miriade di deputati e senatori di una parte politica, contro un altro potere dello Stato,  quello giudiziario. La nostra Costituzione, una delle migliori esistenti al mondo, riconosce la presenza di tre poteri (legislativo, giudiziario ed esecutivo) nessuno dei tre sottomesso all'altro; e compiere atti contro la Costituzione è un atto contro la democrazia.
Si sono rivolti anche al Capo dello Stato che, invece, ha affermato che l'indipendenza dei magistrati non si discute ed il cui comunicato potete leggerlo di seguito.
 «Il Presidente della Repubblica ha espresso il suo vivo rammarico per il riaccendersi di tensioni e contrapposizioni tra politica e giustizia. Rammarico, in particolare, per quanto è accaduto ieri ed è sfociato in una manifestazione politica senza precedenti all'interno del palazzo di giustizia di Milano. Il Capo dello Stato, nel fare appello a un comune e generale senso di responsabilità perché non appaia messa in questione la libertà di espressione di ogni dissenso‚  l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, ha auspicato un immediato cambiamento del clima venutosi a creare».

Il momento attuale, nel quale assistiamo ad uno stallo della politica, può essere pericoloso per la vita democratica del nostro paese e, per questo, dovremo tutti vigilare. 

Aggiornamento delle 14,43 del 12.3:
Leggi questo commento su Avvenire che non è un giornale della sinistra!

domenica 10 marzo 2013

Pot-pourri

La "marcia in Roma" del M5S non sarà senz'altro come la "marcia su Roma", ma è ugualmente un brutto segnale. 
E' comunque, anzi sarà -visto che ciò accadrà il 15 p.v.- un gesto di forza, e questo, in democrazia, non è bella cosa, oppure, in considerazione che il leader del movimento è un uomo di spettacolo, è una forma teatrale per apparire: insomma, -mutatis mutandis- è sempre un "teatrino della politica"!
Comunque di questi gesti eclatanti non ne abbiamo proprio  bisogno! L'unico bel gesto sarebbe quello che si rimboccassero le maniche e che, in Parlamento, lavorassero per il bene dell'Italia e non per la loro "rivoluzione", sempre che abbiano chiare le idee su cosa significhi rivoluzione.
"Teatrino della politica", un termine molto usato da chi, in questi giorni, fa di tutto per non farsi ascoltare -ma soprattutto per non farsi interrogare- in tribunale, anzi, in diverse aule di tribunale. 
Lungi da me pensare che non abbia qualche fastidio agli occhi, però, stranamente, viene fuori tutto in questo momento! Poi, i medici fiscali, medico legale e specialista, dichiarano che il suo disturbo non è un "legittimo impedimento"! Ma, dicono i suoi sodali, che questi sono "medici nazisti" richiesti da "giudici comunisti"! Più che teatrino, assomiglia ad una "farsa"!
Salta fuori anche che è iperteso! E chi, alla sua età, non lo è?
Altro interesse di questi giorni: "Chi verrà eletto Papa?". E qui i "media" ne "sparano" di tutti i colori. Che siano ispirati dallo "Spirito Santo"? 
Alla fine, come succede ogni volta, tutti, o quasi, non indovineranno e chi ci azzeccherà lo avrà fatto per caso. 
Nel mio post precedente ho solo raccontato un episodio senza esprimere alcuna preferenza e senza fare alcuna profezia. D'altra parte io penso che ogni momento storico abbia il suo Papa giusto; magari ciò non appare in fase iniziale, ma, quando anche i giorni nostri saranno passati alla storia, questo sarà il giudizio.       

giovedì 28 febbraio 2013

Sede vacante: se è vero il detto "Non c'è due senza tre", allora .....



Un aneddoto nella storia di sessantaquattro anni del Coro Marmolada, sempre che sia vero il famoso detto "Non c'è due senza tre", potrebbe anticipare il nome di chi diventerà il prossimo successore di Pietro.
Poco dopo essere stato nominato Patriarca di Venezia ed in occasione del compleanno, i suoi  collaboratori gli regalarono un concerto del Coro Marmolada conoscendo la sua passione per la montagna e per i suoi canti. Si trattava del card. Angelo Scola, oggi arcivescovo di Milano.
Era il 6 novembre del 2003 e ci trovavamo nella sala "Tintoretto" del Palazzo Patriarcale e, tra un canto e l'altro, evidenziammo che il nostro complesso corale era stato altre due volte a cantare per il Patriarca di Venezia. 
La prima volta fu con il card. Angelo Roncalli, poi Giovanni XXIII, la seconda con il card. Albino Luciani, poi Giovanni Paolo I; quindi il terzo Patriarca che ascoltava il Coro Marmolada era lui e, se non c'è due senza tre .....
Forse l'unica differenza è che mentre i primi due erano stati eletti al soglio pontificio quando erano patriarchi di Venezia, il card. Angelo Scola ora non lo è più in quanto arcivescovo di Milano.
Vedremo .... 

