Nel “post” sottostante del 28 maggio segnalavo la mostra denominata “I Sacri Legni” presso il Museo Sistino di Montalto fino al 17 settembre p.v.
Poiché ho avuta la fortuna ed il privilegio di poter fotografare le opere esposte vi invito a “visitare” la mostra dopo aver letto il testo, copia del pieghevole, sotto esposto
“La temporanea presenza a Montalto del celebre gruppo ligneo detto "dei Magi' di Fabriano, è occasione per presentare, nel Museo Sistino, una esposizione di sculture lignee (ma non solo). Si tratta di una raccolta di opere provenienti dal territorio piceno, restaurate in anni recenti, molte inedite e quasi tutte sconosciute al grande pubblico: una mostra di 'scoperte, insomma, che costituirà una 'ghiotta' occasione sia per coloro che abitano stabilmente questa parte del territorio, sia per i visitatori che, già da qualche tempo, hanno fatto delle nostre terre la meta dei loro viaggi e dei loro soggiorni.
È un' esposizione che rincorre il filo sottile della ricerca sul campo, a riscoprire le zone più oscure ed i materiali più complessi, le sculture, appunto, rappresentanti un aspetto della storia artistica che sollecita numerose curiosità ed è spunto per inedite riflessioni. Pertanto, una ricerca che si accompagna al lavoro giornaliero di tutela: tutte le sculture sono restaurate, spesso recuperate da drammatiche situazioni conservative che ne compromettevano, oltre alla leggibilità ed alla valenza estetica, illegittimo ed originario uso cultuale e devozionale.
Pur non seguendo un filo storico rigidamente cronologico, e presentando un percorso in sequenza con qualche interruzione, la mostra si propone di offrire alla visione ed allo studio opere di sicura qualità, le più belle ed emozionanti, splendenti nei materiali intagliati e colorati, affiancate da dipinti contemporanei ed oggetti di oreficeria, nell'intento di sollecitare 1 un intrigante gioco di rimandi e relazioni visive.
Accanto ai Magi - che Fabriano presta a Montalto in cambio del famoso Reliquiario sistino - viene esposta la Madonna col Bambino, oggi a New York, che si è ritenuto facesse parte del medesimo gruppo. Le sculture
sono accostate alla tavola di Francescuccio Ghissi, dipinta per Montegiorgio, con la raffigurazione della Madonna in umiltà, che condivide l'uso di decori e preziose rifiniture simili a quelle realizzate nella policromia del gruppo fabrianese. Segue un inedito San Pietro, proveniente da Castignano, che si ha ragione di ritenere appartenente ancora al Trecento, ed in qualche modo legato alla cultura figurativa gotica di cui si sono conservati scarsissimi esemplari.
Di assoluta rarità iconografìca, la Maddalena sollevata dagli angeli, proveniente da Ripatransone: integralmente ricoperta dai suoi capelli d'oro, la scultura costituisce uno dei casi paradigmatici della collaborazione tra scultore e pittore, probabilmente nell'ambito di una bottega dell'Italia nord-orientale, verso la seconda metà del Quattrocento, che rappresenta, inoltre, una delle rare opere d'importazione superstiti nel territorio piceno.
La scultura lignea marchigiana del Rinascimento è rappresentata dal bellissimo San Sebastiano di Casalicchio di Montemonaco, scolpito nell'atelier del cosiddetto Maestro di Macerata, oltre al cinquecentesco San Bartolomeo proveniente dalla fornita chiesa di Foce, alle pendici dei Sibillini, probabilmente uscito da una bottega locale suggestionata dalla vasta attività di Cola dell'Amatrice.”
Clicca su.
http://www.piovesan.net/SacriLegni/SL01.htm
Consiglio la visualizzazione a pagina intera.
Di tutto un po'. In questo "blog" troverete "sfoghi" e pensieri, lettere inviate ai giornali e, forse, non pubblicate. Parlerò di Venezia, la mia Città, di quanto c'è di buono e di meno buono in essa, ma non mancheranno neppure argomenti di politica e di quello che capita nel mondo. Insomma ... un po' di tutto!!!
mercoledì 31 maggio 2006
domenica 28 maggio 2006
Bell'Italia - Merita visitarla
Il “blog” ha riposato un po’ troppo.
Come dicevo nel “minipost” precedente ero impegnato con il coro per una tournée nel Piceno, a Montalto Marche. Non tratterò, però, della tournée perché, come il solito, è andata bene, ma vorrei soffermarmi sulle bellezze della nostra terra italica. Conoscevo già le Marche ed in particolare la città e la provincia d’Ascoli avendovi passato alcuni mesi per il servizio militare (la prima parte del Corso AUC) qualche anno fa.
Ritornando a Montalto sono rimasto piacevolmente sorpreso dal paesaggio che, aprendo la finestra il mattino, ho scoperto sulla Val d’Aso, sui Monti Sibillini, sulle colline declinanti e dai molteplici colori; ed ancora più lontano altri monti. Veramente mi consideravo fortunato iniziare una giornata con quella visione. Scendendo poi sull’ampio terrazzo che girava attorno alla casa presso la quale eravamo ospitati, potei spaziare a 360 gradi essendo il punto più alto del paese.
Ed allora mi sono chiesto, anche confrontandomi con alcuni amici, perché tanti italiani vanno a fare le loro ferie all’estero. Ma hanno mai visto quello che c’è in Italia? E non mi riferisco solo alle solite città d’arte di Roma, Firenze e Venezia (magari non hanno visto neppure quelle), ma alle centinaia e centinaia di città più piccole, di paesi e borghi bellissimi dove ad ogni passo c’è una scoperta, dove è possibile visitare un piccolo museo con opere d’arte particolari (segnalo “I sacri legni” presso il Museo Sistino di Montalto fino al 17 settembre p.v.), dove i palazzi, le case e le chiese, pur nei diversi stili, riescono ad amalgamarsi ed a formare un “unicum” per il quale non c’è aggettivo.
Qualcuno potrà preferire “andare al mare”. Per carità! Non è che con questo si debba rinunciare al mare, abbronzatevi pure (non troppo perché, come risaputo, non fa bene), ma non rinunciate a quel tipo di ferie che fanno bene anche al cervello! Tutti n’abbiamo bisogno!
Insomma lasciate perdere qualche volta le mete esotiche e rimanete nella nostra bell’Italia; qualcuno, leggendomi, potrà dire: “La solita frase fatta”; è vero, però è soprattutto vero quello che affermo in quella frase “fatta”! Inoltre da noi si mangia bene, si beve meglio ed i soldi restano “in casa”, il che non fa male alla nostra economia nazionale.
Viaggiamo, quindi, dalla Vetta d’Italia a Capo Passero ed ovunque troveremo luoghi bellissimi e opere d’arte eccelse e che solo qui si trovano.
Come dicevo nel “minipost” precedente ero impegnato con il coro per una tournée nel Piceno, a Montalto Marche. Non tratterò, però, della tournée perché, come il solito, è andata bene, ma vorrei soffermarmi sulle bellezze della nostra terra italica. Conoscevo già le Marche ed in particolare la città e la provincia d’Ascoli avendovi passato alcuni mesi per il servizio militare (la prima parte del Corso AUC) qualche anno fa.
Ritornando a Montalto sono rimasto piacevolmente sorpreso dal paesaggio che, aprendo la finestra il mattino, ho scoperto sulla Val d’Aso, sui Monti Sibillini, sulle colline declinanti e dai molteplici colori; ed ancora più lontano altri monti. Veramente mi consideravo fortunato iniziare una giornata con quella visione. Scendendo poi sull’ampio terrazzo che girava attorno alla casa presso la quale eravamo ospitati, potei spaziare a 360 gradi essendo il punto più alto del paese.
Ed allora mi sono chiesto, anche confrontandomi con alcuni amici, perché tanti italiani vanno a fare le loro ferie all’estero. Ma hanno mai visto quello che c’è in Italia? E non mi riferisco solo alle solite città d’arte di Roma, Firenze e Venezia (magari non hanno visto neppure quelle), ma alle centinaia e centinaia di città più piccole, di paesi e borghi bellissimi dove ad ogni passo c’è una scoperta, dove è possibile visitare un piccolo museo con opere d’arte particolari (segnalo “I sacri legni” presso il Museo Sistino di Montalto fino al 17 settembre p.v.), dove i palazzi, le case e le chiese, pur nei diversi stili, riescono ad amalgamarsi ed a formare un “unicum” per il quale non c’è aggettivo.
Qualcuno potrà preferire “andare al mare”. Per carità! Non è che con questo si debba rinunciare al mare, abbronzatevi pure (non troppo perché, come risaputo, non fa bene), ma non rinunciate a quel tipo di ferie che fanno bene anche al cervello! Tutti n’abbiamo bisogno!
Insomma lasciate perdere qualche volta le mete esotiche e rimanete nella nostra bell’Italia; qualcuno, leggendomi, potrà dire: “La solita frase fatta”; è vero, però è soprattutto vero quello che affermo in quella frase “fatta”! Inoltre da noi si mangia bene, si beve meglio ed i soldi restano “in casa”, il che non fa male alla nostra economia nazionale.
Viaggiamo, quindi, dalla Vetta d’Italia a Capo Passero ed ovunque troveremo luoghi bellissimi e opere d’arte eccelse e che solo qui si trovano.
venerdì 19 maggio 2006
Anche il "blog" ha bisogno di riposo!
Per un po' di giorni non "posterò" in quanto fuori sede.
Un fine settimana di concerti con il Coro Marmolada di Venezia a Montalto Marche (AP)!
Un fine settimana di concerti con il Coro Marmolada di Venezia a Montalto Marche (AP)!
giovedì 18 maggio 2006
“In viaggio con Erodoto” di Ryszard Kapuscinski - Un buon libro!
Proprio ieri ho portato a termine la lettura di “In viaggio con Erodoto” di Ryszard Kapuscinski, scrittore e giornalista polacco. Un libro che alcuni giorni fa presi in prestito presso la biblioteca di quartiere, non per l’autore a me sconosciuto, ma per il titolo che richiama il celebre storico greco e, non poco determinante, da quanto scritto sulle pagine di copertina che, di norma, uso leggere prima di scegliere un libro.
Dopo questa premessa posso affermare che il libro mi è piaciuto molto e ne consiglio la lettura.
“Solo in viaggio un reporter si sente se stesso, a casa sua. Più leggevo Erodoto, più scoprivo in lui un’anima gemella. Che cosa lo aveva indotto a muoversi, ad agire, a intraprendere lunghi viaggi e spedizioni pericolose? Probabilmente la curiosità del mondo, il desiderio di esserci, di vedere e sperimentare tutto di persona.”
Così spiega Kapuscinski la sua passione per l’autore greco tanto da farlo diventare il suo autore di riferimento, da leggere e da rileggere, il cui libro, “Storie”, si è sempre portato nella valigia durante i suoi viaggi, in qualità di inviato, in gran parte del mondo.
“In viaggio con Erodoto” non è un romanzo e neppure un saggio, ma un confronto, sempre presente, fra l’attualità ed il passato nel tentativo, a me sembra riuscito, di ritrovare nella storia quello da cui ci sembra essere fuggiti.
Mi ha fatto piacere poi scoprire, proprio nello stesso giorno in cui ho terminato la lettura, un servizio da Udine su Il Gazzettino in occasione della Laurea “honoris causa” concessa dalla locale Università a Ryszard Kapuscinski del quale, come ovvio, cercherò di leggere altre sue opere.
Dopo questa premessa posso affermare che il libro mi è piaciuto molto e ne consiglio la lettura.
“Solo in viaggio un reporter si sente se stesso, a casa sua. Più leggevo Erodoto, più scoprivo in lui un’anima gemella. Che cosa lo aveva indotto a muoversi, ad agire, a intraprendere lunghi viaggi e spedizioni pericolose? Probabilmente la curiosità del mondo, il desiderio di esserci, di vedere e sperimentare tutto di persona.”
Così spiega Kapuscinski la sua passione per l’autore greco tanto da farlo diventare il suo autore di riferimento, da leggere e da rileggere, il cui libro, “Storie”, si è sempre portato nella valigia durante i suoi viaggi, in qualità di inviato, in gran parte del mondo.
“In viaggio con Erodoto” non è un romanzo e neppure un saggio, ma un confronto, sempre presente, fra l’attualità ed il passato nel tentativo, a me sembra riuscito, di ritrovare nella storia quello da cui ci sembra essere fuggiti.
Mi ha fatto piacere poi scoprire, proprio nello stesso giorno in cui ho terminato la lettura, un servizio da Udine su Il Gazzettino in occasione della Laurea “honoris causa” concessa dalla locale Università a Ryszard Kapuscinski del quale, come ovvio, cercherò di leggere altre sue opere.
martedì 16 maggio 2006
Se tutto va male è sempre colpa dei giudici!
“Il più esaltato eroe di Tangentopoli, Di Pietro, è tornato alla ribalta con la vittoria delle sinistre.
Agli occhi di molti italiani, oltre che strumento di una improbabile giustizia, Di Pietro appare sempre più essere stato uno mezzo, forse inconsapevole, per eliminare politici, industriali ed interi partiti politici invisi ai reggitori occulti del vero potere in Italia, un superpotere così oscuro che si sarebbe persino tentati di credere che in realtà non esista affatto.
