Di tutto un po'. In questo "blog" troverete "sfoghi" e pensieri, lettere inviate ai giornali e, forse, non pubblicate. Parlerò di Venezia, la mia Città, di quanto c'è di buono e di meno buono in essa, ma non mancheranno neppure argomenti di politica e di quello che capita nel mondo. Insomma ... un po' di tutto!!!
Chissà quante volte sono passato davanti a questa finestra senza osservarne la particolarità.
Ieri, per caso, me ne sono accorto.
Nel corso dei secoli solo una parte del muro ha ceduto ed il balcone ha seguito questo cedimento; in seguito, nella costruzione dell'inferriata, l'artigiano ha provveduto a mantenere la particolare caratteristica.
Fin dai miei primi contatti con quella che al giorno d’oggi si chiama “informatica” (qualche anno fa), ho sempre provato avversione verso le espressioni che definivano i computer “intelligenti”; ho sempre sostenuto che questi oggetti, alcuni li consideravano e li considerano tuttora dei “mostri sacri”, erano, e sono, solo delle macchine, ben fatte fin che si vuole, ma pur sempre macchine e, aggiungo, anche stupide. A renderle efficienti è sempre l’uomo con la “sua intelligenza”.
In questi giorni ho letto un articolo (clicca qui) che attribuisce anche al “software” l’appellativo di intelligente. Se il computer è una macchina costruita dall’uomo, anche i programmi (software) che le permettono di funzionare sono opera dell’uomo.
“Ma se negli ospedali venissero introdotti software intelligenti in grado di segnalare possibili interazioni e suggerire valide alternative le cose potrebbero andare meglio”, questa una delle frasi dell’articolo che più banale di così non si può! Il segnalare le interazioni fra farmaci non mi sembra sia un problema di estremamente difficile soluzione; già il medico dovrebbe conoscere quando un farmaco può presentare dei problemi nel caso in cui il paziente assuma altri farmaci. Tuttavia è impossibile che nella memoria del medico possano restare impresse tutte le possibilità di interazione esistenti fra tutti i farmaci ed allora la soluzione è il computer, a meno che ogni sanitario non si preoccupi di consultare volumi di “schede tecniche” cosa che richiederebbe un po’ di tempo e non sarebbe, forse, neppure totalmente precisa.
Realizzare un software che possa provvedere a quanto richiesto non è una cosa banale, ma neppure straordinaria: è solo in questo momento che l’uomo informatico, il programmatore si chiamava una volta, con la sua esperienza e, spesso, con la sua inventiva, costruisce quel qualcosa di immateriale che permette di mettere in relazione il singolo farmaco con tutti gli altri farmaci e trovarne, nel nostro esempio, le interazioni. L’importante è, soprattutto, avere a disposizione degli archivi, sempre aggiornati, che contengano queste informazioni e quindi, come base, le cosiddette “schede tecniche”, che noi profani ed assuntori di farmaci possiamo leggere, in parte, nel “bugiardino”, ma non solo. Saranno i sanitari (medici e farmacisti) a suggerire all’informatico quali devono essere i dati necessari affinché il risultato sia sempre più preciso senza procurare allarmismi.
Comunque, e concludo, non esistono “hardware” e “software” intelligenti.
Cordiali saluti e ben ritrovati a tutti i miei cinque lettori!
Sono tornato da pochi giorni e non ho ancora preso il giusto ritmo; quindi non sarò a regime di attività, per quanto riguarda il blog, ancora per un po', anche perché ho qualche problema con il PC. Ne ho ordinato uno di nuovo e sono in attesa.
Passerò presto a leggere anche i vostri blog.
Assicuro, infine, Giovanni circa la variazione del suo link.
Non ne facciamo una tragedia. Sarebbe meglio dire ... non ne facciano, i giornalisti ed i "media" in generale, una tragedia.
Non sono mai stato tifoso; comunque mi dispiace che gli azzurri tornino a casa e, questa sera, dormirò ugualmente i miei sonni tranquilli.
Ricordiamoci, in fin dei conti, che si tratta pur sempre di un gioco, anche se dietro questo gioco girano cifre inimmaginabili di soldi e, forse, proprio i soldi, sono la causa principale della magra figura della nazionale di calcio. Però, nessuno di coloro che, per i prossimi giorni, ci tormenteranno con i diversi "processi" prenderà in considerazione questa causa.
Tornando alla "tragedia", ritengo che ci siano ben altre tragedie nel mondo ed anche nella nostra "povera" (checché ne dica il solito S.B.) Italia.
