mercoledì 18 ottobre 2006

RAVEO – Cava di gesso (seconda puntata)

Cittadini di Raveo che manifestano contro la possibile apertura della cava nelle vicinanze del loro paese (22 agosto 2006)


Il 17 settembre ho inserito un “post” su questo argomento e, ad un mese di distanza, ci sono delle novità, purtroppo delle novità non entusiasmanti.
Infatti la giunta regionale del Friuli-Venezia Giulia ha deciso, in data 12 ottobre, di recepire integralmente il parere della commissione di Valutazione d’Impatto Ambientale (V.I.A.), parere espresso favorevolmente alla coltivazione della cava, in data 2 agosto.
A parte il fatto che la delibera della giunta regionale non si è espressa entro i 30 giorni prescritti (2 agosto e, quindi, entro il 2 settembre), ma solo 70 giorni dopo, restano ancora molti dubbi sul perché sia stata presa questa decisione che, tuttavia, non è unanime. Infatti, mancavano tre assessori in quella seduta, e, inoltre, uno ha dato parere contrario.
E c’è anche da tenere in considerazione, e tutto da discutere, il motivo per il quale la giunta ha dato parere favorevole, e cioè che non poteva esimersi, in quanto “atto dovuto”, e, quindi, poteva solo prendere atto di una valutazione tecnica.
La richiesta dell’assessore contrario (per la cronaca Antonaz) era quella di rinviare la pratica alla commissione, in attesa di ulteriori approfondimenti, visto che non sarebbero stati tenuti in considerazione i numerosi pareri negativi espressi da più istituzioni e organi tecnici.
Ora, vista che l’attuale amministrazione comunale di Raveo è nettamente contraria all’apertura della cava, ed in questo è supportata dalla gran parte della popolazione, non resta altro, alla stessa, che esprimere un ulteriore parere negativo e, comunque, intentare ricorso al T.A.R. contro la procedura della commissione V.I.A.
La strada è ancora lunga e, speriamo, prenda una direzione diversa!

Per approfondimenti: http://www.piovesan.net/raveo/Rassegna%20stampa.htm

venerdì 13 ottobre 2006

Chi vuole tornare al latino?

Navigando sul sito Corriere.it mi sono imbattuto in un sondaggio, ovviamente immesso in questi giorni a seguito delle notizia relativa ad un parere favorevole di Benedetto XVI al ritorno, per i sacerdoti che lo desiderassero, alla celebrazione della Messa in latino, quella del rito di san Pio V.
La domanda era ed è: “Siete favorevoli al ritorno della messa in latino?” ed il risultato è, a tutt’oggi (13.10 ore 12), il seguente:

SI 58,3%
NO 41,7%
I votanti sono 20.931


Sinceramente devo ammettere che il risultato, pur con tutte le attenuanti che è giusto adottare, mi sorprende.
Innanzitutto penso che sia da valutare chi siano i votanti; senz’altro non sono coloro che hanno assistito, coscienti, alle ultime messe in latino in quanto l’età di costoro è di circa 70 anni, quindi non abituali di internet. E poi non è detto che costoro siano in numero così favorevole al SI.
Consideriamo anche che un certo numero abbia voluto votare SI giusto per essere il solito “bastian contrario”, ma quanti saranno?
Ed allora chi potrà far parte di questa maggioranza silenziosa che vuole ritornare all’antico?
Chi vorrà sentir dire ancora “oremus” al posto di “preghiamo”, oppure “In principium erat Verbum …” invece di “In principio era la Parola … “ e così via?
Non credo ci siano molti nostalgici della lingua latina anche perché se una volta s’iniziava a studiare dopo la V elementare e magari anche solo per tre anni, oggi mi sembra che inizi solo dopo le tre medie inferiori. Quindi chi sapeva un po’ di latino erano senz’altro più numerosi una volta che non oggi.
Oppure è proprio la mancanza di questa “conoscenza” che ha spinto a votare SI?
I dubbi mi restano!
Una cosa mi farà piacere, quando e se potrò riascoltare una liturgia in latino: il canto gregoriano che ha tutto un suo fascino particolare.
E voi cosa ne pensate?

martedì 10 ottobre 2006

Passa una nave!

Il pomeriggio di ieri, 9 ottobre, mi sono recato sull'Isola di San Giorgio Maggiore e, mentre mi trovavo sul piazzale antistante la chiesa palladiana, è passata una nave.
Ed ecco la documentazione del suo passaggio!

Sulla “finanziaria” e anche qualcos'altro!

Art. 63
(Trattamento economico dei ministri)
1. Il trattamento economico complessivo dei Ministri
e dei Sottosegretari di Stato, previsto dall’art. 2,
comma 1, della legge 8 aprile 1952, n. 212 e
successive modificazioni, è ridotto del 30% a
decorrere dal 1° gennaio 2007.


Quello che mi piace della “Finanziaria” è l’articolo 63!
Ed anche il successivo articolo 64.

Art. 64
(Automatismi stipendiali e misure di contenimento
per i trattamenti accessori dirigenziali)

Era ora che qualcuno incominciasse!
Ma quello che non si vede nelle 253 pagine del provvedimento, almeno in una lettura molto veloce, è l’applicazione di questo articolo anche ai parlamentari, ai componenti le giunte ed i consigli regionali, provinciali e comunali. E, perché no, anche ai componenti le cosiddette municipalità.
Sai che risparmio di spesa pubblica ci sarebbe!
Ma io allargherei questo articolo anche ai pensionati della politica, a coloro che, magari solo dopo due legislature (parlamentari e consiglieri regionali), se ne possono stare in panciolle a farsi gli affari loro e godersi pensioni di qualche migliaio di euro al mese! E non ci vengano a dire questi signori che se le sono pagate le pensioni! Con quali soldi?
Andiamo avanti con altri possibili risparmi di spesa pubblica.
Non ho letto di risparmi sulle cosiddette “auto blu”, quelle usate dai vari personaggi della politica ed istituzionali nonché da alti dirigenti.
Ma è mai possibile che non possano usare l’automobile loro? Perché, oltre alle favolose prebende devono godere anche di queste agevolazioni? E non vengano a dire che è questione di sicurezza. Questo forse è da valutare.