N.B. - Quanto sopra non è una previsione, ma solo il racconto di un aneddoto.

mercoledì 27 febbraio 2013

Alan Lomax e le sue idee sul canto popolare



Molto spesso, pensando al repertorio del mio coro, che frequento ormai da 48 anni, mi domando se quello che cantiamo possiamo definirlo "canto popolare"; lo stesso vale per tutti i complessi corali cosiddetti "cori di montagna", ma anche "cori alpini" e "cori popolari". Poi mi domando anche se le diverse classificazioni di appartenenza che troviamo nei vari moduli di iscrizione a concorsi ed a rassegne siano da considerare giuste o corrette.  Ed allora nasce spontanea una domanda: "Oggi cosa si può definire canto popolare?"
La risposta non è facile anche perché non tutti sono d'accordo. La mia idea è che il canto popolare, almeno come espressione musicale di momenti d'amore, di dolore, di gioia, di lavoro, ma anche di disperazione, di malinconia, di nostalgia e di quant'altro, nata nel corso dei secoli  e tramandata oralmente, termina nella seconda meta del secolo scorso quando radio e televisione imposero globalmente i loro canoni musicali che modificarono radicalmente i gusti ed il modo di cantare -ma anche di non cantare- della popolazione.
Prima di quel periodo ci furono -per fortuna- dei ricercatori che, con pazienza, si avvicinavano a chi, nei paesi di campagna e di montagna, ma anche nelle periferie delle città e nei luoghi di lavoro all'aperto, cantava liberamente motivi e testi che avevano appreso dalla generazione precedente. Il loro lavoro consisteva nella trascrizione di testi e musica dei brani che ascoltavano; questo accadeva -almeno per quanto riguarda l'Italia- nell'800 e nella prima metà del '900. Dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto negli anni '50, con l'avvento di strumenti per la registrazione audio, il modulo di ricerca si modificò: al posto di quaderni e fogli musicali scritti a matita sul posto ci furono metri e metri di nastro magnetico e, successivamente, di dischi fonografici soprattutto quando nacquero i LP a 33 giri. Uno dei personaggi più famosi in questo campo, che svolse questo tipo di lavoro anche in Italia, fu lo statunitense Alan Lomax[1]  che nel  1954-55 percorse l'Italia in largo ed in lungo, con un registratore "Magnecord", registrando voci di singoli o più cantori, con e senza strumenti, nelle osterie, nelle aie e nei luoghi di lavoro.  In Sicilia le canzoni dei salinai, quelle di chi lavorava nelle tonnare, ma anche le storie dei  "Paladini e di Rinaldo" cantate e raccontate dai cantastorie. Non mancano i canti del periodo della mietitura in diverse regioni, quelli dei pastori e boscaioli di montagna e di pianura diversi anche se della stessa regione [2]  ed ancora quelli dei pescatori di pesce spada. Da queste sue esperienze è nato un libro[3] avvincente ed interessante.
Alan Lomax venne anche nel Veneto, a Venezia (Pellestrina) ed a Chioggia dove registrò, e quindi recuperò,  fra l'altro due canti che sono entrati anche nel repertorio del Coro Marmolada; e mi riferisco al "Canto dei battipali" ed "E mi me ne so 'ndao"  si quali torneremo più avanti. Fu anche in Friuli che descrive come "... la regione della polifonia, dalle voci aperte, liquide, che vanno lontano, mescolate in una dolce armonia e in una sequenza di accordi che sono entrambe incomprensibili per gli italiani più a sud, e soprattutto è la regione delle influenze culturali, linguistiche e musicali che giungono dall'Europa  del nord. ...". 
Un particolare che mi ha colpito del lavoro di Lomax  è stato questo: arrivando nei diversi paesi si rivolgeva in primo luogo alle autorità; queste gli proponevano cori o gruppi folcloristici organizzati e lui li lasciava perdere recandosi, invece, nelle osterie dove offriva del vino, a volte parecchio vino, che predisponeva le ugole. In Emilia, come riportato da chi lo assisteva logisticamente, girava fra i vari paesi dove difficilmente riusciva a trovare, nonostante il vino,  " ... canzoni che, localmente, avessero una radice. ...".Poi, finalmente, nel paese di  Campòlo, ascolto una ninna nanna che lo soddisfò;  e lì, come riferisce la medesima persona, in un "... locale in condizioni disperate,ma utile perché vi servivano certi vinacci toscani..."   effettuò la registrazione.
In poche parole descrive l'Italia musicale così:  "L'Italia è una terra dalle molte voci, alcune aspre e dolenti, altre estremamente arcaiche: nessuna corrisponde alla nostra idea della bella arte della canzone. Eppure in ogni regione sono giunti fino al nostro tempo un sentimento antico, una cultura locale della bellezza." . Ma questa sua idea non trovava riscontro presso altri studiosi della materia. Ad esempio Massimo Mila[4]  sosteneva che il "canto popolare italiano, ma anche europeo, si basa su un linguaggio armonico e tonale che, in sostanza, non si scosta da quello dellamusica colta europea"; ed ancora, sempre secondo lo stesso Mila, "... i contadini italiani ed europei cantano melodie fondate sui sottoprodotti del corale luterano e sui detriti delle arie dei cori d'opera italiana e francese, cioè sui cardini stessi del linguaggio musicale romantico".    
Lasciando queste polemiche sorte fra musicologi, un confronto ed uno scontro  che, comunque, arricchiscono il pensiero, ritorno ai due canti che interessano il "Marmolada" e che, in effetti rappresentano anche tutti gli altri canti cosiddetti popolari. Riscoperti e registrati dalle voci degli ultimi battipali e dagli ultimi barcaioli che remavano, Lomax affidò a Roberto Leydi[5]  le registrazioni per curare l'edizione discografica italiana. Questi, come riporta Gualtiero Bertelli[6] nel suo sito[7], fece avere a Luisa Ronchini[8] le registrazioni  effettuate da Lomax e da    Diego Carpitella[9] a Chioggia e a Pellestrina, località lagunari, in modo che incominciò a prendere corpo un piccolo, ma significativo, repertorio veneziano.
Da questo si deduce che Alan Lomax "recuperò" questi due canti e Luisa Ronchini li divulgò con le sue interpretazioni.  Ma già a questo momento l'interpretazione della Ronchini non era più l'originale canto popolare, ma, appunto solo un'interpretazione. Ed ancor più il genere popolare si allontana dalle interpretazioni del Coro Marmolada che esegue i due brani armonizzati[10] per coro a quattro voci virili.
In conclusione, il Coro Marmolada -ma anche gli altri cori con simili caratteristiche- non fanno canto popolare, ma canto corale "polifonico", nel senso etimologico del termine, i cui brani sono di origine popolare.  
Forse la dizione "cori d'ispirazione popolare", individuata già anni fa, senz'altro è la più corretta.