Con queste brevi considerazioni su un fatto di "importanza mondiale" chiudo per ferie estive un giorno prima (domani aderirò, con il mio blog, allo sciopero contro la manovra fiscale) e do appuntamento ai miei lettori a settembre.
"Ribadisco di essere contrario a qualsiasi frammentazione del Pdl, anche mascherata da fondazioni o associazioni che possono dare l'impressione di dar vita a correnti".
Queste sono parole di Berlusconi di oggi.
Inizia con il non riconoscere la democrazia interna al suo partito (sempre che si possa chiamare partito) e poi finirà con il non volere l'opposizione alle camere.
G.F.Fini ha detto in questi giorni: "La Padania è inesistente".
Giustissimo, sostengo io. Anzi, parafrasando una celebre frase di Metternich, del 1847, ("L'Italia è solo un'espressione geografica"), sostengo che la Padania NON è neppure un'espressione geografica!
Infatti il territorio che comprende il bacino idrografico del Po è sempre, e solamente, stato chiamato Valle Padana.
Che si vadano a rispolverare i libri di geografia delle elementari!
E poi, la banalità del sole celtico e del rito alle sorgenti del Po: una baggianata. Ed il tifo per il Paraguay durante la recente partita ai "mondiali di calcio"? Un'altra stupidaggine! E' meglio che vadano a pescare ... trote!
E concludo con: "Dime mona, dime can, ma no stame dir padan!"
N.1 - Saremo anche arrivati a quello che si chiama “solstizio d’estate”, ma l’estate proprio non si vede!
Pioggia e freddo sono le caratteristiche di questi giorni.
Ma non tutto il male viene per nuocere. Infatti, per prima cosa, non ci sono le zanzare, o meglio, ci sono, ma queste temperature non estive le hanno decimate. In secondo luogo quest’oggi, finalmente, ho camminato per Venezia senza dover chiedere permesso per passare in qualche calle e questo perché turisti e visitatori domenicali risultavano decimati, proprio come le zanzare. Questa mattina ho visto qualcuno che con valigia ed ombrello partiva e qualcuno che arrivava. Poi qualche rara compagnia, dove tutti portavano l’impermeabile dello stesso colore, evidentemente acquistato “all’ingrosso”, vagava sperando, inutilmente, nel sole. Camminare per Venezia in queste condizioni fa veramente piacere! Ovviamente non avranno piacere i gestori dei pubblici esercizi che all’umido della pioggia aggiungono quello delle loro lacrime e che, nonostante tutto, piangono sempre.
N.2 - Ieri sera ho partecipato, con il mio coro, ad una manifestazione alla quale intervenivano altri due complessi musicali di genere musicale completamente diverso. Anche il luogo di esecuzione era diverso da quelli che di solito frequentiamo: il palasport “Taliercio” di Mestre (3000 posti circa) dove il nostro coro, date le caratteristiche fisiche ed acustiche dell’edificio, deve essere amplificato. D’altra parte anche gli altri complessi sono amplificati, anche troppo! Per motivi dell’organizzazione (a me sconosciuti) non è stata fatta alcuna pubblicità e, quindi, il pubblico presente ammontava a circa 200 persone. Il coro si è esibito, come "Intermezzo", fra due complessi "pop"; xi stavamo proprio come i classici "cavoli a merenda". Anche se "fisicamente" eravamo infastiditi di quanto ascoltato prima della nostra esibizione e durante le prove, abbiamo egualmente compiuto il nostro dovere, cioè quello di cantare bene!
Per quanto riguarda gli altri due complessi, formati da professionisti e che preferisco non nominare, devo dire che non capisco perché la musica, soprattutto la base ritmica, debba essere tenuta ad un così alto livello di decibel! Il rumore era talmente forte (ed è proprio il caso di parlare di rumore e non di musica) tanto che le parole del cantato non venivano percepite bene. Un rumore che faceva tremare la cassa toracica dei presenti!
Come avrete tutti immaginato, non sono un frequentatore di concerti “pop” e “rock” o di discoteche, ma mi sono reso conto, in questa occasione, come una persona, dopo ore di questo “rumore”, non abbia neppure bisogno di alcool o di droga, tanto esce rimbambita, per procurare un incidente automobilistico.
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A commento di questo post, per quanto riguarda il secondo "sfogo", l'amico Toni mi ha inviato questa poesia in veneziano
La "blogger" Emilia sta ponendo una serie di "post" su quello che possono, o non possono, fare i turisti a Venezia.