Lasciatemi, a questo punto, portare un esempio veneziano e poi traetene le conseguenze.
Mi riferisco alle “auto blu”, o meglio, ai “motoscafi blu” che non sono blu ma in “lustrofin”, cioè in legno pregiato tirato a lucido, lustrati in tutte le sue parti.
Spesso mi soffermo in Fondamenta Santa Chiara, di fronte al supermercato Coop, dove si trova un pontile di attracco del Consiglio Regionale. Soprattutto durante il mattino c’è un viavai di motoscafi, con tanto di bandiera della Regione del Veneto che, dopo una sosta, caricano poche persone, da due a quattro, e ripartono. Prevedo che si tratti di consiglieri regionali che si recano a Palazzo Ferro-Fini, sede del consiglio.
Ovviamente si tratta di consiglieri (ma sono solo consiglieri?) che provengono dalla terraferma, dal “dogado” come si diceva una volta, dalla “campagna” insomma!
Quello che non capisco è perché si debba spendere soldi pubblici per questo “servizio”. Basterebbe che i consiglieri si facessero quattro passi a piedi fino a San Tomà e poi un brevissimo tratto in vaporetto fino a Santa Maria del Giglio, proprio nei pressi della loro sede istituzionale. Tutti ne avrebbero beneficio: ovviamente le casse pubbliche, ma poi anche i singoli consiglieri che si godrebbero Venezia, prima facendo quattro passi a piedi (farebbe bene anche alla loro salute) e poi godendosi un pezzo di Canal Grande.
Qualcuno penserà che forse perderebbero tempo prezioso da adoperare più utilmente nel loro prezioso lavoro. Il tempo di percorrenza, compresa la sosta del motoscafo per attendere qualcun altro che probabilmente ha telefonato avvertendo di essere in arrivo (a proposito chi paga il telefonino?), non è di molto inferiore al percorso che ho descritto sopra. I vantaggi economici, invece, sarebbero indubbi visto anche che i costi di manutenzione di un motoscafo sono di molto superiore a quelli di un’autovettura.
Ma chi si prende la briga di fare questi provvedimenti? Vogliamo forse suscitare un pandemonio?
Eppure sarebbe così bello vedere passeggiare i nostri consiglieri regionali e, perché no, magari fermarli per strada e dire loro cosa pensa la gente sul loro operato. Ma è proprio questo che non vogliono.

Ma tornando alla finanziaria vera e propria, volete leggervi il testo completo (253 pagine) o provare quanto guadagnerete o perderete nell’applicazione delle nuove aliquote Irpef? O qualcos’altro? Allora cliccate qui
E sempre legato alla finanziaria o, più precisamente, al famoso ceto medio, ecco una lettera di un lettore di “Italians” rubrica di Severgnini su Corriere.it, lettera che condivido al 100%

sabato 7 ottobre 2006

Socrate e le galline

Oggi volevo scrivere un "post" sulla finanziaria, ma ho desistito dopo aver saputo cosa ha combinato Socrate (vedi post precedente) questa mattina.
E per sollazzare i miei sei lettori (erano cinque), ecco qui il racconto di come sono andati i fatti.
Durante un giretto per la campagna attorno a Mestre, libero dal guinzaglio, il "famigerato" è entrato nel cortile di una casa di contadini ed è uscito, poco dopo, con una gallina in bocca.
Subito tutti (mio genero, mia figlia ed anche il proprietario della gallina) a corrergli dietro finché, probabilmente accortosi che l'aveva fatta grossa, ha depositato la gallina ai piedi di mia figlia, la più tenera con lui, e si è nascosto dietro di lei.
Il contadino ha chiesto come risarcimento del danno 20 (venti) euro! Il tutto, ovviamente, "in nero" così, pur avendo l'assicurazione sul cane, non è possibile chiedere risarcimento!
Accontentato, forse ingenuamente, il povero contadino, che si è tenuto pure la gallina morta, mio genero è andato all'Auchan ed ha constatato che una gallina, per lo più già spennata, costa la bellezza di 2 (due) euro!

domenica 1 ottobre 2006

SOCRATE

Non spaventatevi, non mi inoltrerò nel difficile –per me- campo della filosofia perché Socrate è solo il nome del mio cane; o meglio, del cane di mia figlia. Comunque mia moglie ed io lo gestiamo da lunedì al venerdì, dalle 8 alle 17 quando mia figlia viene a riprenderselo. Da oggi, però, lo vedremo solo ogni tanto, quando andremo a Mestre a trovare mia figlia e la nipotina che arriverà.
A dire il vero, anche se eravamo un po’ legati alle sue esigenze, sento già che mi mancherà.
È un cane con il “pedigree”, uno spinone italiano di quasi tre anni, bello, simpatico ed affettuoso. Però, non ubbidisce troppo (forse proprio per questo è simpatico) e, quando si sente un po’ abbandonato, ti fa qualche scherzo (dal suo punto di vista) o dispetto (dal punto di vista mio).
Alle dieci del mattino, dopo un pisolino, inizia a presentarsi all’uno o all’altra e ti guarda come per dire: “Usciamo?” E così si fa una passeggiata per Venezia, obbligatoriamente tenendolo a guinzaglio. Inizia così un continuo “annusamento” e se trova la pipì di una cagnetta è difficile smuoverlo: sembra che, con il suo nasone, debba fare un’accurata analisi delle urine. In effetti, dicono, che con il loro fiuto riescono a capire molte cose.
Ma il periodo più bello, ovviamente anche per lui, è quando siamo in montagna dove, fuori del paese, corre, inseguendo chissà quali tracce attraverso boschi, prati, rovi e ruscelli; le zone preferite da lui sono quelle più fangose e quindi, molto spesso il rientro a casa avviene con un cane molto diverso per la sporcizia accumulata; più è sporco e bagnato e più si diverte; io un po’ meno. Ovviamente segue una doccia in giardino, cosa per lui gratificante.
Il suo gioco preferito è quello di rubare i cuscini e farsi inseguire in giardino. Anche questo è un divertimento per lui, mentre per me lo è un po’ meno, però è simpatico.
Ripeto, … mi mancherà.