[2] Riferendosi al Gargano ed alle zone costiere scrive:" ... è una terra di pastori e boscaioli, boscaioli che vivono sulle montagne e cantano ruvidamente in coro, e pastori sulle strette e assolate pianure costiere che cantano le note più alte inassoli agonizzanti, come donne che urlano, e si accompagnano con la chitarra battente."
[3] Alan Lomax "L'anno più felice della mia vita - Un viaggio in Italia 1954 - 1955"  (Il Saggiatore, 2008)   
[4] Massimo Mila (Torino, 14 agosto 1910 – Torino, 26 dicembre 1988)
[6] Gualtiero Bertelli (Venezia, 16 febbraio 1944) è un cantautore italiano.
[7] http://www.gualtierobertelli.it/
[8] http://digilander.libero.it/gianni61dgl/luisaronchini.htm
[10] "Il canto dei battipali" è stato armonizzato da Giorgio Vacchi  (Bologna, 2 maggio 1932 – 24 gennaio 2008, direttore di coro ed etnomusicologo italiano.) mentre "E mi me ne so 'ndao", pur mantenendo il cantato della voce solista, è stato elaborato da Lucio Finco ( http://www.coromarmolada.it/LUCIO-FINCO.htm ), già direttore del Coro Marmolada, con un accompagnamento "muto" del coro.