È in linea, sul sito del coro (*)
e sul mio personale (**) la nuova pubblicazione digitale, in formato pdf,
dedicata ai "Canti da battello
veneziani", una raccolta di quindici brani
trascritti dagli spartiti originali della prima metà del '700,
edita a cura dell'Associazione Coro Marmolada di Venezia.
Nella prima metà del 18° secolo la
città di Venezia, come ricorda anche il Goldoni, risultava
essere
percorsa diffusamente da "eventi" canori, soprattutto di notte,
"...nelle piazze, per le strade, nei canali...". Non solo
durante i carnevali, ma anche e soprattutto nella bella
stagione,
barche (gondole e altre), con musicisti e cantanti, erano i
protagonisti dei cosiddetti "freschi". Da queste "feste"
musicali nasce la tradizione di scrivere musiche definite
"canzoni da battello".
Oltre agli spartiti sono state prodotte le musiche digitali in
mp3.
Per saperne di più andate ai sottonotati links:
(*) http://www.coromarmolada.it/CanzBatt/CanzBatt0.htm
(**) http://www.piovesan.net/CanzBatt/CanzBatt0.htm
Sergio
Piovesan
Di tutto un po'. In questo "blog" troverete "sfoghi" e pensieri, lettere inviate ai giornali e, forse, non pubblicate. Parlerò di Venezia, la mia Città, di quanto c'è di buono e di meno buono in essa, ma non mancheranno neppure argomenti di politica e di quello che capita nel mondo. Insomma ... un po' di tutto!!!
lunedì 17 aprile 2017
giovedì 23 marzo 2017
mercoledì 11 gennaio 2017
martedì 13 dicembre 2016
domenica 27 novembre 2016
domenica 13 novembre 2016
"I cosacchi in Carnia e la battaglia di Pani di Raveo (1944 - 1945)"
I cosacchi in Carnia e la battaglia di Pani di Raveo
(1944 - 1945)
Il 18 novembre del 1944 in Carnia, già occupata dai cosacchi, vi fu una
battaglia che vide contrapposti agli occupanti i partigiani del
Battaglione Friuli della Divisione Garibaldi.
Si tratta della battaglia di Pani di Raveo.
Di questa battaglia, ma anche della occupazione dei cosacchi e della situazione di allora in Carnia, ho appuntato alcune note disponibili a questo link
Si tratta della battaglia di Pani di Raveo.
Di questa battaglia, ma anche della occupazione dei cosacchi e della situazione di allora in Carnia, ho appuntato alcune note disponibili a questo link
venerdì 4 novembre 2016
martedì 1 novembre 2016
Joska, la balalaika e l'acqua alta
Joska, la balalaika e l'acqua alta
Sergio Piovesan
Eravamo euforici salendo in pullman quella sera, o meglio, quella mattina, perché erano già le due. Eravamo euforici e ne avevamo il motivo; e non era a causa delle libagioni con il "durello". Ritornavamo a Venezia dopo aver partecipato ad una rassegna corale con I Crodaioli di Bepi De Marzi in casa loro, nella "tana del lupo", al Teatro Mattarello di Arzignano.
Eravamo euforici anche se il tempo atmosferico era di quelli che si suole chiamare "tempo da lupi".
Avevamo eseguito i canti in programma con suprema attenzione alla direzione di Lucio e, soprattutto, con tanto sentimento, con ispirazione ed anche il maestro era particolarmente ispirato; questo forse perché avevamo davanti un personaggio che era esploso proprio in quegli anni nel mondo della musica corale per i suoi nuovi canti, e noi del "Marmolada" avevamo messo in programma proprio quei canti.
Di norma, quando riceviamo gli applausi riusciamo a percepire se si tratta di applausi di convenienza o se il brano che abbiamo eseguito è arrivato al cuore dei presenti.
Eravamo euforici perché quella sera avevamo "scosso" anche i coristi di Bepi che riscoprirono i canti del loro maestro nelle interpretazioni di Lucio e del suo Coro Marmolada.