venerdì 29 settembre 2006

A Venezia i prezzi sono maggiorati anche del 60% rispetto a quelli della terraferma!

Su IL GAZZETTINO di oggi 29 settembre appare un servizio sui prezzi a Venezia che sono molto più alti, in tutte le merci, di quelli effettuati nella cosiddetta “terraferma”, cioè a Mestre che fa sempre parte del Comune di Venezia (vedi articoli).
Il tutto nasce da una ricerca dell’”Osservatorio dei prezzi”, studio effettuato dall’Ufficio Statistica dello stesso Comune.
Che nella nostra città i prezzi fossero più alti era cosa risaputa, ma non a questi livelli, o per lo meno era solo percepita; oggi ne abbiamo la conferma statistica in barba al “pianto greco” di numerose categorie di commercianti, imprenditori, artigiani, …. . di “botegheri” insomma!
Si sa che qui incidono maggiormente i costi di trasporto in quanto c’è un passaggio in più: dal camion alla barca e, anche per tratti notevoli, … a mano. Ma da un’incidenza maggiore ad arrivare anche al 60% in più, evidentemente qualcosa non quadra.
Secondo me i maggiori costi dovuti al trasporto sono soltanto una scusa per poter imporre qualsiasi prezzo in una città dove la colpa di tutto è il turismo e coloro che sfruttano la città, i summenzionati “botegheri” ai quali si aggiungono albergatori, affittacamere e simili (quest’ultimi tutti in nero).
Per rendervi conto “linkate” al sito del Comune specifico. (Una volta entrati nel sito, per vedere queste differenze "cliccate" su "Osservatorio prezzi" e quindi su "Comunicato stampa")
Cosa comporta tutto ciò? Un po’ alla volta anche gli ultimi veneziani che non vivono sul turismo e non sono “botegheri”, sempre più impoveriti (o fatti impoverire) dovranno, per forza, lasciare la loro città. Quindi questa diventerà una specie di “Disneyland” dove i turisti, fra qualche anno ne faranno parte anche i cinesi che sono molti, non troveranno più veneziani, ma solo “finti veneziani”, magari in maschera o costume settecentesco, che canteranno nelle gondole un po’ di tutto, gondole che scivoleranno, non più sull’acqua, ma su una melma strana nata dal poco defluire delle acque per le chiusure dei portelloni del MOSE!!!

martedì 19 settembre 2006

“Il canto dei battipali” – Canto popolare veneziano che suscita, in qualcuno, particolari “crisi di attenzione”

Alcuni lettori di questo “blog” sanno già che il sottoscritto fa parte di un coro, altri non lo sapevano e lo sanno ora. Quest’ultimi potranno “linkare” (che brutto modo di dire) sul sito del Coro Marmolada proprio qui di fianco.
Detto questo vorrei raccontare di una situazione sorta proprio ieri sera, durante le prove, relativamente ad un canto del nostro repertorio che stavamo ripassando.
Il canto s’intitola “Il ritmo dei battipali” ed è un canto di lavoro veneziano le cui origini si perdono nella notte dei tempi.
Chi desiderasse maggiori delucidazioni potrà trovarle “cliccando” qui.
Come avrete certamente capito, dopo aver letto le “delucidazioni”, si tratta di un testo le cui strofe erano inventate di volta in volta per dare il ritmo al durissimo lavoro dei “battipali”; è un testo (vedi nota in calce) evidentemente inventato da persone che conoscevano la storia della loro città, storia intrisa, molte volte, di leggenda. Le strofe riportate non sono le uniche, ma una parte di moltissime edizioni nate nel corso dei secoli; sono, però, quelle più conosciute, forse perché le più usate.
La questione di ieri sera è nata dall’intervento di un corista che ha ritenuto di suggerire l’eventualità di modificare il testo, adottando altre strofe, per il particolare momento di tensione in cui stiamo vivendo. A queste affermazioni è nato un piccolo putiferio sedato subito dalla disciplina imposta dal maestro del coro.
Porgere delle attenzioni particolari ad un mondo che non vuol dialogare (per dialogare bisogna essere in due, altrimenti si tratta di monologhi) mi sembra esagerato in questo caso specifico. Il testo è quello che è, lo è stato per secoli, e non vedo l’opportunità di modificarlo. Inoltre viene evidenziato un periodo storico, molto lungo, interessato da guerre fra veneziani e turchi che non erano guerre di religione (guerre sante come si dice oggi) ma guerre per il predominio dei mari al fine di un espansionismo commerciale che arricchiva. Erano anche guerre di difesa da parte dei veneziani, ed europei in genere, perché non possiamo dimenticare che i turchi arrivarono fino alle porte di Vienna e che la città-fortezza di Palmanova fu costruita dai veneziani proprio in difesa dei turchi.
Che dopo le parole siano condite con espressioni del vernacolo veneziano (“turco cane” o “fede … pagana”) questo dà senz’altro una maggiore schiettezza al canto stesso.