Io, con alcune foto -scattate questa mattina- vorrei indicare alcune cose che NON devono fare i veneziani.
Proprio fuori dal mio portone, già ieri mattina, ho trovato queste assi di legno che sono resti edilizi (in veneziano "rovinassi"), che qualche maleducato, incivile e "tanto altro" veneziano ha pensato bene di abbandonare in questo pezzo di fondamenta, ovviamente lontano da casa sua.
Ora resteranno ben posizionati per parecchi giorni in quanto i netturbini -che pure attraccano la barca proprio lì vicino- non li porteranno via perché non sono immondizie e neppure materiale (carta, vetro e plastica) interessato alla raccolta differenziata.
Tuttalpiù può considerarsi materiale ingombrante e quindi basta prendere appuntamento con gli operatori del servizio che, gratuitamente, provvederanno all'asporto dal piano terra del domicilio del richiedente; però, ... troppa fatica per una telefonata; e poi, tenerselo in casa propria o nell'entrata. E' molto meglio abbandonarlo vicino alla porta di qualcun altro! Chi se ne frega del prossimo!
Avrei altri epiteti per questi individui, ma non vado oltre per non scendere nel turpiloquio!
Altre due foto!
Sempre questa mattina, poco più in là del luogo in cui ho scattato la prima foto, i sacchetti della spazzatura abbandonati il sabato sera (la domenica non c'è la raccolta), sempre da qualche veneziano al quale vanno tutti gli epiteti di cui sopra; ovviamente chi ha depositato in questo luogo lo ha fatto di proposito perché lontano dalla porta di casa sua!
In più ci si mettono anche i gabbiani che rompono i sacchetti per cercare da mangiare, riducendo il suolo nello stato che vedete.
Sono due cose che NON devono fare i veneziani che, però, almeno certi veneziani (che fanno rima con " ... morti cani") le fanno quotidianamente.
La blogger Emilia alcuni giorni fa ha scritto un post sulle cose che non sono raccomandabili da fare a Venezia (vedi qui) . Lei, come turista e straniera, ne ha viste, ovviamente, solo alcune e, allora, penso di indicarne altre.
Ed inizio con quella che proprio su Il Gazzettino di oggi è salita all'onore della cronaca; mi riferisco ai cosiddetti "lucchetti dell'amore" che, giovani e meno giovani, chiudono sulle ringhiere di alcuni ponti veneziani. In generale si tratta di turisti che, in quella che viene chiamata da alcuni "la città degli innamorati", si giurano eterno amore con questo simbolo del lucchetto.
Uno attaccato all'altro formano dei grappoli che molto spesso diventano ruggini e che finiscono col pesare (anni fa un fanale di un ponte sul fiume Tevere è crollato per il peso dei lucchetti).
Cari turisti il fatto di togliere questi lucchetti ha un costo che non pagate voi, ma noi veneziani!
Un'altra cosa che non dovrebbero fare coloro che vengono a Venezia, magari in comitiva, è quella di occupare completamente lo spazio di una strada (calle o fondamenta) costringendo chi deve passare a chiedere ripetutamente "permesso", senza essere ascoltati subito, il più delle volte, e costringendo chi deve passare a ripetute richieste. Porto due esempi: sulla fondamenta di San Simeone Piccolo (quella sul Canal Grande di fronte alla stazione ferroviaria) c'è un albergo (Carlton Hotel) dove spesso alloggiano comitive che quando escono dall'albergo, prima di iniziare il giro per Venezia, sostano tranquillamente senza rendersi conto che sono su una pubblica via ed occupano totalmente la larghezza della fondamenta. Stessa cosa succede poco prima di arrivare a Piazzale Roma (stessa fondamenta) dove si trova un attracco di grandi motoscafi che propongono itinerari lagunari; anche qui le comitive stazionano senza curarsi della gente che deve passare.
Già ho trattato il successivo "inconveniente" su un post di qualche tempo fa relativo al ponte di Calatrava. Si tratta di come vengono trasportati i "trolley" per i ponti veneziani e, visto che ne ho già parlato, vi rimando a quel post.