La politica in Italia sembra aver raggiunto vertici di assurdità e di travisamenti assolutamente ineguagliabili.
Ma si può affermare che questo modo di fare politica abbia realmente ostacolato la crescita culturale, economica ed il benessere degli italiani?
Crescita e benessere che indubbiamente si sono verificati, almeno sino al governo Craxi.
Si può dimostrare che l'Italia sarebbe oggi molto più ricca e felice se i suoi rappresentanti politici fossero stati onesti, coraggiosi, competenti e capaci di fare scelte giuste e preveggenti?”
Questo è l’incipit di un articolo di un certo Professor Raffaele Giovannelli (si firma “Professore”, ma non so di cosa) che appare sul giornale “on line” EFFEDIEFFE.COM
Tutto l’articolo per cercare di dimostrare che la corruzione, anche nei secoli trascorsi, ha fatto solo bene all’economia! Così fino a quando Craxi non ha concluso la sua carriera l’Italia era in auge ed è colpa dei giudici, il cui emblema è Di Pietro, se dopo ci siamo ridotti così male. Bella tesi “berlusconiana”, ma non solo. Ci sono anche molti imprenditori (dobbiamo chiamarli ancora così?) che la pensano e la pensavano in questo modo.
E così gli italiani devono assuefarsi agli scandali ed agli imbrogli … solo per il loro bene!
Per fortuna, lo stesso giorno, esce un altro articolo, di segno opposto (Massimo Fini – Il Gazzettino 16 maggio 2006 – “LADROPOLI PER SEMPRE”), articolo che, come ovvio, condivido in pieno.
Agli occhi di molti italiani, oltre che strumento di una improbabile giustizia, Di Pietro appare sempre più essere stato uno mezzo, forse inconsapevole, per eliminare politici, industriali ed interi partiti politici invisi ai reggitori occulti del vero potere in Italia, un superpotere così oscuro che si sarebbe persino tentati di credere che in realtà non esista affatto.
La politica in Italia sembra aver raggiunto vertici di assurdità e di travisamenti assolutamente ineguagliabili.
Ma si può affermare che questo modo di fare politica abbia realmente ostacolato la crescita culturale, economica ed il benessere degli italiani?
Crescita e benessere che indubbiamente si sono verificati, almeno sino al governo Craxi.
Si può dimostrare che l'Italia sarebbe oggi molto più ricca e felice se i suoi rappresentanti politici fossero stati onesti, coraggiosi, competenti e capaci di fare scelte giuste e preveggenti?”
Questo è l’incipit di un articolo di un certo Professor Raffaele Giovannelli (si firma “Professore”, ma non so di cosa) che appare sul giornale “on line” EFFEDIEFFE.COM
Tutto l’articolo per cercare di dimostrare che la corruzione, anche nei secoli trascorsi, ha fatto solo bene all’economia! Così fino a quando Craxi non ha concluso la sua carriera l’Italia era in auge ed è colpa dei giudici, il cui emblema è Di Pietro, se dopo ci siamo ridotti così male. Bella tesi “berlusconiana”, ma non solo. Ci sono anche molti imprenditori (dobbiamo chiamarli ancora così?) che la pensano e la pensavano in questo modo.
E così gli italiani devono assuefarsi agli scandali ed agli imbrogli … solo per il loro bene!
Per fortuna, lo stesso giorno, esce un altro articolo, di segno opposto (Massimo Fini – Il Gazzettino 16 maggio 2006 – “LADROPOLI PER SEMPRE”), articolo che, come ovvio, condivido in pieno.
giovedì 11 maggio 2006
"Megio i schei subito che perdar tempo a studiar" Questo è il pensiero dei giovani veneti
“Sette laureati su cento tra quelli che vivono in Veneto sono stranieri. Con gli ucraini a un passo dallo strappare ai padovani il titolo di “gran dottori”: almeno uno su tre arriva in Veneto già con una laurea in tasca.
Il diploma? Per il 36 per cento degli immigrati è un traguardo raggiunto. Più dei veneti che hanno un titolo di istruzione superiore solo nel 32 dei casi.
È questa una delle tante sorprese fra le pieghe del rapporto 2005 sull’immigrazione straniera in Veneto. L’indagine, promossa dalla Regione e curata dall’Osservatorio regionale sull’immigrazione, è stata presentata a Civitas e fotografa la condizione dei circa 290mila immigrati presenti in Veneto.”
È questa una notizia stampa di qualche giorno fa che non mi ha sconvolto.
Infatti, quella suesposta, è una situazione che m’immaginavo; non avevo dati certi, ma la sensazione era che i giovani veneti preferiscono gli “schei” subito ai sacrifici di una carriera scolastica.
Subito la moto, la macchina, le serate in discoteca, gli abiti firmati, l’ultimo tipo di telefonino! Questi ed altri simili sono i desideri dei giovani veneti. Altroché studiare: bisogna sacrificarsi troppo e non si ha disponibilità di soldi; solo quelli che passerebbero papà e mamma! Troppo pochi!
Politiche ed educazioni sbagliate, soprattutto in passato quando il “sistema veneto” provocava forum, incontri e discussioni ad alto livello in tutto il mondo. Ricordo che nel 1988 mi trovavo in una città argentina ed il direttore della locale Camera di Commercio mi chiese delucidazioni su questo “sistema”. E già allora i giovani veneti preferivano i soldi subito.
Poi, magari, si lamentano che gli immigrati portano via il lavoro. Ma quale lavoro? Quello che i “signorini” (i “sioreti”) non vogliono affaticarsi a fare e che, invece, a qualche laureato o diplomato extracomunitario fa molto comodo.
Una giustificazione però la vorrei trovare, una giustificazione che definirei “atavica”: può trattarsi di una reazione a tutti i sacrifici dei loro genitori, nonni e bisnonni, non per studiare, ma per lavorare, per sdoganarsi ed affrancarsi dalla miseria nella quale erano stati costretti a vivere nei decenni e secoli precedenti.
Non ne sarei, però, tanto sicuro. È, forse, sola questione d’indole.
Se questo è il rovescio della medaglia, c’è anche il dritto della stessa. Perché non vedere in questa “immigrazione istruita” un arrivo di cervelli che possano occupare i posti che meritano e che li vedrebbero dirigere i “nostri giovanottoni veneti” che hanno preferito i soldi allo studio! Apriti cielo! Chissà cosa direbbe il “vostro” (non è mio) Gentilini?
Servirebbe in effetti una strategia più mirata d’inserimento e di riqualificazione professionale, che smentisca nei fatti lo stereotipo che persona immigrata sia uguale a collaboratrice domestica o manovale.
Il diploma? Per il 36 per cento degli immigrati è un traguardo raggiunto. Più dei veneti che hanno un titolo di istruzione superiore solo nel 32 dei casi.
È questa una delle tante sorprese fra le pieghe del rapporto 2005 sull’immigrazione straniera in Veneto. L’indagine, promossa dalla Regione e curata dall’Osservatorio regionale sull’immigrazione, è stata presentata a Civitas e fotografa la condizione dei circa 290mila immigrati presenti in Veneto.”
È questa una notizia stampa di qualche giorno fa che non mi ha sconvolto.
Infatti, quella suesposta, è una situazione che m’immaginavo; non avevo dati certi, ma la sensazione era che i giovani veneti preferiscono gli “schei” subito ai sacrifici di una carriera scolastica.
Subito la moto, la macchina, le serate in discoteca, gli abiti firmati, l’ultimo tipo di telefonino! Questi ed altri simili sono i desideri dei giovani veneti. Altroché studiare: bisogna sacrificarsi troppo e non si ha disponibilità di soldi; solo quelli che passerebbero papà e mamma! Troppo pochi!
Politiche ed educazioni sbagliate, soprattutto in passato quando il “sistema veneto” provocava forum, incontri e discussioni ad alto livello in tutto il mondo. Ricordo che nel 1988 mi trovavo in una città argentina ed il direttore della locale Camera di Commercio mi chiese delucidazioni su questo “sistema”. E già allora i giovani veneti preferivano i soldi subito.
Poi, magari, si lamentano che gli immigrati portano via il lavoro. Ma quale lavoro? Quello che i “signorini” (i “sioreti”) non vogliono affaticarsi a fare e che, invece, a qualche laureato o diplomato extracomunitario fa molto comodo.
Una giustificazione però la vorrei trovare, una giustificazione che definirei “atavica”: può trattarsi di una reazione a tutti i sacrifici dei loro genitori, nonni e bisnonni, non per studiare, ma per lavorare, per sdoganarsi ed affrancarsi dalla miseria nella quale erano stati costretti a vivere nei decenni e secoli precedenti.
Non ne sarei, però, tanto sicuro. È, forse, sola questione d’indole.
Se questo è il rovescio della medaglia, c’è anche il dritto della stessa. Perché non vedere in questa “immigrazione istruita” un arrivo di cervelli che possano occupare i posti che meritano e che li vedrebbero dirigere i “nostri giovanottoni veneti” che hanno preferito i soldi allo studio! Apriti cielo! Chissà cosa direbbe il “vostro” (non è mio) Gentilini?
Servirebbe in effetti una strategia più mirata d’inserimento e di riqualificazione professionale, che smentisca nei fatti lo stereotipo che persona immigrata sia uguale a collaboratrice domestica o manovale.
giovedì 4 maggio 2006
“Sistemazione in un Museo Veneziano del “Tanko dei Serenissimi”. MA VOGLIAMO ESSERE RIDICOLI???
Mi ero ripromesso di non “postare” più “blogs” che parlassero di determinati argomenti; uno di questi è la "Lega ed i leghisti". Ma come si fa a stare zitti se ti provocano, se ti tirano a cimento, se vengono fuori con “sparate” che rasentano il ridicolo?
Ultima, in ordine di tempo, quella dell’unico consigliere comunale di Venezia della “Liga Veneta – Lega Nord Padania” Alberto Mazzonetto.
L’oggetto di una sua recente interpellanza è: “Sistemazione in un Museo Veneziano del “Tanko dei Serenissimi”.
Leggetela perché è interessante capire come ci sia gente che ha il coraggio di fare simili proposte e che, per questo, prende anche l’indennità di consigliere comunale.
Basta, siamo stufi di sentire sempre le solite sciocchezze (è un eufemismo); basta col chiamare quattro “campagnoli” con un titolo che spetta solo alla Città e, una volta, anche al suo doge! Ed in più ci mettono anche la “S” maiuscola.
Personaggi, quelli che hanno preparato ed eseguito l’assalto al campanile di San Marco, che hanno travisato la storia, costruendosela ad uso e consumo proprio.
E poi, perché chiamare “tanko” un fuoristrada con qualche lamiera in più?
Ma ci rendiamo conto che hanno compiuto degli illeciti penali, dei reati gravi? Sono stati processati e condannati giustamente ed ora qualcuno vuole farli passare alla storia come eroi addirittura pretendendo che quel “fuoristrada” venga messo in un museo del centro storico! Si, sarei anche d’accordo, ben se si trattasse di un “museo degli orrori”.
Quello è un corpo di reato e tale deve restare ed anche se viene rottamato non ci trovo nulla di strano!
“Come l’Amministrazione Comunale precedente ha deciso di collocare al Museo Correr la statua del tiranno Napoleone, protagonista, complice la nobiltà veneziana della caduta della Serenissima Repubblica” . Questo è un passaggio dell’interpellanza.
La Repubblica di Venezia è caduta perché doveva cadere! Napoleone è stato solo uno strumento e la nobiltà veneziana, che reggeva le sorti dello stato, ormai era anacronistica, fuori del tempo.
Non sono addentro all’iter burocratico che l’interpellanza deve percorrere, però spero che questa venga fermata prima di andare all’esame del consiglio comunale.
Ultima, in ordine di tempo, quella dell’unico consigliere comunale di Venezia della “Liga Veneta – Lega Nord Padania” Alberto Mazzonetto.
L’oggetto di una sua recente interpellanza è: “Sistemazione in un Museo Veneziano del “Tanko dei Serenissimi”.
Leggetela perché è interessante capire come ci sia gente che ha il coraggio di fare simili proposte e che, per questo, prende anche l’indennità di consigliere comunale.
Basta, siamo stufi di sentire sempre le solite sciocchezze (è un eufemismo); basta col chiamare quattro “campagnoli” con un titolo che spetta solo alla Città e, una volta, anche al suo doge! Ed in più ci mettono anche la “S” maiuscola.
Personaggi, quelli che hanno preparato ed eseguito l’assalto al campanile di San Marco, che hanno travisato la storia, costruendosela ad uso e consumo proprio.
E poi, perché chiamare “tanko” un fuoristrada con qualche lamiera in più?
Ma ci rendiamo conto che hanno compiuto degli illeciti penali, dei reati gravi? Sono stati processati e condannati giustamente ed ora qualcuno vuole farli passare alla storia come eroi addirittura pretendendo che quel “fuoristrada” venga messo in un museo del centro storico! Si, sarei anche d’accordo, ben se si trattasse di un “museo degli orrori”.