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Nota:
O issa eh - E issalo in alto oh
Ma in alto bene eh - Poichè conviene oh
Per 'sto lavoro eh - Che noi l'abbiamo oh
Ma incominciato eh - Ma se Dio vuole oh
Lo feniremo eh - Col santo aiuto oh
Viva San Marco eh - Repubblicano oh
Quello che tiene eh - L'arma alla mano oh
Ma per distruggere eh - El turco cane oh
Fede di Cristo eh - La xé cristiana oh
Quela dei turchi eh - La xé pagana oh

domenica 17 settembre 2006

Raveo – Breve cronistoria della ventilata apertura della cava di gesso.

Vi racconterò -come avevo promesso al mio ritorno dalla villeggiatura in quel di Raveo- la storia della cava di gesso che qualcuno vorrebbe aprire da quelle parti.
Le montagne che sovrastano il paese, ed in particolare la zona prestabilita, sono formate “... da alternanza di piccole stratificazioni gessose e gessoso – marnose, intercalate a livelli calcareo – marnosi”, com’è indicato dalla Relazione Geologica del Piano Urbanistico Regionale Generale (P.U.R.G.).
Negli anni ’80 l’amministrazione comunale, nel redigere ed approvare il Piano Regolatore Generale (PRG) del territorio, stabilì che una zona, di più modesta area e diversa da quell’attuale, fosse destinata ad attività estrattiva.
A fine anni ’90 altri amministratori, quelli che conclusero il loro mandato con le ultime elezioni amministrative (2004), spostarono, con una variante al PRG, l’area aumentandone la superficie e, ovviamente, anche la cubatura del materiale da estrarre.
L’area interessata, attualmente boschiva, è formata da diverse proprietà. Nel corso degli ultimi anni la società interessata a “coltivare” la cava ha cercato in diverse maniere di acquistare dette proprietà offrendo anche importi “importanti” ai singoli proprietari. Ci fu chi, allettato dall’offerta, cedette e chi no. Purtroppo ci fu anche chi cercò di speculare, acquistando dai proprietari per poi rivendere alla società interessata, guadagnandoci sopra.
Naturalmente tutti questi “movimenti” erano portati avanti con molta “discrezione” per non allarmare il mercato e, ovviamente, la popolazione che, nonostante il PRG e le sue varianti fossero stati pubblicati all’albo comunale, non aveva valutato bene quale sarebbe stato l’impatto dell’attività estrattiva.
Qualcuno si oppose a questo modo di amministrare il territorio comunale e, nel 2003, sorsero le prime manifestazioni spontanee di cittadini contrari alla cava.
Il tutto portò, nel 2004, ad un avvicendamento nell’amministrazione comunale che, oggi, è assolutamente contraria all’inizio di un’attività estrattiva che nuocerebbe all’ambiente in generale e, ovviamente, alle altre attività artigianali ed agricole nonché alla popolazione.
Ricorsi dietro ricorsi, prese di posizione della popolazione di Raveo, con in testa l’Amministrazione Comunale, ma anche di non residenti, d’autorità (sindaci dei paesi vicini, Amministrazione Provinciale, Comunità Montana) ed associazioni varie, si sono susseguiti fino a quest’ultima estate 2006 in attesa delle decisioni della Commissione Regionale per la valutazione d’Impatto Ambientale (V.I.A.).
E proprio nel bel mezzo dell’estate è arrivata la mazzata! La commissione VIA ha dato parere favorevole con il voto anche del presidente, l’Assessore Regionale all’Ambiente Moretton, il quale ha precisato che i pareri richiesti erano in maggioranza favorevoli; questo non è assolutamente vero! Il sindaco di Raveo pubblicamente lo ha smentito ed ha chiesto spiegazioni. Arriveranno?
Il 22 agosto u.s. una nutrita assemblea d’abitanti di Raveo (approssimativamente fra il 30 ed il 40% del corpo elettorale) ha discusso animatamente il problema palesando la volontà di non volere la cava.
Ora si mettono in campo anche le forze politiche della Carnia ed allora … siamo in una botte di ferro!
Come andrà a finire? Vi terrò informati.

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Chi volesse approfondire l’argomento potrà collegarsi al link http://www.piovesan.net/raveo/index.asp dove troverà documentazione varia nonché una nutrita rassegna stampa sull’argomento.
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Quelle che seguono sono le conclusioni della perizia geologica commissionata dal Comune di Raveo:

1) POSSIBILI CONSEGUENZE.
L’apertura di una cava a cielo aperto espone all’azione degli agenti esogeni i litotipi presenti in zona che, non più protetti dalla copertura arboreo – vegetale, subiranno, essendo facilmente erodibili, un rapido degrado.
L’alterazione delle caratteristiche meccaniche si propagherà, per ovvi fenomeni d’infiltrazione di acque meteoriche (fenomeni non evitabili in alcun modo), alle zone limitrofe non direttamente interessate all’area di scavo, con conseguenze, se pur non quantitativamente valutabili al momento, sicuramente rilevanti.
L’ipotesi più probabile che si può al momento formulare contempla una continua e progressiva destabilizzazione dei terreni posti ai margini della zona d’intervento, con conseguente innesco di fenomeni franosi di varia entità che, una volta in atto, risulterà difficile, oltre ad essere estremamente oneroso, circoscrivere e limitare.
L’importanza e l’estensione degli stessi risulterà, inoltre, crescere al trascorrere del tempo, parallelamente ai maggiori volumi di terreno interessati dalle infiltrazioni delle acque meteoriche.