Un altro atteggiamento di parecchi turisti, che proprio non sopporto, è quello di entrare in spazi privati; questo accade ogni giorno proprio nel palazzo dove c'è il mio appartamento! Dalla porta a vetri si vede un cortile interno con una vera da pozzo; fuori della porta c'è tanto di numero anagrafico ed una lastra di marmo con tanti campanelli e videocitofono. E' un accesso privato! Eppure ci sono parecchi turisti che arrivati alla porta la spingono tentando di entrare. Se poi capita che il netturbino sia entrato, per portare via le immondizie che i condomini posizionano in alcuni bidoni all'interno del cortile, ed abbia lasciato la porta aperta per il passaggio del carro, è la volta che ci troviamo le comitive nell'androne ed anche su per le scale! Cosa cerchino proprio non lo capisco e mi domando cosa succederebbe se qualcuno si comportasse così a casa loro!
Lette queste righe qualcuno potrebbe classificarmi un brontolone che non deve lamentarsi visto che il turismo, a Venezia, è la maggiore fonte di entrate. Rispondo che io non ce l'ho con i tutti i turisti, ma solo con quelli maleducati; inoltre io, come tanti altri veneziani, dal turismo non ho alcun utile economico.
Questo post è, ovviamente e logicamente, collegato a quello di ieri in quanto riguarda la pioggia che, anche oggi, non ci lascia.
Il testo del titolo è un modo di dire che, fin da ragazzo, ho sempre sentito. Su questo era nata anche una barzelletta:
"Un tizio, vedendo che continuava a piovere, uscì, ad alta voce, con la battuta "Piove, governo ladro!". Passava di lì un carabiniere che, uditolo, lo dichiarò in arresto per offesa. Il malcapitato cercando di salvarsi disse: " ... ma io intendevo il governo svizzero ... ". "Appunto -rispose il carabiniere- se si fosse riferito al nostro, non si trattava di offesa, ma di dichiarazione veritiera!".
Ieri, 13 maggio, ricorreva l'Ascensione, in veneziano "Sensa", festa che liturgicamente e laicamente viene spostata a domenica prossima.. Sono uscito di mattina ed ho preso la pioggia; la sera, poi, c'è stato un temporale con grandine. Faccio questo preambolo per introdurre un vecchio proverbio veneziano che dice: "Co piove el giorno de la Sensa, par quaranta giorni no semo senza". Questa è la primavera che ci attende! Dicono che i proverbi sono la saggezza del popolo; controlliamo e vediamo se sarà vero.
"E a sunât une di jespui, al a dat il ultim bôt" (E' suonata la prima campana del vespro, ha dato l'ultimo rintocco) . E' questo uno dei canti, una villotta friulana, più famosi e nel quale appaiono, sia nel testo, che nella musica, le campane. Fa parte del repertorio del Coro Marmolada nell'edizione armonizzata da Gianni Malatesta.
Musica e testo molto belli presentano, poeticamente, quella che poteva essere, qualche decennio fa, la fine della giornata in un paese, situazione che gli altri due versi completano con semplicità : "Jo us doi la buine sere, jo us doi la buine gnôt" (Io vi do la buona sera, io vi do la buona notte).
La situazione descritta dal canto ricorda altre contesti simili descritti, molto più degnamente, da due scrittori del nostro romanticismo, Alessandro Manzoni (1) ed Ippolito Nievo (2)
(1)"I promessi sposi" cap. VIII " … C'era in fatti quel brulichio, quel ronzio che si sente in un villaggio, sulla sera, e che, dopo pochi momenti, dà luogo alla quiete solenne della notte. Le donne venivano dal campo, portandosi in collo i bambini, e tenendo per mano i ragazzi più grandini. ai quali facevan dire le divozioni della sera; venivan gli uomini, con le vanghe, e con le zappe sulle spalle. All'aprirsi degli usci, si vedevan luccicare qua e là i fuochi accesi per le povere cene: si sentiva nella strada barattare i saluti, e qualche parola, sulla scarsità della raccolta e sulla miseria dell'annata.; e più delle parole, si sentivano i tocchi misurati e sonori della campana, cha annunziava il fine del giorno. …"
(2) "Il Varmo - Novella paesana" cap. I. " … e lunge lunge si schierano illuminate dal tramonto le torri dei radi paeselli donde si parte un suono di campane così affiocato per la vastità e per la distanza, da sembrare un coro di voci né celesti né terrene, nel quale alle preghiere degli uomini si sposino arcanamente le benedizioni degli angeli. …"
Per un po' di tempo sarò "quasi assente" dal blog.
Da oggi sono, a pieno titolo, baby-sitter, assieme a mia moglie, del mio quinto nipotino in quanto mia figlia ha ripreso il lavoro e, quindi, ho poco tempo a mia disposizione; per fortuna ci saranno le ferie estive e, a settembre, il nido!