Quello è un corpo di reato e tale deve restare ed anche se viene rottamato non ci trovo nulla di strano!
“Come l’Amministrazione Comunale precedente ha deciso di collocare al Museo Correr la statua del tiranno Napoleone, protagonista, complice la nobiltà veneziana della caduta della Serenissima Repubblica” . Questo è un passaggio dell’interpellanza.
La Repubblica di Venezia è caduta perché doveva cadere! Napoleone è stato solo uno strumento e la nobiltà veneziana, che reggeva le sorti dello stato, ormai era anacronistica, fuori del tempo.
Non sono addentro all’iter burocratico che l’interpellanza deve percorrere, però spero che questa venga fermata prima di andare all’esame del consiglio comunale.
martedì 2 maggio 2006
Cattiva sanità e buona sanità - Confronto USA e ITALIA: forse è meglio la nostra
Si parla spesso di “malasanità” in Italia e questo soprattutto quando si riscontra qualche fatto clamoroso per il quale c’è anche chi muore. Ma la sanità in Italia è ancora in gran parte pubblica, ed allora si dà la causa proprio al fatto che c’è poco spazio per il privato.
Queste sono tutte affermazioni che vengono soprattutto da una certa parte politica e da certi poteri forti. Tutto da dimostrare.
Intanto e bene precisare che i casi della cosiddetta “buona sanità”, quella pubblica, anche da noi sono tanti.
Ma prima di proseguire oltre, leggete un po’ questa lettera, apparsa sulla rubrica “Italians” curata dal giornalista Beppe Severgnini su Corriere.it.
Questo è l’esempio di come, anche e soprattutto nel caso di sanità privata, si possano passare delle brutte esperienze. Ma ci rendiamo conto che lo sfortunato autore della lettera era anche in possesso di un’assicurazione, cosa questa che è raccomandata a tutti coloro che si recano negli Stati Uniti come se fosse il toccasana, la bacchetta magica (privata) panacea d’ogni malanno! E i tempi d’attesa e la burocrazia!
E continuiamo a parlar male della nostra Italia!
Lasciando il caso specifico in questione, mettiamoci ora nei panni di un “povero statunitense”! Si, anche lì ci sono i poveri e non sono pochi! Il povero può anche morire perché non ha l’assicurazione giacché non lavora (per questo è povero) e, soprattutto, non produce.
Veniamo alla nostra Sanità (si, va bene la esse maiuscola)! Anche da noi si fa sul serio, ma poi ci si mette di mezzo la politica ed allora …. Il caso di cardiochirurgia di Mestre, molto attuale, vi dice niente? Ora anche l’assessore regionale, un leghista, quello che vuole chiudere cardiochirurgia di Mestre per lasciare spazio a Treviso, è indagato in uno dei tanti scandali che, ripetutamente, colpiscono i nostri politici ed i nostri imprenditori (dobbiamo chiamarli ancora così?); e dopo qualcuno afferma che la colpa è della magistratura politicizzata e tutta tendente a sinistra! E c’è anche qualcuno che crede a quel “qualcuno”!
Ma continuiamo a parlare di “buona sanità” di casa nostra. Qualche settimana fa sono stati presentati i risultati di una ricerca epidemiologica, la prima in Italia, effettuata sul territorio dell’Ulss 12 Veneziana, ricerca alla quale mi onoro di aver partecipato in fase iniziale, anche se nella stessa non è mai menzionato neppure il Servizio Informatica del quale facevo parte prima del mio pensionamento; chi ha fornito la maggior parte dei dati necessari alla ricerca? Chi ha preparato i “data base” secondo i "desiderata" dei ricercatori? Chi ha spiegato loro il contenuto ed il significato dei campi? E con questo chiudo il mio piccolo sfogo, dopo essermi tolto un sassolino dalla scarpa, e continuo esaminando il risultato principale che nessuno prevedeva: quasi tutte le patologie sono presenti maggiormente nella Venezia insulare che non a Mestre e nella terraferma dove un pesante traffico automobilistico e un’industria chimica di Marghera altamente inquinante facevano prevedere.
Ed ora tutti si chiedono il perché di questa stranezza. Perché un determinato sestiere di Venezia, Castello, e due isole, Pellestrina e Giudecca, si trovano primi in questa graduatoria? Qualcuno potrà pensare che in queste zone vi può essere popolazione più anziana; ma non è così perché, come viene spiegato dai ricercatori, è stato tenuto conto di tutti i parametri per “equalizzare” la popolazione. Ed allora? Per chi non è pratico di Venezia spiego che Pellestrina è un’isola tra mare e laguna, lontana da ogni inquinamento; anche la Giudecca è un’isola, un po’ più vicina a Marghera, ma normalmente il vento predominante, lo scirocco, soffia dalla Giudecca verso Marghera; anche Castello si trova dalla parte opposta, più vicino al mare.
Qualcuno ha ventilato un maggior abuso di “ombre” a Venezia che non in terraferma. Le “ombre”, e lo spiego per i non veneziani, sono i bicchieri di vino. Non mi sembra che questo sia molto convincente anche perché l’abuso d’alcool agisce di più solo su alcune patologie e non su tutte. E poi chi può affermare che a Mestre si beve di meno?
Qualcun altro ha cercato di spiegare con la vicinanza dell’acqua e con una maggiore umidità. Anche questa mi sembra una teoria poco dimostrabile; infatti, la stessa umidità si trova sia a Venezia sia in terraferma e se c’è qualche differenza questa è minima. E poi anche l’umidità e magari le case malsane influiscono solo su alcune patologie.
C’è stato invece chi, un medico di base della zona di Castello, ha ipotizzato che la causa prima di tutto sia la povertà! Anche questo tutto da dimostrare. Non dovrebbe essere difficile verificare lo stato economico della popolazione per zona di residenza: basta incrociare l’anagrafe sanitaria con quella tributaria. Chissà se i ricercatori del Servizio d’Igiene Pubblica ci hanno pensato! Ma, a spanne, l’osservazione del medico di base non dovrebbe essere tanto strampalata; per carità, le ricerche non si fanno a spanne! Ma io non sono un ricercatore, sono solo un informatico “in quiescenza” e, soprattutto uno che ha sempre vissuto a Venezia. In effetti, il sestiere di Castello e le due isole sono sempre state zone cosiddette “popolari” dove il censo non è stato mai troppo elevato. Il medico in questione afferma, e non vedo perché non credergli, che c’è anche chi, dovendo essere sottoposto ad accertamenti e non essendo esente, chiede di fare il minimo necessario per non dover pagare il “ticket”! Se siamo a questi livelli allora si può parlare veramente di povertà. E la povertà comporta, oltre ai soli accertamenti minimi e quindi poco indicativi, residenze malsane, alimentazione scarsa e non delle migliori ed anche stati d’animo particolari e frustrazioni. Tutto questo può portare ad una maggiore incidenza di tutte le patologie? Difficile da dimostrare. Certo che se fosse vero cadrebbe a pennello il proverbio veneziano che dice: “A chi che nasse sfortunà ghe piove sul culo anche a star sentà”.
E qui torniamo ai poveri “made in USA” ai quale si addice il proverbio (se qualcuno lo vuole tradurre). Forse per questi poveracci oltre alla pioggia, in quel posto arriva anche la grandine della sanità privata.
E finché i nostri liberali, libertari e liberisti non la smetteranno di sentenziare sulle economie nella sanità e sul profitto che questa deve portare come qualsiasi altra attività, anche la “buona sanità italiana”, tutta pubblica, farà una brutta fine.
Un dato che non era molto preciso nei records del “data base” era, e penso lo sia ancora, la professione cosa che, invece, ritengo molto importante. Infatti, la tabella delle professioni in uso presso le procedure informatiche dell’Ulss è formata da poco più di un centinaio d’elementi mentre la tabella usata dall’Istat ne contiene oltre ottomila. Quest’ultima è una tabella “seria” perché specifica nei minimi dettagli le professioni. Per esempio c’è differenza tra le diverse tipologie d’operaio, ma anche tra un operaio chimico addetto ad una determinata lavorazione ed un altro, sempre chimico, addetto ad altre lavorazioni. E già qui una certa indicazione sulle patologie possibili si può trovare.
Quando ero in servizio ho tentato di far capire a chi di dovere (sanitari) la necessità di un cambiamento della tabella ma, purtroppo, ho sempre trovato chi, pur dandomi anche ragione, preferiva che l’addetto all’immissione dei dati dell’accettazione non perdesse troppo tempo in quanto, essendo un infermiere, aveva altri compiti da svolgere. Inoltre, in occasione di un ricovero, è chiesta solo la professione del momento, ad esempio pensionato, senza andare indietro nel tempo con la professione, o professioni, precedente. Ma anche questo è un dato recuperabile, almeno in parte ed anche più preciso di quello dell’Ulss, dall’anagrafe comunale. Forse i ricercatori non ci avevano pensato.
Un ultimo consiglio ai ricercatori: perchè non consultano un metereologo, magari esperto di venti locali?
Queste sono tutte affermazioni che vengono soprattutto da una certa parte politica e da certi poteri forti. Tutto da dimostrare.
Intanto e bene precisare che i casi della cosiddetta “buona sanità”, quella pubblica, anche da noi sono tanti.
Ma prima di proseguire oltre, leggete un po’ questa lettera, apparsa sulla rubrica “Italians” curata dal giornalista Beppe Severgnini su Corriere.it.
Questo è l’esempio di come, anche e soprattutto nel caso di sanità privata, si possano passare delle brutte esperienze. Ma ci rendiamo conto che lo sfortunato autore della lettera era anche in possesso di un’assicurazione, cosa questa che è raccomandata a tutti coloro che si recano negli Stati Uniti come se fosse il toccasana, la bacchetta magica (privata) panacea d’ogni malanno! E i tempi d’attesa e la burocrazia!
E continuiamo a parlar male della nostra Italia!
Lasciando il caso specifico in questione, mettiamoci ora nei panni di un “povero statunitense”! Si, anche lì ci sono i poveri e non sono pochi! Il povero può anche morire perché non ha l’assicurazione giacché non lavora (per questo è povero) e, soprattutto, non produce.
Veniamo alla nostra Sanità (si, va bene la esse maiuscola)! Anche da noi si fa sul serio, ma poi ci si mette di mezzo la politica ed allora …. Il caso di cardiochirurgia di Mestre, molto attuale, vi dice niente? Ora anche l’assessore regionale, un leghista, quello che vuole chiudere cardiochirurgia di Mestre per lasciare spazio a Treviso, è indagato in uno dei tanti scandali che, ripetutamente, colpiscono i nostri politici ed i nostri imprenditori (dobbiamo chiamarli ancora così?); e dopo qualcuno afferma che la colpa è della magistratura politicizzata e tutta tendente a sinistra! E c’è anche qualcuno che crede a quel “qualcuno”!
Ma continuiamo a parlare di “buona sanità” di casa nostra. Qualche settimana fa sono stati presentati i risultati di una ricerca epidemiologica, la prima in Italia, effettuata sul territorio dell’Ulss 12 Veneziana, ricerca alla quale mi onoro di aver partecipato in fase iniziale, anche se nella stessa non è mai menzionato neppure il Servizio Informatica del quale facevo parte prima del mio pensionamento; chi ha fornito la maggior parte dei dati necessari alla ricerca? Chi ha preparato i “data base” secondo i "desiderata" dei ricercatori? Chi ha spiegato loro il contenuto ed il significato dei campi? E con questo chiudo il mio piccolo sfogo, dopo essermi tolto un sassolino dalla scarpa, e continuo esaminando il risultato principale che nessuno prevedeva: quasi tutte le patologie sono presenti maggiormente nella Venezia insulare che non a Mestre e nella terraferma dove un pesante traffico automobilistico e un’industria chimica di Marghera altamente inquinante facevano prevedere.
Ed ora tutti si chiedono il perché di questa stranezza. Perché un determinato sestiere di Venezia, Castello, e due isole, Pellestrina e Giudecca, si trovano primi in questa graduatoria? Qualcuno potrà pensare che in queste zone vi può essere popolazione più anziana; ma non è così perché, come viene spiegato dai ricercatori, è stato tenuto conto di tutti i parametri per “equalizzare” la popolazione. Ed allora? Per chi non è pratico di Venezia spiego che Pellestrina è un’isola tra mare e laguna, lontana da ogni inquinamento; anche la Giudecca è un’isola, un po’ più vicina a Marghera, ma normalmente il vento predominante, lo scirocco, soffia dalla Giudecca verso Marghera; anche Castello si trova dalla parte opposta, più vicino al mare.
Qualcuno ha ventilato un maggior abuso di “ombre” a Venezia che non in terraferma. Le “ombre”, e lo spiego per i non veneziani, sono i bicchieri di vino. Non mi sembra che questo sia molto convincente anche perché l’abuso d’alcool agisce di più solo su alcune patologie e non su tutte. E poi chi può affermare che a Mestre si beve di meno?
Qualcun altro ha cercato di spiegare con la vicinanza dell’acqua e con una maggiore umidità. Anche questa mi sembra una teoria poco dimostrabile; infatti, la stessa umidità si trova sia a Venezia sia in terraferma e se c’è qualche differenza questa è minima. E poi anche l’umidità e magari le case malsane influiscono solo su alcune patologie.