2) CONSIDERAZIONI FINALI.
L’apertura di una cava a cielo aperto, con conseguente rimozione della copertura arboreo – vegetale, determinerà l’infiltrazione delle acque meteoriche nel terreno. Poiché quest’ultimo è di natura facilmente erodibile, è assai probabile che si inneschino fenomeni franosi che porteranno, con il trascorrere del tempo, al progressivo collassamento dei terreni circostanti la cava.
Tali fenomeni risulteranno difficilmente circoscrivibili, ed i vari interventi a salvaguardia del territorio risulteranno comunque assai onerosi.

Grazie San Marco!

Da questa mattina, anzi da questa notte, qui a Venezia sta “scravassando” (scravassar= termine onomatopeico veneziano che indica il piovere a scrosci).
Grazie San Marco!
Ma c’è di più: la marea, anche aiutata dal vento e dalla bassa pressione, ha raggiunto + 90 cm. sul “medio mare”; quindi la Piazza (ovviamente l’unica piazza di Venezia, quella di San Marco, tutti gli altri spazi vengono chiamati Campi) è andata sotto acqua, così come altre parti, quelle più basse, della Città.
Grazie San Marco!
Ma perché, si chiederà qualcuno, ringraziare il santo protettore della città per questi fatti meteorologici?
Grazie San Marco perché facendo piovere a dirotto ed alimentando la marea hai permesso il fallimento dell’invasione dei “padani”, richiamati dal capo sciamano a celebrare i loro riti celtici, offensivi e razzisti.
Gli anni scorsi, però ogni anno sempre meno, c’era, nella mattinata, un continuo affluire di fazzoletti e cappellini verdi, di bandiere con il sole celtico e, purtroppo di bandiere, quelle ad uso turistico, con il Tuo simbolo.
Questa mattina, sotto la pioggia, sono uscito per “controllare” e, grazie San Marco, non ho visto cappellini e fazzoletti verdi e neppure una bandiera!
Grazie San Marco!

venerdì 15 settembre 2006

Tutto tace

Oggi ho navigato, con una certa curiosità, fra la decina di “blog” che di solito visito.
In considerazione che gli autori di molti di questi dimostrano, ed alcuni si dichiarano, di essere mangiapreti o anticlericali, oppure liberi pensatori la cui religione è la sola Ragione, mi aspettavo qualche “post” sulla … “guerra” alla “guerra santa” da parte del Papa.
Tutto tace!!! Boh?

giovedì 7 settembre 2006

“ANNI DURI”: un libro autobiografico di don Primo Paties presentato a Raveo il 20.8.2006

Anche il commento a questo libro o, più propriamente il parlarne, è legato al paese di Raveo perché l’autore, un sacerdote di 83 anni, monsignore, ma che preferisce essere chiamato solo don Primo, da molti anni frequenta, come il sottoscritto, questo piccolo paese carnico in occasione delle ferie estive.
"Un sacerdote di 83 anni ricorda la sua gioventù. Un lungo viaggio nella povertà dei paesi e nella speranza delle persone"; questo è scritto nella IV di copertina. E proprio la povertà, ma sarebbe meglio parlare di miseria, è la protagonista. “Anni duri”, il titolo, è veramente appropriato.
Don Primo racconta, con semplicità e con incisività, caratteristiche della sua personalità, gli anni dell’infanzia e della giovinezza trascorsi in un borgo, Pedemonte, ai piedi della montagna friulana sulla destra del fiume Tagliamento, ma anche a Treppo Carnico, il paese della madre e dove nacque.
Sono ricordi che riportano al tempo passato quando tutti, e non solo i poveri, vivevano più semplicemente; non esisteva il consumismo!
Ma non si tratta solo di un libro di ricordi per il solo piacere di ricordare.
Infatti, in queste pagine scopriamo anche il percorso travagliato che portò l’autore a diventare prete. Un percorso spirituale forse al di fuori di quella che poteva essere la regola per arrivare al sacerdozio, una regola che allora, per alcuni, poteva essere solo una via di scampo da una vita grama.
Leggendo questo libro anch’io, pur più giovane (o, se preferite, meno anziano) dell’autore, sono tornato ai miei anni giovanili quando frequentavo le scuole elementari. Allora mi colpiva, e lo ricordo benissimo ancora oggi, il momento in cui uscivamo da scuola dopo la fine delle lezioni. Eravamo divisi in due gruppi: c’era chi, come il sottoscritto, varcava il portone e, dopo aver sciolto le righe, prendeva la via di casa e chi, invece, si avviava, sempre in riga, verso i locali della palestra dove era servita la “refezione scolastica”, una minestra ed un panino (pane comune o pane nero), ai bambini poveri che erano anche “ufficialmente poveri” perché le loro famiglie erano iscritte in un registro comunale chiamato ordinariamente “libro dei poveri”!
E mi ricordo ancora l’odore della minestra che arrivava fino alle aule durante l’ultima ora.
Questo capitava in città, dopo la seconda guerra mondiale. Gli anni giovanili di don Primo si collocano, invece, attorno alla fine degli anni ’20 e nel decennio successivo; evidentemente i “Campi Dux”, le colonie montane e marine e le refezioni scolastiche non arrivavano fino a Pedemonte. Ma neppure l’INPS vi arrivava, pur essendo don Primo orfano di padre, muratore deceduto sul lavoro in Eritrea a costruire le strade per l’Impero.
Nella parte finale, dove entra in scena la vita in seminario, don Primo, diventato poi educatore ed insegnante (docente di storia e filosofia, preside e rettore dell’Istituto G.Marconi di Portgruaro), non risparmia critiche ai metodi educativi, quasi repressivi della personalità dei giovani, usati nel seminario stesso e nelle scuole cattoliche di allora.

