sabato 24 giugno 2006

Lasciare o rifare?

Lasciare o rifare? Questo è il problema posto da due lettere sulla rubrica “Italians” gestita dal giornalista Beppe Severgnini su “Corriere.it”. Si tratta di due lettere (“Lasciare quest’Italia” e “Rifare questo paese”) che, partendo da stessi presupposti, giungono a conclusioni diverse.
Severgnini non risponde come usa fare altre volte, ma le inserisce, non a caso, vicine nell’elenco, una al sesto posto a l’altra al settimo, lasciando, perciò, che siano i lettori a valutare le due posizioni.
Ambedue gli estensori delle lettere sono convinti, come tutti del resto, che attualmente in Italia ci siano parecchie persone poco oneste, uomini e donne non virtuosi, menefreghisti, persone che non rispettano, anzi calpestano, i valori portanti di una civiltà degna di chiamarsi con questo nome.
Ed allora sono troppi quelli che pensano solo al proprio tornaconto, ai propri interessi, cercando di fregare il prossimo.
Più o meno questo è il succo delle due lettere che tentano anche di trovare le cause di questo malcostume nazionale: può essere la politica (o i politici), può essere la natura stessa degli uomini od altro.
Ma è nel finale che i due estensori si dividono; il primo conclude con la decisione di voler lasciare l’Italia: “…avendo a cuore il mio futuro e soprattutto quello dei miei figli, continuo a ripetere loro: andiamocene.” Questo si arrende, getta la spugna e, un po’ egoisticamente, pensa al suo futuro ed a quelli dei sui figli. Non gliene importa più di quello che potrà capitare all’Italia, una volta lasciata. È il pessimista che, forse, non ha fatto abbastanza e che non ricorda più gli ideali che poteva avere in gioventù. Confessa di essere un imprenditore e già questo mi fa capire qualcosa di più! Abbiamo tanti veri imprenditori in Italia? Io penso di no, e questo mio pensiero è legato soprattutto alla larga evasione fiscale ed elusione che questa categoria pratica.
Sono, ovviamente, più vicino alle conclusioni del secondo estensore, quello che non ha perso gli ideali e che continua a sperare.
Chi si ritira, chi è assente ha sempre torto!
Ed allora, non lasciamoci prendere dallo sconforto ed agiamo come dice l’ottimista, quello che ha ancora fiducia: “ … E spetta a tutti i cittadini onesti, a tutti noi, la responsabilità di far sorgere una nuova cultura, una nuova idea d’Italia.E' finito il tempo delle deleghe e delle scuse. Rimbocchiamoci le maniche e rifacciamo il nostro Paese prima che sia troppo tardi.”
”Su con le sbardele!” Era questa una frase, un modo di dire, usato quando facevo la naja fra gli alpini, che significava proprio il “rimboccarsi le maniche, andare avanti e darsi da fare”.

5 commenti:

maria ha detto...

Caro Sergio,
anche io la penso come te e come il secondo estensore: bisogna reagire, agire e non essere disfattisti con la scusa che và tutto a rotoli ma....non ti nascondo che più di una volta ho pensato anche io di andarmene con la famiglia all'estero! Non è questione d'egoismo ma è rabbia che ti ribolle dentro perchè ti senti impotente davanti alle follie di questo Paese! E più mi capita di vivere per un pò di tempo fuori, più mi rendo conto di quanto siamo provinciali, subdoli e menefreghisti. Tuttavia, spero di non cedere mai!!!

sergio ha detto...

x Maria:
RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE!

InOpera ha detto...

Caro Sergio,

io sono un biologo che lavora a Berlino. Uno dei partecipanti ad InOpera, insieme ad altri ragazzi che sono tra Roma e Napoli!
La scelta di andare via é una scelta sofferta e che racchiude dentro moltissimi fattori, difficilmente riconducibili ad un momento particolare storico.
Ci puó essere una voglia di confronto, oppure un semplice motivo economico. Si puó aver bisogno di una riconoscenza lavorativa che in certi ambiti la si trova piú fuori che in Italia (non per tutto é cosí, intendiamoci).
C'é anche un forte discorso personale che influisce tanto e che non va sottovalutato.

Io penso che chi va e chi resta non sono differenti se l'idea che hanno per migliorare il proprio stato é moralmente ed eticamente "alta".
Spesso chi va via poi vorrebbe tornare, ma ha difficolta proprio in questo passaggio.
Molti ricercatori come me, ma con esperienze maggiori ed ottime preparazioni hanno problemi a lasciare il loro laboratorio oltre le alpi per l'Italia, per problemi basilari che non sono solo gli stipendi, bensí uno status sociale degradato nel nostro paese.

Si é importanti se si fanno alcuni mestieri e non altri, soprattutto si é importanti se si frega il prossimo (fregare lo Stato é fregare noi stessi!)
Ecco, come si fa ad accettare un "declassamento" del genere?
Resistere non basta, bisogna passare all'azione morale, culturale, mentale.
Per questo credo sono nati e stanno nascendo blog su blog. Per dare una voce a chi é estromesso da questi monopoli dell'informazione ed anche per iniziare a REsistere!!!
A volte non é facile capire bene come, ma bisogna pensare che é un processo lungo ma doveroso, con risultati che arriverranno magari con il tempo.

Il mondo lo abbiamo noi in affitto per restituirlo poi ai nostri figli (non mi ricordo piú chi ha detto questa frase qui, ma é molto bella e sintetica).

un saluto e scusa il commento un po' troppo lungo.
Luca di InOpera

sergio ha detto...

Caro Luca,
bel commento il tuo, commento con il quale mi trovo fondamentalmente d'accordo anche perchè nel mio "post" non "condannavo" (parola grossa) assolutamente chi sceglie di andare all'estero per lavoro, per studio o, perchè no, anche per amore, per interessi culturali e per mille altri validi motivi.
Io sono ormai, e purtroppo, un pensionato che, all'inizio della mia attività lavorativa, stavo per andare all'estero, sempre col presupposto di ritornare, a non avevo alcun problema.
Ho anche una figlia che si trova fuori d'Italia per lavoro.
Quelli che invece non mi convincono sono proprio coloro che si identificano nell'estensore della prima lettera e cioè chi vede solo del marcio nel nostro Paese e, come rimedio, non trova altro che fuggire. Inoltre, qualificandosi lo stesso come "imprenditore", la sua scelta mi lascia ancora meno convinto. Non vorrei, ed in questo caso il mio è un "cattivo pensiero", che desiderasse lasciare l'Italia per uno dei tanti paradisi fiscali.
L'Italia è un bel paese dove c'è molta gente onesta e dove, però, ci sono anche tanti individui che non pagano le tasse, che credono (pensiero berlusconiano) sia un diritto non adempiere a questo dovere! E fra questi ci sono molti coddetti "imprenditori"!

Credo di aver fatto un lungo commento anch'io!

Saluti ed un caloroso augurio per il tuo importante lavoro.

Sergio

InOpera ha detto...

grazie Sergio,

aggiungo solo che il dubbio di un "imprenditore" che vada fuori dall'Italia per eludere il fisco é molto condivisibile.
Sarebbe il caso di iniziare a fare di nuovo riferimento a persone di altra caratura morale ed etica.