C’è stato invece chi, un medico di base della zona di Castello, ha ipotizzato che la causa prima di tutto sia la povertà! Anche questo tutto da dimostrare. Non dovrebbe essere difficile verificare lo stato economico della popolazione per zona di residenza: basta incrociare l’anagrafe sanitaria con quella tributaria. Chissà se i ricercatori del Servizio d’Igiene Pubblica ci hanno pensato! Ma, a spanne, l’osservazione del medico di base non dovrebbe essere tanto strampalata; per carità, le ricerche non si fanno a spanne! Ma io non sono un ricercatore, sono solo un informatico “in quiescenza” e, soprattutto uno che ha sempre vissuto a Venezia. In effetti, il sestiere di Castello e le due isole sono sempre state zone cosiddette “popolari” dove il censo non è stato mai troppo elevato. Il medico in questione afferma, e non vedo perché non credergli, che c’è anche chi, dovendo essere sottoposto ad accertamenti e non essendo esente, chiede di fare il minimo necessario per non dover pagare il “ticket”! Se siamo a questi livelli allora si può parlare veramente di povertà. E la povertà comporta, oltre ai soli accertamenti minimi e quindi poco indicativi, residenze malsane, alimentazione scarsa e non delle migliori ed anche stati d’animo particolari e frustrazioni. Tutto questo può portare ad una maggiore incidenza di tutte le patologie? Difficile da dimostrare. Certo che se fosse vero cadrebbe a pennello il proverbio veneziano che dice: “A chi che nasse sfortunà ghe piove sul culo anche a star sentà”.
E qui torniamo ai poveri “made in USA” ai quale si addice il proverbio (se qualcuno lo vuole tradurre). Forse per questi poveracci oltre alla pioggia, in quel posto arriva anche la grandine della sanità privata.
E finché i nostri liberali, libertari e liberisti non la smetteranno di sentenziare sulle economie nella sanità e sul profitto che questa deve portare come qualsiasi altra attività, anche la “buona sanità italiana”, tutta pubblica, farà una brutta fine.
Un dato che non era molto preciso nei records del “data base” era, e penso lo sia ancora, la professione cosa che, invece, ritengo molto importante. Infatti, la tabella delle professioni in uso presso le procedure informatiche dell’Ulss è formata da poco più di un centinaio d’elementi mentre la tabella usata dall’Istat ne contiene oltre ottomila. Quest’ultima è una tabella “seria” perché specifica nei minimi dettagli le professioni. Per esempio c’è differenza tra le diverse tipologie d’operaio, ma anche tra un operaio chimico addetto ad una determinata lavorazione ed un altro, sempre chimico, addetto ad altre lavorazioni. E già qui una certa indicazione sulle patologie possibili si può trovare.
Quando ero in servizio ho tentato di far capire a chi di dovere (sanitari) la necessità di un cambiamento della tabella ma, purtroppo, ho sempre trovato chi, pur dandomi anche ragione, preferiva che l’addetto all’immissione dei dati dell’accettazione non perdesse troppo tempo in quanto, essendo un infermiere, aveva altri compiti da svolgere. Inoltre, in occasione di un ricovero, è chiesta solo la professione del momento, ad esempio pensionato, senza andare indietro nel tempo con la professione, o professioni, precedente. Ma anche questo è un dato recuperabile, almeno in parte ed anche più preciso di quello dell’Ulss, dall’anagrafe comunale. Forse i ricercatori non ci avevano pensato.
Un ultimo consiglio ai ricercatori: perchè non consultano un metereologo, magari esperto di venti locali?
sabato 22 aprile 2006
25 aprile - San Marco

San Marco
di Domenico Varagnolo
San Marco xe un Santo
(caveve el capelo)
che tien el so vanto
più in tera che in cielo…
In Ciesa el se prega,
ma in Piaza el se adora,
in trono o in carega,
su tuto el stà sora.
In mezo ogni campo,
in fondo ogni cale,
se vede el so stampo,
ghe xe le so ale…
El dona a le pute
(che xe pensierose)
el bòcolo, e tute
za sogna le rose…
I veci el consola,
el ride ai putei,
el slarga la tola,
el strenze i fradei.
El dise a la zente:
“El mondo xe bruto,
ma el mondo xe gnente,
San Marco xe tuto!”
Il 25 aprile è la festa di San Marco, patrono di Venezia
venerdì 21 aprile 2006
Non ci sono più i "ricchi" di una volta! - “I RICCHI DISTRUGGONO LA SOCIETÀ”
“No xe più il formaggio pincion de ‘na volta!”. Chi non conosce questo modo di dire prettamente veneziano? Ma tante sono le cose che “non sono più quelle di una volta”. Guarda un po’, anche i “ricchi” non lo sono più; sono diversi anche loro. Ho parlato di “ricchi” e non di “Signori” perché … “Signori si nasce e ricchi si diventa”.
A parte queste amene teorie non vorrei divagare troppo perché, invece, desidero indicarvi un articolo apparso proprio oggi in internet, a firma di Maurizio Blondet, sul giornale “on line” EFFEDIEFFE.COM.
S’intitola “I RICCHI DISTRUGGONO LA SOCIETÀ”.
E’ un po’ lungo, ma vale la pena leggerlo: prende in esame la situazione sia a livello mondiale sia italiano dei nuovi ricchi, quelli che in pochi anni, sono arrivati nei posti più alti delle classifiche senza essere capitani d’industria, ma solo dei “furbetti” (forse è meglio definirli furboni) che ricavano le loro ricchezze da attività come “investimenti in attività immobiliari”, in “moda e spettacolo”, nel software, in speculazioni varie; insomma si tratta, in effetti, solo di furbetti del quartierino su scala planetaria.
Si è creata così una società isolata ed autosufficiente di favolosamente ricchi, che si concedono lussi scandalosi (nell’articolo ne sono citati molti). Alcuni, a giustificazione di questo modo di agire, rispondono che l’11 settembre potevano esserci anche loro nelle Torri Gemelle! Bella risposta!
Ma anche con tutti questi lussi sfrenati resta sempre il fatto che … “una volta di là” anche loro diventeranno … “tera da far bocai”!
Viene esaminata anche la situazione italiana dove, afferma l’articolo, il fenomeno avviene in modi ancora più torbidi e collusivi che in USA!
Chi ci rimette sono i veri imprenditori e, soprattutto, il ceto medio al quale non resta che tentare, unendosi, una ricostruzione dignitosa della società.
A parte queste amene teorie non vorrei divagare troppo perché, invece, desidero indicarvi un articolo apparso proprio oggi in internet, a firma di Maurizio Blondet, sul giornale “on line” EFFEDIEFFE.COM.
S’intitola “I RICCHI DISTRUGGONO LA SOCIETÀ”.
E’ un po’ lungo, ma vale la pena leggerlo: prende in esame la situazione sia a livello mondiale sia italiano dei nuovi ricchi, quelli che in pochi anni, sono arrivati nei posti più alti delle classifiche senza essere capitani d’industria, ma solo dei “furbetti” (forse è meglio definirli furboni) che ricavano le loro ricchezze da attività come “investimenti in attività immobiliari”, in “moda e spettacolo”, nel software, in speculazioni varie; insomma si tratta, in effetti, solo di furbetti del quartierino su scala planetaria.
Si è creata così una società isolata ed autosufficiente di favolosamente ricchi, che si concedono lussi scandalosi (nell’articolo ne sono citati molti). Alcuni, a giustificazione di questo modo di agire, rispondono che l’11 settembre potevano esserci anche loro nelle Torri Gemelle! Bella risposta!
Ma anche con tutti questi lussi sfrenati resta sempre il fatto che … “una volta di là” anche loro diventeranno … “tera da far bocai”!
Viene esaminata anche la situazione italiana dove, afferma l’articolo, il fenomeno avviene in modi ancora più torbidi e collusivi che in USA!
Chi ci rimette sono i veri imprenditori e, soprattutto, il ceto medio al quale non resta che tentare, unendosi, una ricostruzione dignitosa della società.
martedì 18 aprile 2006
11 settembre - Girano strane teorie!!!
«... mi pare che la vera teoria della cospirazione sia credere che 19 dilettanti terroristi armati di taglierini abbiano dirottato quattro aerei e raggiunto il 75% dei loro obbiettivi. Questo solleva un sacco di domande».
Questo è ciò che pensano alcune persone negli Stati Uniti relativamente all'attentato dell'11 Settembre 2001 alle Torri Gemelle.
In rete ho trovato un articolo del giornalista Maurizio Blondet apparso sul GIORNALE on-line EFFEDIEFFE.
Il giornalista in questione si autodefinisce così: "Il direttore del giornale on-line è Maurizio Blondet, certamente tra i più grandi giornalisti/scrittori italiani, certamente l'unico - tra i grandi - veramente controcorrente e non asservito ai cosiddetti "poteri forti".
Veramente allucinante se fosse vera la teoria secondo la quale chi ha provocato quell’immane tragedia non sarebbe da collegare al mondo islamico!
Comunque negli USA ne parlano, anche se non sono molti.
Per saperne di più: http://www.xander.it/verit%E011settembre.htm
Questo è ciò che pensano alcune persone negli Stati Uniti relativamente all'attentato dell'11 Settembre 2001 alle Torri Gemelle.
In rete ho trovato un articolo del giornalista Maurizio Blondet apparso sul GIORNALE on-line EFFEDIEFFE.
Il giornalista in questione si autodefinisce così: "Il direttore del giornale on-line è Maurizio Blondet, certamente tra i più grandi giornalisti/scrittori italiani, certamente l'unico - tra i grandi - veramente controcorrente e non asservito ai cosiddetti "poteri forti".
Veramente allucinante se fosse vera la teoria secondo la quale chi ha provocato quell’immane tragedia non sarebbe da collegare al mondo islamico!
Comunque negli USA ne parlano, anche se non sono molti.
Per saperne di più: http://www.xander.it/verit%E011settembre.htm
martedì 11 aprile 2006
I giovani dai 18 ai 25 anni hanno determinato la vittoria dell'Unione.
Sono molti, chi prima e chi dopo, coloro che, in queste ultime 24 ore, hanno voluto regalare il proprio pensiero sulle elezioni politiche del 9 e 10 aprile.
Anch’io, modestamente, desidero dare il mio “contributo”!
Inizierei dai dati degli “exit poll” che, come si è visto hanno “dato i numeri”; non sono fra coloro che condannano questo genere d’anticipazioni anche perché, come si sa, la statistica non è una scienza esatta, o meglio non è neppure una scienza ma è solo un metodo. La nuova legge elettorale ha complicato notevolmente gli studi per creare un modello che si avvicinasse alla realtà e poi, “diciamocelo pure”, è chiaro che fra coloro che erano interpellati, chi aveva votato la “Cdl”, subito si “vergognava con se stesso” e non duplicava il voto!
Seguire le varie trasmissioni in TV è stato senz’altro avvincente perché, a parte i commenti dei vari personaggi politici, ad ogni aggiornamento c’era sempre qualcosa di nuovo, c’era spesso la sorpresa di un sorpasso per terminare, poco fa, con il raggiungimento della maggioranza dei seggi, anche al Senato, da parte dell’Unione.
Non è che ora siano solo “rose e fiori”! Le rose avranno molte spine e gli altri fiori si appassiranno presto!
Lo so benissimo che i pochissimi voti di scarto in quest’assemblea non concederanno una vita tranquilla alla nuova maggioranza e, per questo, non giurerei per niente sulla durata della legislatura.
La prima cosa da fare, dopo gli adempimenti istituzionali, è cambiare radicalmente la legge elettorale assumendo i concetti di quella tedesca che prevede il sistema proporzionale con sbarramento. E se non ci pensano i “nostri dipendenti”, cioè coloro che noi abbiamo messo sugli scanni parlamentari, ci deve pensare il popolo con il referendum abrogativo.
Un dato interessante, che nessuno ha finora evidenziato, mi sembra questo: se controlliamo i voti ricevuti dai due schieramenti e presupponendo, cosa logica, che chi ha votato per un raggruppamento al Senato abbia espresso un voto analogo anche alla Camera, si scopre che il guadagno alla Camera da parte del centro-sinistra è dovuto al voto dei giovani, quelli fra i 18 e 25 anni che non hanno votato per il Senato.
Infatti, i 428.179 voti in meno al Senato per il centro-sinistra sono stati recuperati alla Camera ed a questi se n’aggiungono altri 25.224. Sommando i due dati si ottiene che 453.403 giovani hanno permesso la vittoria, anche se di stretta misura, dell’Unione sulla Cdl.
Di questi giovani, studenti e lavoratori precari, il nuovo governo deve tenere conto!
Anch’io, modestamente, desidero dare il mio “contributo”!
Inizierei dai dati degli “exit poll” che, come si è visto hanno “dato i numeri”; non sono fra coloro che condannano questo genere d’anticipazioni anche perché, come si sa, la statistica non è una scienza esatta, o meglio non è neppure una scienza ma è solo un metodo. La nuova legge elettorale ha complicato notevolmente gli studi per creare un modello che si avvicinasse alla realtà e poi, “diciamocelo pure”, è chiaro che fra coloro che erano interpellati, chi aveva votato la “Cdl”, subito si “vergognava con se stesso” e non duplicava il voto!