Il libro è stato presentato in anteprima a Raveo il 20 agosto u.s.
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“Anni duri” di don Primo Paties
Edizioni Biblioteca dell’Immagine di Pordenone
Finito di stampare nel luglio 2006.

mercoledì 6 settembre 2006

Raveo (prima puntata)

Ho concluso le ferie, o, più precisamente, ho concluso il lungo soggiorno montano in quel di Raveo. Godere di periodi così lunghi di vacanza è proprio dei pensionati, l’unica cosa bella di questa situazione. Per il resto sarà difficile che ne parli anche se credevo fosse peggio!
Desidero approfittare della pazienza dei miei sei/sette lettori (prima erano cinque) per parlare del paese che mi ha visto soggiornare gli ultimi due mesi e che frequento da ben quarantaquattro anni.
Raveo si trova in Carnia, zona del Friuli diventata famosa trent’anni fa per il terremoto. Oggi, e già da alcuni anni, è tutto ricostruito, ed anche bene!
Per essere più preciso, Raveo si trova a pochi chilometri da Tolmezzo a quindici minuti di strada dall’uscita dell’autostrada di “Carnia” sulla Udine-Tarvisio.
Ovviamente, se ne parlo, è un bel paese dove si vive bene. L’aria è buona anche perché, ogni tanto, si sente il “profumo” di sano letame! Però spesso si sente anche il profumo dei suoi rinomati biscotti, gli “Esse di Raveo”, quando sono sfornati.
Si trova ad un’altitudine di 518 m. s.l.m. ed i suoi abitanti sono 489. Non è molto alto ma il suo clima, anche con i grandi caldi di questi ultimi anni, è ottimale; né troppo caldo né troppo freddo! Pure d‘inverno il clima è buono perché i monti che l’attorniano lo proteggono dai venti freddi.
È un paese antico poiché risale al periodo della dominazione longobarda ed anche il nome sembra derivi da un capo che si chiamava Re Vejo.
Il suo territorio fa parte del “Parco Intercomunale delle Colline Carniche”.
Ma tutte queste notizie, nonché altri approfondimenti, si trovano anche in internet!
A questo punto ci sta bene una fotografia, un bel panorama!


(foto di Tanja Ariis)

Possibile che non ci siano problemi in questo paese dal nome longobardo e dove sembra che sia tutto “rose e fiori”? Non è possibile! Anche Raveo ha i suoi problemi, anzi il suo problema! Si chiama “cava di gesso”!
Non esiste ancora, per fortuna, ma c’è chi propone di aprirla e chi ha già presentato il progetto.
È una questione che si protrae da alcuni anni, che vede l’attuale amministrazione comunale contraria, come lo è anche la maggior parte dei suoi abitanti.
Purtroppo, ed è notizia di mezza estate, anche la commissione di “Valutazione d’impatto ambientale” (V.I.A.) della Regione Friuli-Venezia Giulia ha dato parere favorevole pur avendo acquisito, da parte d’altri enti preposti a fornire un parere, la maggioranza di pareri negativi. Misteri della politica! (Forse non troppo “misteri”).

Mi fermo qui, ma vi prometto che continuerò sullo stesso argomento, anche ampliando la “storia della cava”.

Alla prossima.

venerdì 7 luglio 2006

Buone vacanze!

Da domani e fino a tutto agosto mi ritirerò in un paesino della Carnia, Raveo.
Per questo sarò lontano dalla rete, da "internet"; sarò su un'altra rete ... il CABERNET!!! Fa bene! Contiene il "resveratrolo" un toccasana per le coronarie!
Un arrivederci, o meglio "a risentirci su questa rete", ai miei cinque lettori!

Saluti e buone vacanze a tutti.

SISMI e qualche indagine di troppo!

Che sfortuna chiamarsi Pio Pompa! Ve lo immaginate cosa poteva fare, il personaggio sorto agli onori della cronaca per lo scandalo SISMI (vedi articolo), se non “darsi veramente da fare” quando qualcuno gli diceva: “… dai Pio, pompa!”
E lui si è dato veramente da fare e, forse, ha … “fatto il pompiere” un po’ troppo.
Ma c’è qualcuno che pensa che abbia fatto tutto da solo, senza che altri sapessero alcunché? Suvvia, non siamo poi così ingenui! Un ufficio in Via Nazionale a suo nome dove stoccava i documenti ed i “risultati” delle indagini su diversi personaggi; indagini create dal nulla, forse per compiacere qualcuno. Come quella su Prodi, risultata poi falsa! Chissà chi gliela ha commissionata. E sì, non siamo proprio tanto ingenui: qualcuno gli ha detto di … indagare!

giovedì 6 luglio 2006

La "devolution" scozzese ed i suoi inghippi

Per i patiti della “devolution” (pronuncia inglese “dévolusion”, pronuncia pavana “devolusiòn”), cioè di coloro che guardano alle formule catalane e scozzesi: leggete l’articolo del Corriere per conoscere cosa sta capitando nel Regno Unito a pochi anni dalle concessioni date alla Scozia!

TASSISTI ... FASCISTI!

