giovedì 11 maggio 2006

"Megio i schei subito che perdar tempo a studiar" Questo è il pensiero dei giovani veneti

“Sette laureati su cento tra quelli che vivono in Veneto sono stranieri. Con gli ucraini a un passo dallo strappare ai padovani il titolo di “gran dottori”: almeno uno su tre arriva in Veneto già con una laurea in tasca.
Il diploma? Per il 36 per cento degli immigrati è un traguardo raggiunto. Più dei veneti che hanno un titolo di istruzione superiore solo nel 32 dei casi.
È questa una delle tante sorprese fra le pieghe del rapporto 2005 sull’immigrazione straniera in Veneto. L’indagine, promossa dalla Regione e curata dall’Osservatorio regionale sull’immigrazione, è stata presentata a Civitas e fotografa la condizione dei circa 290mila immigrati presenti in Veneto.”


È questa una notizia stampa di qualche giorno fa che non mi ha sconvolto.
Infatti, quella suesposta, è una situazione che m’immaginavo; non avevo dati certi, ma la sensazione era che i giovani veneti preferiscono gli “schei” subito ai sacrifici di una carriera scolastica.
Subito la moto, la macchina, le serate in discoteca, gli abiti firmati, l’ultimo tipo di telefonino! Questi ed altri simili sono i desideri dei giovani veneti. Altroché studiare: bisogna sacrificarsi troppo e non si ha disponibilità di soldi; solo quelli che passerebbero papà e mamma! Troppo pochi!
Politiche ed educazioni sbagliate, soprattutto in passato quando il “sistema veneto” provocava forum, incontri e discussioni ad alto livello in tutto il mondo. Ricordo che nel 1988 mi trovavo in una città argentina ed il direttore della locale Camera di Commercio mi chiese delucidazioni su questo “sistema”. E già allora i giovani veneti preferivano i soldi subito.
Poi, magari, si lamentano che gli immigrati portano via il lavoro. Ma quale lavoro? Quello che i “signorini” (i “sioreti”) non vogliono affaticarsi a fare e che, invece, a qualche laureato o diplomato extracomunitario fa molto comodo.
Una giustificazione però la vorrei trovare, una giustificazione che definirei “atavica”: può trattarsi di una reazione a tutti i sacrifici dei loro genitori, nonni e bisnonni, non per studiare, ma per lavorare, per sdoganarsi ed affrancarsi dalla miseria nella quale erano stati costretti a vivere nei decenni e secoli precedenti.
Non ne sarei, però, tanto sicuro. È, forse, sola questione d’indole.

Se questo è il rovescio della medaglia, c’è anche il dritto della stessa. Perché non vedere in questa “immigrazione istruita” un arrivo di cervelli che possano occupare i posti che meritano e che li vedrebbero dirigere i “nostri giovanottoni veneti” che hanno preferito i soldi allo studio! Apriti cielo! Chissà cosa direbbe il “vostro” (non è mio) Gentilini?
Servirebbe in effetti una strategia più mirata d’inserimento e di riqualificazione professionale, che smentisca nei fatti lo stereotipo che persona immigrata sia uguale a collaboratrice domestica o manovale.

4 commenti:

InOpera ha detto...

un paese che permette un flosso di "cervelli" all'estero sensa batter ciclio potrà far capire l'importanza di un afflusso degli stessi che provengano dai paesi dell'est?

sottolineo dai paesi dell'est perchè fossero "americani" od "occidentali" la cosa sarebbe di molto smussata, nel bene e nel male chiaro.

è leggittimo scegliere di lavorare invece di studiare o viceversa.

la questione si pone, credo, nel momento in cui una delle due "comunità" (chi lavora o chi studia) non riconosce l'altra e degenera nelle sue classi intellettuali o alto-borghesi in una mancanza di cultura palesemente ostentata.

i borghesi in Italia parlano di "barche a vela", all'estero 4 lingue.
Qualcuno che dia un esempio e spinga ad amare la cultura ci deve pur essere, altrimenti viene facile apprezzare gli "schei" ai libri.

Anonimo ha detto...

ciao sergio
La tua "motivazione atavica" mi convince e non credo che sia cosi' fuori luogo.
IL trovare veneti in ogni angolo del mondo ti da ragione sulla tua considerazione, ora che la situazione si e' ribaltata e non solo il veneto non e' piu' povero ma e' la locomotiva d'Italia allora e' automatico che ci si riprenda una rivincita' su quella situazione di miseria.
Al sud non e' cosi, ed anocora si emigra, alle volte in nord Italia alle volte all'estero, questo le statistiche lo dicono ma sono pochi i politici che ne parlano.
RIcordo un editoriale di Enrico Bellone su "LE scienze" di qualche anno fa, il vecchio direttore Felice Ippolito aveva lasciato da poco la direzione del giornale; bene Bellone faceva il punto della situazione Italiana (inizi anni 90), investimenti nella ricerca pochi, abbandono scolastico alto, la domanda che si poneva era
Quanto potra' resistere l'Italia vendendo scarpe e poltrone?...oggetti tanto cari alla nostra piccola e media industria?
bene oggi siamo qui a vederlo, la situazione e' penosa e quel veneto non e' piu' locomotiva (non me ne volere) era ed e' la politica del tutto e subito! e come tutte le cose e' evaporata immediatamente facendo sognare una parte del paese per poco meno di 10 anni.
Sono tornato in Italia a pasqua, sulla metropolitana di Roma o visto un Rumeno, o forse Bulgaro non ti saprei dire, sei della sera pantaloni sporchi di calce, pensai tra me e me "carpentiere in nero in qualche cantiere" aveva un libro in mano.
Lo guardai aspettavo di vedere la prima pagina.
Il nostro carpentiere, sfruttato e forse illegale leggeva un libro.....in Italiano, dal titolo "la storia di Roma".
Le nostre istituzioni fanno di tutto affinche queste persone rimangano fuori dalla cerchia di lavori puliti, ma sono tanti e molti, ben istruiti, ed io credo che non impiegheranno molto a fare "carriera" nonostante le barricate di borghezio.
Io qui parlo con persone europee e non ed ogni volta mi trovo bene, per cui ingegneri polacchi non mi fanno paura e visto che non ho paura di mischiare il sangue italico (?) con quell dello straniero, aspetto fiducioso.
Daniele
Aberdeen

maria ha detto...

Ciao Sergio,
sono daccordo con la tua riflessione! te lo dice una che a 18 anni ha lasciato la famiglia per trasferirsi a Roma per conseguire una laurea in psicologia...anni di sacrifici e di rinunce! Ma sai qual'è il paradosso? E' che il mio profilo attuale è come diplomata, nonostante abbia il titolo superiore. Meno male che grazie ad un progetto sperimentale presentato da me attualmente insegno educazione emotiva in una scuola primaria di roma.

grazie delle tue riflessioni!

sergio ha detto...

Il mio modesto parere è che ... è sempre meglio un operaio con la laurea che senza!