Seguire le varie trasmissioni in TV è stato senz’altro avvincente perché, a parte i commenti dei vari personaggi politici, ad ogni aggiornamento c’era sempre qualcosa di nuovo, c’era spesso la sorpresa di un sorpasso per terminare, poco fa, con il raggiungimento della maggioranza dei seggi, anche al Senato, da parte dell’Unione.
Non è che ora siano solo “rose e fiori”! Le rose avranno molte spine e gli altri fiori si appassiranno presto!
Lo so benissimo che i pochissimi voti di scarto in quest’assemblea non concederanno una vita tranquilla alla nuova maggioranza e, per questo, non giurerei per niente sulla durata della legislatura.
La prima cosa da fare, dopo gli adempimenti istituzionali, è cambiare radicalmente la legge elettorale assumendo i concetti di quella tedesca che prevede il sistema proporzionale con sbarramento. E se non ci pensano i “nostri dipendenti”, cioè coloro che noi abbiamo messo sugli scanni parlamentari, ci deve pensare il popolo con il referendum abrogativo.
Un dato interessante, che nessuno ha finora evidenziato, mi sembra questo: se controlliamo i voti ricevuti dai due schieramenti e presupponendo, cosa logica, che chi ha votato per un raggruppamento al Senato abbia espresso un voto analogo anche alla Camera, si scopre che il guadagno alla Camera da parte del centro-sinistra è dovuto al voto dei giovani, quelli fra i 18 e 25 anni che non hanno votato per il Senato.
Infatti, i 428.179 voti in meno al Senato per il centro-sinistra sono stati recuperati alla Camera ed a questi se n’aggiungono altri 25.224. Sommando i due dati si ottiene che 453.403 giovani hanno permesso la vittoria, anche se di stretta misura, dell’Unione sulla Cdl.
Di questi giovani, studenti e lavoratori precari, il nuovo governo deve tenere conto!
giovedì 6 aprile 2006
Il Ministro dell'Interno Pisanu svela attentati per i quali non sembra conclusa l'indagine!!!
L’articolo seguente, apparso il 6 aprile 2006 su Corriere.it, rivela di un attentato sventato in questi giorni. Io ci trovo qualcosa di strano in tutto l’accaduto!
Gli obiettivi erano la metro milanese e la basilica di San Petronio a Bologna
Pisanu: sventato attentato in Italia
«Vi era un progetto terroristico che avrebbe dovuto essere attuato prima delle elezioni. I servizi hanno consentito di evitarlo»
CAGLIARI - Il problema terrorismo entra nella campagna elettorale. «Ora posso dirlo: vi era un progetto terroristico che avrebbe dovuto essere attuato nel nostro Paese e l'azione di controllo e prevenzione dei nostri apparati ha consentito di sventarlo». Lo ha rivelato il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, a margine di una manifestazione di Forza Italia a Cagliari. Il Ministro ha aggiunto che gli obiettivi erano la Chiesa di San Petronio a Bologna e la Metropolitana milanese.
Il ministro dell'Interno ha spiegato che nel progetto erano coinvolte sette persone, di cui tre sono state espulse, due arrestate, una è sotto controllo mentre un'altra viene ricercata. Il gruppo avrebbe dovuto colpire prima delle elezioni, affermano gli
investigatori. «A Milano gli attentatori avrebbero voluto provocare morti e panico. Mentre a Bologna l'obiettivo era l'affresco contenuto all'interno di San Petronio raffigurante Maometto all'inferno. Una immagine considerata sacrilega dagli islamici».
A margine di una manifestazione di partito (F.I.) il Ministro dell’Interno rivela di un progetto terroristico sventato. Esaminando il resto dell’articolo si scopre che c’è ancora una persona sotto controllo ed un’altra ricercata. Evidentemente l’operazione non è ancora conclusa ed allora come si permette un ministro di rivelare un’operazione di polizia e/o dei servizi segreti non ancora portata a termine?
La propaganda elettorale non può arrivare a questo!
Se tutto ciò fosse vero, ma ci può essere qualche dubbio, gli organi di polizia e/o di “intelligence” avrebbero fatto il loro dovere e ciò indipendentemente da chi è ministro!
E veniamo ai dubbi.
Innanzitutto è troppo semplice trovare come obiettivo la Chiesa di San Petronio di Bologna: si sa benissimo dell’affresco che raffigura Maometto all’inferno e delle proteste di qualche islamico risalenti, però, ancora a parecchio tempo fa.
Ma siamo seri! Coma si fa a dire che erano coinvolte sette persone di cui tre sono state espulse! Ma era un attentato serio o solo una burla? Perché queste tre persone, allora, sono state espulse e non trattenute? Se erano coinvolte in qualcosa di serio dovevano finire arrestate e non espulse.
Insomma mi sa molto di propaganda elettorale, di semplice e “bassa” campagna elettorale.
Gli obiettivi erano la metro milanese e la basilica di San Petronio a Bologna
Pisanu: sventato attentato in Italia
«Vi era un progetto terroristico che avrebbe dovuto essere attuato prima delle elezioni. I servizi hanno consentito di evitarlo»
CAGLIARI - Il problema terrorismo entra nella campagna elettorale. «Ora posso dirlo: vi era un progetto terroristico che avrebbe dovuto essere attuato nel nostro Paese e l'azione di controllo e prevenzione dei nostri apparati ha consentito di sventarlo». Lo ha rivelato il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, a margine di una manifestazione di Forza Italia a Cagliari. Il Ministro ha aggiunto che gli obiettivi erano la Chiesa di San Petronio a Bologna e la Metropolitana milanese.
Il ministro dell'Interno ha spiegato che nel progetto erano coinvolte sette persone, di cui tre sono state espulse, due arrestate, una è sotto controllo mentre un'altra viene ricercata. Il gruppo avrebbe dovuto colpire prima delle elezioni, affermano gli
investigatori. «A Milano gli attentatori avrebbero voluto provocare morti e panico. Mentre a Bologna l'obiettivo era l'affresco contenuto all'interno di San Petronio raffigurante Maometto all'inferno. Una immagine considerata sacrilega dagli islamici».
A margine di una manifestazione di partito (F.I.) il Ministro dell’Interno rivela di un progetto terroristico sventato. Esaminando il resto dell’articolo si scopre che c’è ancora una persona sotto controllo ed un’altra ricercata. Evidentemente l’operazione non è ancora conclusa ed allora come si permette un ministro di rivelare un’operazione di polizia e/o dei servizi segreti non ancora portata a termine?
La propaganda elettorale non può arrivare a questo!
Se tutto ciò fosse vero, ma ci può essere qualche dubbio, gli organi di polizia e/o di “intelligence” avrebbero fatto il loro dovere e ciò indipendentemente da chi è ministro!
E veniamo ai dubbi.
Innanzitutto è troppo semplice trovare come obiettivo la Chiesa di San Petronio di Bologna: si sa benissimo dell’affresco che raffigura Maometto all’inferno e delle proteste di qualche islamico risalenti, però, ancora a parecchio tempo fa.
Ma siamo seri! Coma si fa a dire che erano coinvolte sette persone di cui tre sono state espulse! Ma era un attentato serio o solo una burla? Perché queste tre persone, allora, sono state espulse e non trattenute? Se erano coinvolte in qualcosa di serio dovevano finire arrestate e non espulse.
Insomma mi sa molto di propaganda elettorale, di semplice e “bassa” campagna elettorale.
mercoledì 5 aprile 2006
La canzonetta di Berlusconi, quello che fa rima con ......
Circa due settimane fa il "vostro" era uscito con un'offesa, a chi gli aveva ricordato il suo stalliere di Arcore, usando un linguaggio che una volta veniva definito "da caserma". E su quel fatto, come sul comportamento non proprio "civile" avevo già "postato" alcune righe su come la penso.
Ieri, sempre il "vostro", è cascato nuovamente offendendo, questa volta, tutti coloro che non hanno votato e non voteranno per lui.
Poi, come sempre, si è giustificato insinuando che non è stato compreso il significato; c'è poco da comprendere!!!
Viene il dubbio che ormai, data l'età, abbia qualche problema. Intanto, il solo perdere le staffe è una cosa indegna per chi ricopre una carica (e che carica); ma a questo punto, che abbia qualche problema di senilità?
Non vorrei annoiarvi troppo con questo argomento del quale tutti ne parlano anche troppo e, allora, vi invito a scaricarvi una canzonetta; non ha titolo però le parole sono originali di Berlusconi, quello che fa rima con .......
La musica è di un certo Roberto "Flogistox" e sono stato autorizzato a diffonderla.
Guardate anche queste fotografie e leggete l'articolo odierno di Gian Antonio Stella!!!
Ieri, sempre il "vostro", è cascato nuovamente offendendo, questa volta, tutti coloro che non hanno votato e non voteranno per lui.
Poi, come sempre, si è giustificato insinuando che non è stato compreso il significato; c'è poco da comprendere!!!
Viene il dubbio che ormai, data l'età, abbia qualche problema. Intanto, il solo perdere le staffe è una cosa indegna per chi ricopre una carica (e che carica); ma a questo punto, che abbia qualche problema di senilità?
Non vorrei annoiarvi troppo con questo argomento del quale tutti ne parlano anche troppo e, allora, vi invito a scaricarvi una canzonetta; non ha titolo però le parole sono originali di Berlusconi, quello che fa rima con .......
La musica è di un certo Roberto "Flogistox" e sono stato autorizzato a diffonderla.
Guardate anche queste fotografie e leggete l'articolo odierno di Gian Antonio Stella!!!
sabato 1 aprile 2006
Il primario di Cardiochirurgia dell'Ospedale di Mestre, dott. Carlo Zussa, ha dato le dimissioni
Alcuni giorni fa (26 marzo) "postavo" in questo "blog" le mie perplessità sulla ventilata chiusura (o sottomissione ad altro ospedale) della Cardiochirurgia dell'Ospedale di Mestre.
Oggi apprendo che il primario, dott. Carlo Zussa, ha dato le dimissioni. Conoscendolo e sapendo quanto ha fatto per creare e portare avanti il reparto in questione, mi sono sentito in dovere di inviare alla stampa locale (Il Gazzettino, La Nuova, Corrirere del Veneto ed ilVenezia) la sottonotata lettera in data odierna.
Egregio Direttore,
apprendo con gran dispiacere, da notizie di stampa, delle dimissioni del dott. Carlo Zussa, primario della Cardiochirurgia dell’Ospedale di Mestre, dimissioni senz’altro forzate dall’incresciosa situazione che in questi giorni si è venuta a creare.
Conosco il dott. Zussa dal 1998, anno in cui ebbi necessità di un suo “aiuto”: erano in due, lui ed il dott. Polesel, a portare avanti il reparto, allora ospitato presso la cardiologia con soli sei posti letto, ed aveva appena iniziato l’attività; i due dottori erano sempre presenti, notte e giorno, il tutto con un sicuro stress che, però, non mostravano e che non influiva nella loro professionalità ed umanità.
Indubbiamente il dott. Zussa in tutti questi anni ha pensato solo al lavoro, ad organizzare il reparto, a ricercare nuove tecniche e nuovi medici, giovani e motivati e senz’altro all’altezza della loro professione. Ha, insomma, fatto il suo dovere con scienza e coscienza, cosa questa, unitamente al suo carattere ed alla sua correttezza professionale, che non gli hanno permesso di rendere fertili altri “orticelli”, quelli della politica di bassa “lega” (virgolettata ad hoc) che, invece, altri lo sanno fare anche troppo bene!
Sembra essere tornati indietro di qualche decennio, quando, anche nel Veneto, gli ospedali crescevano come funghi, pure dove non c’era necessità, solo perché qualche politico influente proveniva da una determinata zona. Ora l’Assessore regionale alla Sanità, leghista, vuole fare dei tagli e chissà perché proprio nell’Ulss 12 Veneziana dove sta sorgendo il nuovo Ospedale di Mestre che nei decenni precedenti non ha mai avuto “sponsor” politici. Partendo dal presupposto che Padova non si tocca per storia e tradizione, ora è giusto pensare male perché, come afferma il sen. Giulio Andreotti, anche se si fa peccato, molto spesso s’indovina: infatti, l’assessore in questione è veronese e, guarda caso, nel suo piano anche a Verona è previsto che cardiochirurgia non sia toccato. E poi come può un assessore leghista togliere qualcosa a Treviso dove si trova il bacino di raccolta elettorale di questo partito? Resta il veneziano dove la Lega non conta! Inoltre sembra che il primario di Treviso abbia altri ed “alti” sponsor!
Non mi resta che sperare nel ritiro delle dimissioni del dott. Zussa al quale auguro di continuare ad operare con serenità nel magnifico reparto da lui creato, partendo dal nulla, soprattutto per il bene di coloro che vi passeranno.