“…le teste spesso rasate e le gambe e le braccia tatuate con il profilo di Benito Mussolini o il fascio littorio, …”

“… Un ministro della Repubblica, Fabio Mussi, estratto dalla sua automobile blu e poi minacciato e colpito con una manata che solo il dovuto rispetto ci impedisce di chiamare ceffone. Claudio Guaitoli, un fotografo che stava lavorando per il Corriere, colpito da calci e sputi e quindi inseguito. E poi cronisti accerchiati e minacciati, e poi ancora altri tassisti che avevano deciso di non aderire allo sciopero rincorsi e insultati. …”

“… «Siamo tutti/ terroristi...». Poi mettono su un cartello: «Taxi e moschetto, tassista perfetto». …”

“… Avvistato pure un tipo piuttosto noto nella leggendaria — per caos e intimidazioni d'ogni genere — stazione taxi dell'aeroporto di Fiumicino, un tipo con il simbolo della «X Mas» sull'avambraccio e che i suoi colleghi perbene hanno sinistramente soprannominato «P38». …”

“ … Gianni Alemanno, l'esponente di An che da quel piccolo palco ha arringato il popolo dei rivoltosi …”

“… Teodoro Buontempo, l'adorato «er pecora», pronto ad adoperarsi per far avere qualche bottiglia d'acqua ai manifestanti che assediavano Palazzo Chigi. …”

“ … Loreno Bittarelli, presidente dell'Uri, l'Unione radiotaxi italiana (quello, per capirci, che ammette orgoglioso: « So' de destra e ho organizzato la seconda marcia su Roma, embè? »), …”


Questi alcuni stralci di un articolo del Corriere (clicca qui per leggerlo interamente).

Ed ecco la conferma che i fascisti esistono ancora, anche se mascherati!
Nuova “marcia su Roma” e contatti con esponenti missini!
Ecco i nuovi fascisti, … i tassisti!

Basta ai privilegi a certe categorie!

mercoledì 5 luglio 2006

Protestano sempre le categorie più fortunate!

Sono sempre gli appartenenti a “caste” di fortunati, nel senso che guadagnano molto rispetto a quello che fanno, a protestare.
Leggiamo in questi giorni delle proteste dei tassisti ed ognuno può giudicare.
Vorrei portare, invece, all’attenzione dei cinque lettori di questo “blog” quanto succede al Casino di Venezia (vedi articolo de Il Gazzettino del 5.7.2006).
Gli addetti alle “slot machine”, che nei giorni scorsi si erano rifiutati di frequentare dei corsi di aggiornamento teconolgico, sembra che oggi riprendano, almeno alcuni.
Quale la causa della protesta? Presuppongono, i “poveretti”, che le nuove tecnologie portino ad un minore introito di mance! Cioè trattasi di quei compensi extra che, come da prassi in tutti i Casino, i clienti lasciano ai “lavoratori”. E non è che si tratti di spiccioli, di qualche monetina! Come si evince dall’articolo, attualmente i “poveri lavoratori delle slot machine” percepiscono 3500 Euro al mese solo a questo titolo; poi c’è lo stipendio che non conosco nei dettagli ma che, da sempre, è stato più che lauto.
Si lamentano anche perché i “croupiers” anziani, quelli che seguono i giochi classici e cioè roulette, baccarat, trente-quarante, prendono di più.
È tutta gente che da sempre ha preso tanti soldi, molti di più di un qualsiasi lavoratore, non solo dipendente, ma anche di molti professionisti. E non è che abbiano titoli di studio particolari del livello di qualche laurea; anni fa non serviva neppure la licenza di scuola superiore. Anzi coloro che riuscivano ad entrare al Casino erano, in gran parte, falliti a livello scolastico. Lo stesso, fra parentesi, era per chi frequentava le scuole alberghiere che erano tutte private! Erano, quindi, dei “succoni” con i genitori con la “grana”!
Ma torniamo ai “nostri” “lavoratori” del Casinò. Quei 3500 euro di cui all’inizio, sono al netto e anche “in nero”, cioè non soggetti ad alcuna tassazione.
La scusa che qualcuno porta a questo comportamento anche da parte del datore di lavoro (Casino e quindi Comune di Venezia) è che se queste persone non avessero delle prebende così alte, le stesse potrebbero essere facilmente corrotte sia da singoli giocatori come anche da organizzazioni criminali.
Quindi si paga tanto qualcuno solo perché non sia disonesto e non in base al lavoro che fa.
Sono veramente comportamenti immorali che, però, nessuno vuole combattere. Anche questa, come quella dei gondolieri, è una lobby che può avere un peso elettorale!
Ma chi mi assicura che pur prendendo tanti soldi non ne vogliano ancora di più e sempre “in nero”?
È uno scandalo! Bisogna che scoppi, come “tangentopoli” e “calciopoli”, anche una “giocopoli”?

domenica 2 luglio 2006

Venezia città "diversa", Venezia "città a statuto speciale"

Premessa: il Presidente della Regione del Veneto, per circa due mesi anche senatore, ha depositato al Senato una proposta di modifica costituzionale affinché il Veneto diventi una regione a statuto speciale. Ma cosa ha di diverso il Veneto dall’Emilia-Romagna, per esempio? Si sa che le regioni a statuto speciale sono state concepite, tempo fa, perché diverse: diverse in quanto isole, oppure perché di confine e con problemi di bilinguismo. Inoltre, proprio in questi giorni siamo venuti a conoscenza che anche Campione d’Italia, enclave italiana in terra elvetica e sede di un casinò, ha delle diversità e per queste diversità riceve contributi speciali dallo Stato.

Ed allora: esiste al mondo una città simile a Venezia?