La prossima settimana sarò anche assente da casa e, quindi, ci risentiremo verso il 9/10 maggio.
Ami, entends-tu / Le vol noir des corbeaux / Sur nos plaines?
Ami, entends-tu / Les cris sourds du pays / Qu'on enchaîne?
Ohé! partisans, / Ouvriers et paysans,
C'est l'alarme! / Ce soir l'ennemi / Connaîtra le prix du sang
Et des larmes!
Montez de la mine, / Descendez des collines, / Camarades!
Sortez de la paille / Les fusils, la mitraille, / Les grenades...
Ohé! les tueurs, / A la balle et au couteau,
Tuez vite! / Ohé! saboteur, / Attention à ton fardeau:
Dynamite!
C'est nous qui brisons / Les barreaux des prisons / Pour nos frères,
La haine à nos trousses / Et la faim qui nous pousse, / La misère...
Il y a des pays /Ou les gens au creux de lits
Font des rêves; / Ici, nous, vois-tu, / Nous on marche et nous on tue,
Nous on crève.
Ici chacun sait / Ce qu'il veut, ce qui'il fait / Quand il passe...
Ami, si tu tombes / Un ami sort de l'ombre / A ta place.
Demain du sang noir / Séchera au grand soleil
Sur les routes.
Sifflez, compagnons, / Dans la nuit la Liberté
Nous écoute...
(Paroles de Maurice Druon et Joseph Kessel - Musique d'Anna Marly)
1943
TRADUZIONE
Amico senti il nero volo dei corvi sulle nostre pianure?
Amico senti le sorde grida del paese che viene incatenato?
Ohè Partigiani,operai e contadini alle armi.
stasera il nemico conoscerà il prezzo del sangue e delle lacrime.
Uscite dalla miniera, scendete dalle colline, compagni!
Tirate fuori dalla paglia i fucili, la mitraglia, le granate.
Ohè combattenti col fuioco e col coltello colpite!
Ohè sabotatore attenzione al tuo fardello:dinamite...
Siamo noi che spezziamo le sbarre delle prigioni per i nostri fratelli.
Incitati dall'odio, spinti dalla fame, dalla miseria.
Ci sono dei Paesi dove la gente nel suo letto s'abbandona ai sogni.
Qui, ci vedi, marciamo e uccidiamo e moriamo.
Qui ognuno sa ciò che vuole, ciò che fa quando agisce.
Amico, se cadi un amico esce dall'ombra al tuo posto.
Domani sangue nero seccherà al sole alto sulle strade.
Cantate, compagni,nella notte la Libertà ci ascolta.
Questa volta è il sindaco leghista di Mogliano Veneto che, in occasione delle celebrazioni del prossimo 25 aprile, ha ordinato alla banda comunale di non suonare "Bella ciao"; al suo posto dovranno eseguire "La canzone del Piave".
Cosa si può commentare? Solo che sono ... ignoranti!
Alcuni giorni fa, nel commentare il post nel quale presentavo il concerto del Coro Marmolada presso la Scuola Grande San Giovanni Evangelista ed il relativo repertorio, pur non conoscendo alcun canto, la blogger Emilia -ragazza bulgara che conosce molto bene Venezia- espresse una sua preferenza per il canto dal titolo "Son barcarol", anche se barcaiolo non è propriamente un gondoliere.
Alcune brevi spiegazioni le ho date sui commenti di risposta e oggi ho scritto un "pezzo" proprio su questo canto, dove esamino il testo e dove racconto delle origini del canto stesso.
Il tutto si trova sul mio sito nella sezione "Vi racconto un canto" (1), ma potete collegarvi direttamente cliccando qui.
Durante la lettura avrete modo di ascoltare il canto nell'esecuzione del Coro Marmolada di Venezia.
(1) - In questa sezione troverete le "storie" di molti altri canti
Avrete letto le notizie che in due comuni del nord, Montecchio Maggiore in provincia di Vicenza e Adro in provincia di Brescia, governati dai leghisti, hanno negato la mensa ai bambini i cui genitori non pagavano le rette.
Di questo, riferendomi a Montecchio, ho scritto su un post alcuni giorni fa; sul caso di Adro, invece, mi riferisco oggi segnalando che un benefattore ha rilevato il debito, ha voluto restare anonimo, ma ha voluto lasciare una lettera che potrete leggere cliccando qui.
Leggetela e mettetevi nei panni degli amministratori di questi due paesi: come vi sentireste?