Ringrazio e saluto
La lettera è stata pubblicata su IL GAZZETTINO del 6 aprile 2006
Oggi apprendo che il primario, dott. Carlo Zussa, ha dato le dimissioni. Conoscendolo e sapendo quanto ha fatto per creare e portare avanti il reparto in questione, mi sono sentito in dovere di inviare alla stampa locale (Il Gazzettino, La Nuova, Corrirere del Veneto ed ilVenezia) la sottonotata lettera in data odierna.
Egregio Direttore,
apprendo con gran dispiacere, da notizie di stampa, delle dimissioni del dott. Carlo Zussa, primario della Cardiochirurgia dell’Ospedale di Mestre, dimissioni senz’altro forzate dall’incresciosa situazione che in questi giorni si è venuta a creare.
Conosco il dott. Zussa dal 1998, anno in cui ebbi necessità di un suo “aiuto”: erano in due, lui ed il dott. Polesel, a portare avanti il reparto, allora ospitato presso la cardiologia con soli sei posti letto, ed aveva appena iniziato l’attività; i due dottori erano sempre presenti, notte e giorno, il tutto con un sicuro stress che, però, non mostravano e che non influiva nella loro professionalità ed umanità.
Indubbiamente il dott. Zussa in tutti questi anni ha pensato solo al lavoro, ad organizzare il reparto, a ricercare nuove tecniche e nuovi medici, giovani e motivati e senz’altro all’altezza della loro professione. Ha, insomma, fatto il suo dovere con scienza e coscienza, cosa questa, unitamente al suo carattere ed alla sua correttezza professionale, che non gli hanno permesso di rendere fertili altri “orticelli”, quelli della politica di bassa “lega” (virgolettata ad hoc) che, invece, altri lo sanno fare anche troppo bene!
Sembra essere tornati indietro di qualche decennio, quando, anche nel Veneto, gli ospedali crescevano come funghi, pure dove non c’era necessità, solo perché qualche politico influente proveniva da una determinata zona. Ora l’Assessore regionale alla Sanità, leghista, vuole fare dei tagli e chissà perché proprio nell’Ulss 12 Veneziana dove sta sorgendo il nuovo Ospedale di Mestre che nei decenni precedenti non ha mai avuto “sponsor” politici. Partendo dal presupposto che Padova non si tocca per storia e tradizione, ora è giusto pensare male perché, come afferma il sen. Giulio Andreotti, anche se si fa peccato, molto spesso s’indovina: infatti, l’assessore in questione è veronese e, guarda caso, nel suo piano anche a Verona è previsto che cardiochirurgia non sia toccato. E poi come può un assessore leghista togliere qualcosa a Treviso dove si trova il bacino di raccolta elettorale di questo partito? Resta il veneziano dove la Lega non conta! Inoltre sembra che il primario di Treviso abbia altri ed “alti” sponsor!
Non mi resta che sperare nel ritiro delle dimissioni del dott. Zussa al quale auguro di continuare ad operare con serenità nel magnifico reparto da lui creato, partendo dal nulla, soprattutto per il bene di coloro che vi passeranno.
Ringrazio e saluto
La lettera è stata pubblicata su IL GAZZETTINO del 6 aprile 2006
giovedì 30 marzo 2006
Imposte, tasse e servizi erogati. Cosa è buono e cosa è giusto.
Le tasse, o meglio le imposte, sono un argomento scottante in questi giorni che precedono le elezioni.
Essenzialmente le imposte servono a sostenere tutti quei servizi che lo Stato, ma anche Regioni, Province e Comuni, danno ai cittadini.
Ora diminuire le imposte, come vuole il centro-destra, può anche andare bene, ma fino ad un certo punto e credo che ci siamo già arrivati!
In effetti lo Stato non può avere meno introiti e per questo offrire meno servizi. Non è cosa “né buona né giusta”. Non è possibile che tutti coloro che vanno in pensione non debbano essere sostituiti; fino a qualche anno fa c’era, forse, un’eccedenza di personale nei diversi servizi pubblici e questo, in parte, è vero; però non dappertutto, inteso come servizi e come disposizione geografica, era così. Ormai da parecchio tempo c’è il blocco delle assunzioni e tutti i servizi ne risentono. E non vengano fuori i soliti “liberali e privatisti” che affermano, con grande disinvoltura e sufficienza, che il dipendente pubblico non lavora. “Non è cosa né buona né giusta”.
Diminuire le tasse/imposte senza che ne debbano soffrire i servizi è anche “cosa buona e giusta”, però non si capisce fino a che punto debba arrivare la “razionalizzazione”, come intende l’attuale governo. Esistono servizi che oltre un certo limite di “razionalizzazione” vanno in crisi.
Ridurre gli introiti per poi ridurre i servizi non è una politica “né buona né giusta”!
Ridurre il personale sanitario per risparmiare sulla spesa “non è cosa né buona né giusta”. Tanto chi ha i soldi si paga la sanità e chi non può … crepa! Non è “né buono né giusto”!
La scuola: chi può manda i figli nella scuola privata, che viene anche sovvenzionata dallo Stato (non è cosa “né buona né giusta”), e chi non può li manda alla scuola pubblica che, con sempre meno soldi, diventerà una scuola per poveri dove gli insegnanti saranno sempre meno e non i migliori. Anche questo non “è cosa né buona né giusta”!
E allora? Fare pagare le imposte a chi non le paga (e sono tanti) e a chi ne paga meno del dovuto in base al suo reddito (e anche questi sono tanti). Cosa “buona e giusta”!
Quindi è bene integrare le piante organiche della Guardia di Finanza e degli Uffici Finanziari/Tributari oltre a fornire a queste strutture tutti i mezzi necessari.
Abbiamo visto a Venezia ed in provincia, ma ogni giorno si leggono sulla stampa casi analoghi, come numerosi individui evadevano il fisco; e non si tratta di spiccioli! (vedi articolo de Il Gazzettino del 30 marzo u.s.).1
Ci sarebbe anche l’opzione di pagare meno i politici. Anche questa “è cosa buona e giusta”!. In questo caso, però, i cittadini si troverebbero contro coloro che hanno eletto.2 Di risparmi in questo campo ce ne sarebbero molti da fare.
Fra gli altri servizi da non ridurre all’osso metterei anche la Giustizia in modo che con più personale i processi verrebbero ridotti nel tempo (non vedo altro sistema) e così non cadrebbero in prescrizione soprattutto quei dibattimenti legati alle truffe, all’evasione, ai falsi in bilancio 3 “et similia”, tutti processi nei quali sono implicati i ricchi che, con gli avvocati famosi che possono permettersi, procrastinano le cause fino alla prescrizione. “Né buono né giusto”.
Ed allora? Imposte pagate da tutti in forma proporzionale e progressiva in base ai veri redditi e servizi all’altezza di uno Stato moderno e democratico.
Resta sempre la speranza!
Note:
1 Se un poveraccio ruba una mela, magari perché aveva fame, trova il suo nome sbattuto sui giornali, mentre questi “signori” (possiamo chiamarli ancora signori?) restano anonimi. Non sarebbe male, invece, metterli alla gogna e forse, solo in questo modo, si potrebbero ridurre le evasioni e le elusioni.
2 Perché non proporre un referendum su questo argomento?
3 La legge sul falso in bilancio va ripristinata!
Essenzialmente le imposte servono a sostenere tutti quei servizi che lo Stato, ma anche Regioni, Province e Comuni, danno ai cittadini.
Ora diminuire le imposte, come vuole il centro-destra, può anche andare bene, ma fino ad un certo punto e credo che ci siamo già arrivati!
In effetti lo Stato non può avere meno introiti e per questo offrire meno servizi. Non è cosa “né buona né giusta”. Non è possibile che tutti coloro che vanno in pensione non debbano essere sostituiti; fino a qualche anno fa c’era, forse, un’eccedenza di personale nei diversi servizi pubblici e questo, in parte, è vero; però non dappertutto, inteso come servizi e come disposizione geografica, era così. Ormai da parecchio tempo c’è il blocco delle assunzioni e tutti i servizi ne risentono. E non vengano fuori i soliti “liberali e privatisti” che affermano, con grande disinvoltura e sufficienza, che il dipendente pubblico non lavora. “Non è cosa né buona né giusta”.
Diminuire le tasse/imposte senza che ne debbano soffrire i servizi è anche “cosa buona e giusta”, però non si capisce fino a che punto debba arrivare la “razionalizzazione”, come intende l’attuale governo. Esistono servizi che oltre un certo limite di “razionalizzazione” vanno in crisi.
Ridurre gli introiti per poi ridurre i servizi non è una politica “né buona né giusta”!
Ridurre il personale sanitario per risparmiare sulla spesa “non è cosa né buona né giusta”. Tanto chi ha i soldi si paga la sanità e chi non può … crepa! Non è “né buono né giusto”!
La scuola: chi può manda i figli nella scuola privata, che viene anche sovvenzionata dallo Stato (non è cosa “né buona né giusta”), e chi non può li manda alla scuola pubblica che, con sempre meno soldi, diventerà una scuola per poveri dove gli insegnanti saranno sempre meno e non i migliori. Anche questo non “è cosa né buona né giusta”!
E allora? Fare pagare le imposte a chi non le paga (e sono tanti) e a chi ne paga meno del dovuto in base al suo reddito (e anche questi sono tanti). Cosa “buona e giusta”!
Quindi è bene integrare le piante organiche della Guardia di Finanza e degli Uffici Finanziari/Tributari oltre a fornire a queste strutture tutti i mezzi necessari.
Abbiamo visto a Venezia ed in provincia, ma ogni giorno si leggono sulla stampa casi analoghi, come numerosi individui evadevano il fisco; e non si tratta di spiccioli! (vedi articolo de Il Gazzettino del 30 marzo u.s.).1
Ci sarebbe anche l’opzione di pagare meno i politici. Anche questa “è cosa buona e giusta”!. In questo caso, però, i cittadini si troverebbero contro coloro che hanno eletto.2 Di risparmi in questo campo ce ne sarebbero molti da fare.
Fra gli altri servizi da non ridurre all’osso metterei anche la Giustizia in modo che con più personale i processi verrebbero ridotti nel tempo (non vedo altro sistema) e così non cadrebbero in prescrizione soprattutto quei dibattimenti legati alle truffe, all’evasione, ai falsi in bilancio 3 “et similia”, tutti processi nei quali sono implicati i ricchi che, con gli avvocati famosi che possono permettersi, procrastinano le cause fino alla prescrizione. “Né buono né giusto”.
Ed allora? Imposte pagate da tutti in forma proporzionale e progressiva in base ai veri redditi e servizi all’altezza di uno Stato moderno e democratico.
Resta sempre la speranza!
Note:
1 Se un poveraccio ruba una mela, magari perché aveva fame, trova il suo nome sbattuto sui giornali, mentre questi “signori” (possiamo chiamarli ancora signori?) restano anonimi. Non sarebbe male, invece, metterli alla gogna e forse, solo in questo modo, si potrebbero ridurre le evasioni e le elusioni.
2 Perché non proporre un referendum su questo argomento?
3 La legge sul falso in bilancio va ripristinata!
martedì 28 marzo 2006
Questa è la polizia che piace a Calderoli, Borghezio, Gentilini & C. e leghisti vari
domenica 26 marzo 2006
Ospedale di Mestre – Cardiochirurgia - Sempre i politici di mezzo!!!
Negli anni ’60, in pieno “boom” economico, ma anche un po’ prima e dopo, nel Veneto ed anche nel resto d’Italia, iniziarono a sorgere “ex novo”, oppure ad essere ristrutturati in crescita, numerosi ospedali posizionati in paesetti più o meno grandi. La voglia di avere la sanità sotto casa fu una moda molto costosa allora che, anche oggi, nonostante qualche difficilissimo ridimensionamento, continua.
Il tutto iniziò perché in queste, chiamiamole “cittadine”, località cominciava la carriera qualche politico, in genere democristiano, che poi raggiunse posizioni notevoli. Era, in definitiva, un “voto di scambio” e non vedo che ci sia un altro modo di chiamare questo modo di agire.
“Voi mi votate ed io vi faccio ottenere la costruzione e/o ristrutturazione dell’ospedale paesano”. Questo era l’”usanza”.
Ripeto, nel Veneto erano in maggioranza i democristiani mentre nelle altre ragioni potevano essere socialisti, socialdemocratici ed anche comunisti. Insomma il “boss” politico per essere rieletto, anche con un notevole numero di preferenze (allora contavano), prometteva, ovviamente con i soldi dello Stato, una “migliore sanità”!
Naturalmente la spesa crebbe in maniera smisurata e ci fu chi tentò di ridimensionare il fenomeno chiudendo qualche reparto, declassando l’ospedale o riducendolo ad un punto di primo intervento; la cosa non fu indolore. Sorsero comitati cittadini a difesa dell’ospedale sotto casa, oppure a difesa di qualche specialità portata in auge dal singolo primario. Ed anche in questo caso si vide che se c’era il “politico giusto” veniva riconosciuta la “specificità” del nosocomio o del territorio. Insomma anche nella fase di riduzione l’importante era avere qualche santo in cielo o, come si usa dire in Veneto, qualche “santolo”, l’equivalente di “padrino”.