Subito tutti risponderanno che non esiste, che Venezia è unica al mondo, diversa da tutte le altre città. Una città speciale, una città con uomini diversi dai simili delle altre città; diversi perché, normalmente, si spostano con le loro gambe e non con veicoli. Tutt’al più usano una barca o un altro mezzo di locomozione per via acquea.
È anche una città di confine, simbolicamente e fisicamente al limitare della terra ed all’inizio del mare o, invertendo i fattori, al limitare del mare ed all’inizio della terra.
Uomini e donne camminano a Venezia da sempre, da quando iniziano i primi passi e fino alla vecchia allorché è faticoso camminare, è faticoso fare i gradini dei ponti e quelli per salire le scale di casa; a Venezia si contano sulle dita delle mani le case con ascensore.
Ma Venezia è veramente, come tutti i porti, un confine di Stato.

A Venezia costa tutto di più ed anche in questo è una città speciale!
Costano di più i trasporti delle merci perché comunemente si fa tutto manualmente: dalle barche si trasborda sui carretti che sono tirati, o spinti, manualmente per calli, ponti, campi e campielli.
Costa di più la manutenzione delle case che si deteriorano più velocemente che in altre città a causa dell’umidità e della salsedine che sale lungo i muri; da ciò deriva quindi un costo d’acquisto maggiore che aumenta anche per la domanda che proviene da non veneziani.
Insomma è una città diversa ma anche difficile in tutti i sensi che, però, i veneziani amano ed è il luogo in cui desiderano vivere, nonostante tutto.

Ma non solo la fisicità è diversa. Anche le teste degli uomini sono diverse, culturalmente diverse.
Intanto il solo fatto di nascere, crescere e vivere in una città bella, da qualsiasi parte tu la guardi, ti rende diverso.
Anche la storia millenaria, storia politica, economica e sociale che diversificò lo Stato e gli abitanti della Serenissima dal resto dell’Italia fa sì che il DNA culturale del veneziano sia diverso.
Forme di mutualità pubblica e privata, legislazione sociale avanzata, laicità dello Stato, pur nella religiosità dei singoli, sono tre grandi aspetti, anche attuali, che nella Serenissima erano attivi quando in nessuna parte d’Europa sapevano cosa fossero.
Gli operai di Stato, gli “arsenalotti”, ma anche le fabbriche “protette” e vigilate dallo Stato (vetrerie) erano situazioni avanti nei tempi.
Forse il DNA culturale, assorbito durante la Serenissima, si è affievolito per l’irruente globalizzazione dei tempi moderni, ma, senz’altro, in modo inferiore a quanto capitato sulla terraferma.
Venezia è diversa, quindi, dal resto del mondo, comprendendo fra questo anche il territorio veneto, ed allora … cosa ci azzecca Venezia con il Veneto?
Anche politicamente la Città è diversa dalla Regione e, in parte, anche dalla Provincia.
Venezia è sempre stata di sinistra, anche quando governava in città la DC i cui uomini politicamente più importanti erano l’espressione della sinistra di quel partito.
A Venezia nacque il “compromesso storico” che portò, anche a livello nazionale, ai governi di centro-sinistra.
Qualcuno dice che Venezia e Mestre sono differenti, ma che si completano!
Qualcun altro non condivide questa tesi e nel corso degli ultimi decenni ha tentato una divisione fra le due realtà.
Una modifica negativa alla Venezia moderna l’ha portata la monocoltura turistica ed a ciò si dovrà porre rimedio: come? Non lo so.

Allora essendo Venezia unica, diversa, speciale, difficile e quant’altro, è necessaria una legislazione speciale per Venezia, e non parlo della “Legge Speciale” che ogni anno doveva essere riconfermata e finanziata. Durante il corso di questi anni, il contributo della legge di cui sopra è servito quasi totalmente al restauro edilizio di parte delle abitazioni, soprattutto palazzi, ma ultimamente tutto è stato devoluto alla costruzione del MOSE del quale, forse, non ne abbiamo effettivamente bisogno.
Ma la legislazione speciale per Venezia non dovrebbe essere solo soldi, anche se questi sono importanti.
Venezia deve godere, innanzitutto, d’autonomia, di quell’autonomia concessa dalla Costituzione alle cinque Regioni a Statuto Speciale.
Deve essere una “Città a Statuto Speciale”, autonoma dal Veneto il cui istituto regionale l’ha solo sfruttata; la Regione è sempre stata una “matrigna” nei confronti di Venezia.
Piccolo, ad esempio, è stato il riconoscimento della specificità nel campo della sanità ed allora la Città, dove oltre ai residenti, sono presenti milioni di turisti e tanti studenti non residenti, deve pretendere e prendersi questa specificità.
La Costituzione Italiana prevede che un comune o una provincia possano staccarsi da una regione e rendersi autonomi.
Ed allora tentiamo questa strada! Sarà difficile, ma resta l’unica!

Fora Venessia dal Veneto!


P.S. - Invito i lettori di questo “post”, soprattutto i veneziani, a fornirmi i loro suggerimenti ed i loro commenti partendo dal presupposto che queste sono solo mie idee senza avere la pretesa che siano la “verità”.
E se qualcuno poi, volesse prendere l’iniziativa, anche perché più capace organizzativamente, di discuterne più ampiamente e, perché no, di avviare un movimento di opinione io sono disponibile.

sabato 1 luglio 2006

I° luglio (sabato) - Anche le (gli) "spam" vanno in vacanza!

Oggi, nell’aprire la mia casella di posta elettronica, sono rimasto stupito: solo due messaggi “spam”; normalmente, in una giornata sono circa trenta i messaggi relativi ad offerte di Viagra e di altri farmaci, ma anche di sesso in rete o di “software” scontato e di tante altre diavolerie che non m’interessano.
Poi ho guardato il calendario: I° luglio e sabato! Ecco risolto l’arcano: iniziano le ferie, chi ai monti e chi al mare!
Però mi sembra strano! Chissà se vanno in vacanza anche i diversi “software” che su qualche “server” producono e spediscono le (gli) “spam”?