E veniamo al caso di questi giorni. Siamo, come avrete capito, in Veneto, regione in cui è ancora in maggioranza il centro-destra alla quale partecipa anche la Lega.
L’assessore alla Sanità, Tosi, è un leghista veronese e quindi, dovendo ridurre qualcosa ha pensato bene di farlo in un territorio dove i leghisti non contano: il comune di Venezia. Qui c’è una Ulss che incorpora il comune predetto, quindi i territori di Venezia e di Mestre, più altri tre comuni più piccoli confinanti (Marcon, Quarto d’Altino e Cavallino-Treporti).
Sta nascendo (proprio in questi giorni sono giunti al tetto) il nuovo ospedale di Mestre che sarà attivo a fine 2007. Ma già il vecchio ospedale (Umberto I) opera egregiamente anche se con molte difficoltà. Una delle specialità considerate “fiore all’occhiello” della sanità veneziana e mestrina è la cardiochirurgia diretta dal primario Dott. Claudio Zussa.
Cosa ha pensato l’assessore leghista? Nel Veneto, anche secondo i parametri europei (quando vogliono si sentono anche europei i leghisti), le cardiochirurgie devono essere solo tre ed allora resterebbero Padova, naturalmente intoccabile, Verona, dove l’assessore Tosi raccoglie i voti, e Treviso, roccaforte leghista.
Maurizio Dianese su “Il Gazzettino” del 25.3.2006 scrive: “… Nel caso di Mestre sarà Treviso - secondo l'ipotesi di Tosi - a coordinare le cardiochirurgie di Mestre e Belluno. E a Mestre è scoppiato già il putiferio. Gli ottimisti dicono che è solo un modo per accontentare Lia Sartori, la potentissima padrona di Forza Italia, che ha chiesto un posto al sole per il professor Carlo Valfrè, suo amico personale. Il quale, dunque, si limiterà ad incassare il premio e amen.” Che bassezze!!! E continua: “I pessimisti invece ricordano che a suo tempo Valfrè cercò di mettere il cappello su Mestre e dovette ritirarlo perché l'allora direttore generale dell'Ulss, Carlo Crepas, gli tagliò la consulenza e chi s'è visto s'è visto. Dunque, Valfrè si vendicherà di Mestre. Quel che è certo è che il nuovo ospedale di Mestre rischia di nascere "sotto tutela", come succursale di Treviso, che avrà avuto anche i quarti di nobiltà, ma ormai non è più l'Ulss di un tempo. … “ (Vedi articolo completo).
Forse la mia è una difesa di parte visto che sono stato uno dei “clienti” del primo anno di attività a Mestre dei cardiochirurghi “fondatori”, il citato Dott. Zussa e l’aiuto Dott.Elvio Polesel (allora erano solo in due), però mi chiedo se qualcosa funziona (a Mestre si attende ora al massimo quattro mesi per un’intervento programmato, mentre a Treviso si va oltre l’anno) perché bisogna chiuderla o trasformarla? Anche solo unendola o mettendola in simbiosi con Treviso cosa migliorerebbe? Niente! Anzi, forse i più classificati “coordinamenti” e/o “supervisioni” porteranno ad un aumento delle liste d’attesa e non vi sarà alcun miglioramento per i pazienti. E poi, la sana concorrenza fra primari ed ospedali non serve?
Naturalmente, ora come allora, c’è subito chi protesta. Non si tratta, però, questa volta di cittadini fomentati da politici, ma, come si evince dalla lettera della Presidente dell’Associazione Amici del Cuore di Mestre, sono proprio coloro, od i loro famigliari, che hanno esperimentato la capacità di ci opera nella Divisione di Cardiochirurgia di Mestre.
Mi associo, quindi, all’appello degli Amici del Cuore di Mestre e mi auguro che anche nel nuovo ospedale ci sia ancora la cardiochirurgia!!!
Chi volesse sottoscrivere questo mio appello lo può fare inserendo il suo nominativo nei commenti.
Sarà mia cura trasmettere il tutto all’Associazione Amici del Cuore.
Il tutto iniziò perché in queste, chiamiamole “cittadine”, località cominciava la carriera qualche politico, in genere democristiano, che poi raggiunse posizioni notevoli. Era, in definitiva, un “voto di scambio” e non vedo che ci sia un altro modo di chiamare questo modo di agire.
“Voi mi votate ed io vi faccio ottenere la costruzione e/o ristrutturazione dell’ospedale paesano”. Questo era l’”usanza”.
Ripeto, nel Veneto erano in maggioranza i democristiani mentre nelle altre ragioni potevano essere socialisti, socialdemocratici ed anche comunisti. Insomma il “boss” politico per essere rieletto, anche con un notevole numero di preferenze (allora contavano), prometteva, ovviamente con i soldi dello Stato, una “migliore sanità”!
Naturalmente la spesa crebbe in maniera smisurata e ci fu chi tentò di ridimensionare il fenomeno chiudendo qualche reparto, declassando l’ospedale o riducendolo ad un punto di primo intervento; la cosa non fu indolore. Sorsero comitati cittadini a difesa dell’ospedale sotto casa, oppure a difesa di qualche specialità portata in auge dal singolo primario. Ed anche in questo caso si vide che se c’era il “politico giusto” veniva riconosciuta la “specificità” del nosocomio o del territorio. Insomma anche nella fase di riduzione l’importante era avere qualche santo in cielo o, come si usa dire in Veneto, qualche “santolo”, l’equivalente di “padrino”.
E veniamo al caso di questi giorni. Siamo, come avrete capito, in Veneto, regione in cui è ancora in maggioranza il centro-destra alla quale partecipa anche la Lega.
L’assessore alla Sanità, Tosi, è un leghista veronese e quindi, dovendo ridurre qualcosa ha pensato bene di farlo in un territorio dove i leghisti non contano: il comune di Venezia. Qui c’è una Ulss che incorpora il comune predetto, quindi i territori di Venezia e di Mestre, più altri tre comuni più piccoli confinanti (Marcon, Quarto d’Altino e Cavallino-Treporti).
Sta nascendo (proprio in questi giorni sono giunti al tetto) il nuovo ospedale di Mestre che sarà attivo a fine 2007. Ma già il vecchio ospedale (Umberto I) opera egregiamente anche se con molte difficoltà. Una delle specialità considerate “fiore all’occhiello” della sanità veneziana e mestrina è la cardiochirurgia diretta dal primario Dott. Claudio Zussa.
Cosa ha pensato l’assessore leghista? Nel Veneto, anche secondo i parametri europei (quando vogliono si sentono anche europei i leghisti), le cardiochirurgie devono essere solo tre ed allora resterebbero Padova, naturalmente intoccabile, Verona, dove l’assessore Tosi raccoglie i voti, e Treviso, roccaforte leghista.
Maurizio Dianese su “Il Gazzettino” del 25.3.2006 scrive: “… Nel caso di Mestre sarà Treviso - secondo l'ipotesi di Tosi - a coordinare le cardiochirurgie di Mestre e Belluno. E a Mestre è scoppiato già il putiferio. Gli ottimisti dicono che è solo un modo per accontentare Lia Sartori, la potentissima padrona di Forza Italia, che ha chiesto un posto al sole per il professor Carlo Valfrè, suo amico personale. Il quale, dunque, si limiterà ad incassare il premio e amen.” Che bassezze!!! E continua: “I pessimisti invece ricordano che a suo tempo Valfrè cercò di mettere il cappello su Mestre e dovette ritirarlo perché l'allora direttore generale dell'Ulss, Carlo Crepas, gli tagliò la consulenza e chi s'è visto s'è visto. Dunque, Valfrè si vendicherà di Mestre. Quel che è certo è che il nuovo ospedale di Mestre rischia di nascere "sotto tutela", come succursale di Treviso, che avrà avuto anche i quarti di nobiltà, ma ormai non è più l'Ulss di un tempo. … “ (Vedi articolo completo).
Forse la mia è una difesa di parte visto che sono stato uno dei “clienti” del primo anno di attività a Mestre dei cardiochirurghi “fondatori”, il citato Dott. Zussa e l’aiuto Dott.Elvio Polesel (allora erano solo in due), però mi chiedo se qualcosa funziona (a Mestre si attende ora al massimo quattro mesi per un’intervento programmato, mentre a Treviso si va oltre l’anno) perché bisogna chiuderla o trasformarla? Anche solo unendola o mettendola in simbiosi con Treviso cosa migliorerebbe? Niente! Anzi, forse i più classificati “coordinamenti” e/o “supervisioni” porteranno ad un aumento delle liste d’attesa e non vi sarà alcun miglioramento per i pazienti. E poi, la sana concorrenza fra primari ed ospedali non serve?
Naturalmente, ora come allora, c’è subito chi protesta. Non si tratta, però, questa volta di cittadini fomentati da politici, ma, come si evince dalla lettera della Presidente dell’Associazione Amici del Cuore di Mestre, sono proprio coloro, od i loro famigliari, che hanno esperimentato la capacità di ci opera nella Divisione di Cardiochirurgia di Mestre.
Mi associo, quindi, all’appello degli Amici del Cuore di Mestre e mi auguro che anche nel nuovo ospedale ci sia ancora la cardiochirurgia!!!
Chi volesse sottoscrivere questo mio appello lo può fare inserendo il suo nominativo nei commenti.
Sarà mia cura trasmettere il tutto all’Associazione Amici del Cuore.
mercoledì 22 marzo 2006
Ora anche il turpiloquio!
Mi ero ripromesso di non continuare a girare il dito nella piaga, ma ho dovuto ricredermi, anche perché la piaga è sempre lui! Sempre "il vostro" (non il mio) Silvio!
Come si fa a stare zitti quando ogni giorno ne succedono di tutti i colori. Non si sa più se ridere o piangere perché c’è poco da scherzarci sopra quando un uomo che dovrebbe svolgere il suo lavoro, la sua missione, senza essere sempre sul palcoscenico si permette, invece, di esternare, di arrabbiarsi, di fare il martire (tutti sono contro di lui) e di offendere il prossimo.
Dopo aver fatto le corna durante la posa per una fotografia ufficiale a livello di capi di governo europei, dopo aver detto di aver fatto la corte ad una signora che in Finlandia fa seriamente il suo dovere come capo di quel governo, dopo aver dato del “kapò” ad un eurodeputato tedesco, dopo tante altre esternazioni che hanno fatto sorridere per la mancanza di serietà di questo uomo, ma, ripeto, sarebbe da piangere, è ora la volta di rivolgersi con un battibecco a chi, al di là del cordone di sicurezza, lo contesta e per controbatterlo il “vostro” (non il mio) usa termini che, una volta, venivano definiti come “linguaggio da caserma”.
C’è un modo di dire a Venezia che recita “Aver le spale fate a copo” cioè si parla di un individuo che ha le spalle che scendono molto, come una tegola dove cade la pioggia, anche molta pioggia, che non vi rimane, che scivola via. E questa dovrebbe essere, metaforicamente, la prima dote di un politico, oltre, è cosa ovvia, all’intelligenza (non la furbizia che è altra cosa).
Per questo trovo veramente osceno che il “vostro” (non il mio) abbia ribattuto al giovane contestatore :”Tu non ti puoi permettere, tu sei un coglione!” (Corriere della Sera del 22.3.2006, ma questo è un giornale di sinistra). Secondo l’agenzia ADN-Kronos (chissà da che parte pende?) la frase sarebbe invece: ''Non puoi premetterti di parlare cosi'. Io sono una persona perbene, tu sei un coglione...''.
Il tutto perché questo giovane gli aveva ricordato un suo “scheletro nell’armadio” cioè quel Vittorio Mangano, mafioso e suo ex stalliere della villa di Arcore.
La contestazione era da parte di giovani studenti (liceali) senza passamontagna e senza caschi, e questo si può vedere dalle fotografie, durante ed alla fine di una riunione dei simpatizzanti di FI al Teatro “Carlo Felice” di Genova.
Durante gli scontri “leggeri” con la polizia sono state ferite due ragazze quindicenni.
Intanto, sempre secondo il detto veneziano di cui sopra, avrebbe dovuto andare avanti, far finta di non sentire e lasciar perdere: avrebbe fatto più bella figura e non sarebbero venute ancora allo scoperto le stranezze delle sue imprese passate (visto che si tratta di fatti passati ricordo anche l’acquisto per soli 500 milioni della villa di Arcore tramite il suo sodale Previti). E poi, come si permette di dare del tu, lui che pretende il “Lei” dall’imprenditore, e quindi “collega”, Dalla Valle. E per finire il termine “coglione”; lui, una persona ormai di una certa età, educato in ambiente cattolico (salesiani) ai tempi in cui il turpiloquio era peccato, effettivamente avrebbe fatto molto meglio a non trascendere.
Io, se fossi il giovane che si è preso del “coglione” dal capo del governo, sporgerei querela.
Ma perché il “vostro” non si prende un po’ di lezioni di “bon ton”, di “savoir faire”, dal maestro dell’ironia, il “divo Giulio” che risponde sempre tagliente ed anche con umorismo a tutti e senza offendere?
Come si fa a stare zitti quando ogni giorno ne succedono di tutti i colori. Non si sa più se ridere o piangere perché c’è poco da scherzarci sopra quando un uomo che dovrebbe svolgere il suo lavoro, la sua missione, senza essere sempre sul palcoscenico si permette, invece, di esternare, di arrabbiarsi, di fare il martire (tutti sono contro di lui) e di offendere il prossimo.
Dopo aver fatto le corna durante la posa per una fotografia ufficiale a livello di capi di governo europei, dopo aver detto di aver fatto la corte ad una signora che in Finlandia fa seriamente il suo dovere come capo di quel governo, dopo aver dato del “kapò” ad un eurodeputato tedesco, dopo tante altre esternazioni che hanno fatto sorridere per la mancanza di serietà di questo uomo, ma, ripeto, sarebbe da piangere, è ora la volta di rivolgersi con un battibecco a chi, al di là del cordone di sicurezza, lo contesta e per controbatterlo il “vostro” (non il mio) usa termini che, una volta, venivano definiti come “linguaggio da caserma”.
C’è un modo di dire a Venezia che recita “Aver le spale fate a copo” cioè si parla di un individuo che ha le spalle che scendono molto, come una tegola dove cade la pioggia, anche molta pioggia, che non vi rimane, che scivola via. E questa dovrebbe essere, metaforicamente, la prima dote di un politico, oltre, è cosa ovvia, all’intelligenza (non la furbizia che è altra cosa).
Per questo trovo veramente osceno che il “vostro” (non il mio) abbia ribattuto al giovane contestatore :”Tu non ti puoi permettere, tu sei un coglione!” (Corriere della Sera del 22.3.2006, ma questo è un giornale di sinistra). Secondo l’agenzia ADN-Kronos (chissà da che parte pende?) la frase sarebbe invece: ''Non puoi premetterti di parlare cosi'. Io sono una persona perbene, tu sei un coglione...''.
Il tutto perché questo giovane gli aveva ricordato un suo “scheletro nell’armadio” cioè quel Vittorio Mangano, mafioso e suo ex stalliere della villa di Arcore.
La contestazione era da parte di giovani studenti (liceali) senza passamontagna e senza caschi, e questo si può vedere dalle fotografie, durante ed alla fine di una riunione dei simpatizzanti di FI al Teatro “Carlo Felice” di Genova.
Durante gli scontri “leggeri” con la polizia sono state ferite due ragazze quindicenni.
Intanto, sempre secondo il detto veneziano di cui sopra, avrebbe dovuto andare avanti, far finta di non sentire e lasciar perdere: avrebbe fatto più bella figura e non sarebbero venute ancora allo scoperto le stranezze delle sue imprese passate (visto che si tratta di fatti passati ricordo anche l’acquisto per soli 500 milioni della villa di Arcore tramite il suo sodale Previti). E poi, come si permette di dare del tu, lui che pretende il “Lei” dall’imprenditore, e quindi “collega”, Dalla Valle. E per finire il termine “coglione”; lui, una persona ormai di una certa età, educato in ambiente cattolico (salesiani) ai tempi in cui il turpiloquio era peccato, effettivamente avrebbe fatto molto meglio a non trascendere.
Io, se fossi il giovane che si è preso del “coglione” dal capo del governo, sporgerei querela.
Ma perché il “vostro” non si prende un po’ di lezioni di “bon ton”, di “savoir faire”, dal maestro dell’ironia, il “divo Giulio” che risponde sempre tagliente ed anche con umorismo a tutti e senza offendere?
Anche le suore contestano l'uso della fede e della Chiesa per scopi politici.
Alcuni giorni fa inserivo in questo blog alcune notizie su rimostranze da parte di religiosi che hanno ricevuto l'opuscolo di Forza Italia.
Oggi mi tocca riprendere l'argomento per pubblicare la lettera che due suore missionarie comboniane hanno inviato al premier per contestare l'uso della fede e della Chiesa per scopi politici.
Sulla stampa viene dato risalto al fatto che le suore, di solito "poco propense a prendere ufficialmente posizione" in questa occasione si dimostrino "indignate per l'iniziativa editoriale"
Non faccio altri commenti e vi lascio alla lettura della lettera di Suor Anna Pia e Suor Tiziana
Gentile Premier e gentile onorevole,
oggi con grande sorpresa e sconcerto abbiamo ricevuto il vostro opuscolo dal titolo “I frutti e l’albero. Cinque anni di governo Berlusconi letti alla luce della dottrina sociale della Chiesa”.
Noi non accettiamo e non ammettiamo che i membri del Governo possano servirsi della fede e della Chiesa per scopi politici!
Ciò è grave!! Con Gesù non si deve scherzare!! Noi spendiamo la vita a servizio del mondo dei poveri, dei senza tetto in tutte le parti del mondo. Io che scrivo con sentimenti d’indignazione, ho vissuto 50 anni in terra di missione (Uganda) dove ancora c’è tanta miseria a causa della guerra che dura da 20 anni e dalla quale sembra non ci sia via d’uscita. Una guerra assurda che obbliga centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini a vivere in campi profughi vittime della fame, delle malattie e di continue violenze. E qui nel vostro opuscolo parlate di “frutti”, dello “stare dalla parte dei più deboli”, “del difendere e rispettare la vita”, “della solidarietà con i popoli più sofferenti” (cooperazione internazionale, remissione del debito…).
Noi suore missionarie dedicate ai più poveri e alle situazioni più disperate ed emarginate rifiutiamo questo vostro abuso nell’utilizzo di parole e concetti così profondi e importanti per noi e per tantissime altre persone solamente per ottenere (in modo deplorevole) VOTI!
Noi siamo persone libere con testa e cervello, sappiamo fare le nostre scelte senza che voi ci propiniate spiegazioni e “suggerimenti” elettorali assurdi e inaccettabili!
Vi chiediamo: perché questa ingente spesa per pubblicare questi opuscoli non poteva invece essere utilizzata per sollevare il tenore di vita di tanti cittadini italiani che vivono una squallida povertà?
Qui a Palermo, da tempo, noi serviamo uno dei quartieri più degradati del centro storico:
mamme che bussano ogni giorno alla nostra porta con l’ansia dello sfratto o della mancanza di soldi per sfamare i loro bambini o per pagare bollette della luce, del gas ecc… Persone ammalate che non possono procurarsi le medicine perché non mutuabili…
Ci chiediamo perché nel vostro libretto, così ben fatto e organizzato, non avete spiegato perché i più ricchi possono ottenere sempre tutto e gratuitamente mentre invece i più poveri (e sapete, in Italia ce ne sono sempre di più) non si possono permettere quasi nulla!
Invece che una miserabile e squallida pubblicità politica rivolta a tutte le parrocchie e agli istituti religiosi, si poteva organizzare (con le medesime spese) una campagna per la difesa dei diritti di tutti i cittadini italiani (non solo quelli di serie A). Allora si che si potrebbe cominciare a parlare in MODO SERIO e COERENTE di programma elettorale.
Per noi missionarie questi giochi politici non sono nuovi: quanti ne abbiamo visti nei paesi sotto dittatura!
Chiediamo che nella nostra Italia, che si dichiara democratica, ci sia più trasparenza e lealtà!
Abbiamo pure letto sul vostro libretto che avete creato leggi ispirate ai valori del Vangelo…Ma quali leggi? Quelle per gli immigrati? O quelle che tutelano i ricchi davanti alla giustizia? O ancora altre che sono il rovescio del comando divino, che dice di spartire il pane con l’affamato, il vestito con l’ignudo, la casa con il povero senza tetto o l’essere una cosa sola con TUTTI non escludendo però i poveri e le masse di disoccupati senza speranza!
E’ solo Gesù che può farci riconoscere dai frutti l’albero: e i vostri frutti – caro on. Bondi - quali sono stati? Forse la partecipazione alla guerra in Irak?
Noi facciamo un accorato appello a tutti i parroci, a tutti i religiosi/e affinché, con coscienza, riflettano sulla loro scelta per le prossime elezioni politiche.
Caro Presidente Silvio Berlusconi hai tanti mezzi a tua disposizione. Ti chiediamo allora, per favore, di non sfruttare in modo indegno il Vangelo e la Sposa di Cristo, la Chiesa.
E questa Sposa-Madre Chiesa non scenda più a compromessi con la politica.
Il nostro unico Signore e Maestro sia Cristo che offre la vita per tutti!
Suor Anna Pia De Marchi e suor Tiziana D’Agostino
missionarie comboniane
Palermo, 11 marzo 2006
Oggi mi tocca riprendere l'argomento per pubblicare la lettera che due suore missionarie comboniane hanno inviato al premier per contestare l'uso della fede e della Chiesa per scopi politici.
Sulla stampa viene dato risalto al fatto che le suore, di solito "poco propense a prendere ufficialmente posizione" in questa occasione si dimostrino "indignate per l'iniziativa editoriale"
Non faccio altri commenti e vi lascio alla lettura della lettera di Suor Anna Pia e Suor Tiziana
Gentile Premier e gentile onorevole,
oggi con grande sorpresa e sconcerto abbiamo ricevuto il vostro opuscolo dal titolo “I frutti e l’albero. Cinque anni di governo Berlusconi letti alla luce della dottrina sociale della Chiesa”.
Noi non accettiamo e non ammettiamo che i membri del Governo possano servirsi della fede e della Chiesa per scopi politici!
Ciò è grave!! Con Gesù non si deve scherzare!! Noi spendiamo la vita a servizio del mondo dei poveri, dei senza tetto in tutte le parti del mondo. Io che scrivo con sentimenti d’indignazione, ho vissuto 50 anni in terra di missione (Uganda) dove ancora c’è tanta miseria a causa della guerra che dura da 20 anni e dalla quale sembra non ci sia via d’uscita. Una guerra assurda che obbliga centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini a vivere in campi profughi vittime della fame, delle malattie e di continue violenze. E qui nel vostro opuscolo parlate di “frutti”, dello “stare dalla parte dei più deboli”, “del difendere e rispettare la vita”, “della solidarietà con i popoli più sofferenti” (cooperazione internazionale, remissione del debito…).
Noi suore missionarie dedicate ai più poveri e alle situazioni più disperate ed emarginate rifiutiamo questo vostro abuso nell’utilizzo di parole e concetti così profondi e importanti per noi e per tantissime altre persone solamente per ottenere (in modo deplorevole) VOTI!
Noi siamo persone libere con testa e cervello, sappiamo fare le nostre scelte senza che voi ci propiniate spiegazioni e “suggerimenti” elettorali assurdi e inaccettabili!
Vi chiediamo: perché questa ingente spesa per pubblicare questi opuscoli non poteva invece essere utilizzata per sollevare il tenore di vita di tanti cittadini italiani che vivono una squallida povertà?
Qui a Palermo, da tempo, noi serviamo uno dei quartieri più degradati del centro storico:
mamme che bussano ogni giorno alla nostra porta con l’ansia dello sfratto o della mancanza di soldi per sfamare i loro bambini o per pagare bollette della luce, del gas ecc… Persone ammalate che non possono procurarsi le medicine perché non mutuabili…
Ci chiediamo perché nel vostro libretto, così ben fatto e organizzato, non avete spiegato perché i più ricchi possono ottenere sempre tutto e gratuitamente mentre invece i più poveri (e sapete, in Italia ce ne sono sempre di più) non si possono permettere quasi nulla!
Invece che una miserabile e squallida pubblicità politica rivolta a tutte le parrocchie e agli istituti religiosi, si poteva organizzare (con le medesime spese) una campagna per la difesa dei diritti di tutti i cittadini italiani (non solo quelli di serie A). Allora si che si potrebbe cominciare a parlare in MODO SERIO e COERENTE di programma elettorale.
Per noi missionarie questi giochi politici non sono nuovi: quanti ne abbiamo visti nei paesi sotto dittatura!
Chiediamo che nella nostra Italia, che si dichiara democratica, ci sia più trasparenza e lealtà!
Abbiamo pure letto sul vostro libretto che avete creato leggi ispirate ai valori del Vangelo…Ma quali leggi? Quelle per gli immigrati? O quelle che tutelano i ricchi davanti alla giustizia? O ancora altre che sono il rovescio del comando divino, che dice di spartire il pane con l’affamato, il vestito con l’ignudo, la casa con il povero senza tetto o l’essere una cosa sola con TUTTI non escludendo però i poveri e le masse di disoccupati senza speranza!
E’ solo Gesù che può farci riconoscere dai frutti l’albero: e i vostri frutti – caro on. Bondi - quali sono stati? Forse la partecipazione alla guerra in Irak?
Noi facciamo un accorato appello a tutti i parroci, a tutti i religiosi/e affinché, con coscienza, riflettano sulla loro scelta per le prossime elezioni politiche.
Caro Presidente Silvio Berlusconi hai tanti mezzi a tua disposizione. Ti chiediamo allora, per favore, di non sfruttare in modo indegno il Vangelo e la Sposa di Cristo, la Chiesa.
E questa Sposa-Madre Chiesa non scenda più a compromessi con la politica.
Il nostro unico Signore e Maestro sia Cristo che offre la vita per tutti!
Suor Anna Pia De Marchi e suor Tiziana D’Agostino
missionarie comboniane
Palermo, 11 marzo 2006
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