Forse quella sera l'impegno di noi tutti, Lucio in primis, fu al massimo, ma quando fu la volta di "Joska la rossa", uno dei canti più belli di Bepi ed il cui testo è di Carlo Geminiani, ci fu qualcosa di magico: i "forte" ed i "piano" del canto eseguiti con maestria, i tempi, forse non quelli da spartito, ma della testa di Lucio, così come lui li sentiva avevano imposto al canto un particolare significato; mancava il finale, quello che, come nelle altre strofe , fa: "Joska, Joska, Joska ....". E fu proprio nel finale che Lucio, furbescamente e intelligentemente, aveva inserito una variazione, un accompagnamento "strumentale" o, più precisamente, l'imitazione vocale del suono della balalaika, popolare strumento della musica russa. L'esecutore era Franco Cocito, tenore primo e solista, con una voce limpida e sottile che pareva proprio il pizzicato delle corde della balalaika. Una variazione che piacque molto all'autore, che, anche dopo anni, lo ricorda quando parla o scrive del Coro Marmolada e di Lucio Finco; l'ultima volta fu al concerto del sessantesimo al Malibran quando, fra l'altro, ricordò appunto "... e Franco Cocito che suonava la balalaika"!
Diciamo pure che fu un successo e per questo eravamo euforici anche durante il viaggio di ritorno. Pioveva a dirotto, faceva caldo, quel caldo umido classico dello scirocco; ed il vento era forte.
Dopo un'ora circa di viaggio arrivammo a Piazzale Roma e lì tutta l'allegria passò di colpo. Mi dimenticavo: la data era, ormai, il 4 novembre del 1966, le tre del mattino; avvicinandosi ai pontili notammo subito l'insolita pendenza delle passerelle. Mai vista un'acqua così alta! L'unico mezzo che funzionava era il vaporetto della linea 1 che percorreva il Canal Grande; alcuni si avviarono a piedi ed altri in vaporetto; i primi si trovarono subito nell'acqua, mentre gli altri come scendevano al pontile più vicino alla loro abitazione non sapevano cosa fare: erano isolati. Alla fine tutti andarono a mollo ed anch'io e gli altri due, che abitavamo al Lido, un pezzettino, in Piazzale S.M. Elisabetta, lo dovemmo fare con i tacchi delle scarpe in acqua.
Ma eravamo ugualmente euforici!
giovedì 22 settembre 2016
domenica 28 agosto 2016
domenica 5 giugno 2016
Vi racconto un canto: "Oh butait chei fiêrs in aghe!" (dal n.68 di "Marmoléda", il periodico trimestrale del Coro Marmolada di Venezia)
Vi racconto un canto:
"Oh butait chei fiêrs in aghe!"
di Sergio Piovesan
Scartabellando fra i miei archivi
digitali, in gran parte formati da immagini e scansioni di spartiti di canto
corale ed in particolare della tradizione popolare, ho trovato un canto
friulano il cui primo verso, che dà anche il titolo al canto stesso, è "Oh butait chei fiers in aghe,
...". Il brano fa parte di una pubblicazione degli anni '30 dello
scorso secolo, edita dal Comune di Udine con la consulenza della Società
Filologica Friulana ([1]):
ogni canto di questa pubblicazione oltre alla partitura musicale, armonizzata a
tre voci, in genere maschili, riporta anche il testo in friulano con la
relativa traduzione.
Il primo verso, viene tradotto
così: "Oh gettate in acqua quei
ferri, ..." e, tra parentesi, riporta (... quelle armi,).
In considerazione dell'autorità
sulla lingua friulana della "Filologica"
ho pensato, date la traduzione e l'interpretazione, di trovarmi di fronte
ad un canto contro la guerra, del tipo "Prendi
il fucile e gettalo per terra".
Il secondo verso recita "... oh fermait chel bastimènt!"
che, tradotto, è "... oh fermate
quel bastimento!".
Già sul secondo verso ho avuto i
primi dubbi in quanto era difficile che i friulani, soprattutto gli abitanti
delle montagne carniche, venissero arruolati in marina; ho pensato anche che il
canto fosse più antico di molto rispetto alla Grande Guerra, che, cioè,
risalisse ai tempi della Serenissima che
imbarcava rematori provenienti da tutti i territori che facevano parte
della Repubblica e, quindi, anche dal Friuli. Proseguendo nella lettura i miei
dubbi sono aumentati. Infatti il canto prosegue quasi con un pianto
dell'innamorata che vede partire il suo "zovin" (giovane) "...c'al
si 'n va tant malcontènt." ("...che
se ne va tanto malcontento!"). Il contesto iniziale potrebbe anche
essere quello della partenza per una guerra, ma i versi successivi non
supportano questa teoria.
Mi sono avvalso del Vocabolario Friulano-Italiano
del Pirona ed ho cercato il termine "fier"
(cioè ferro) ed ho trovato che, nella traduzione in italiano, non contempla il
sinonimo "armi". Poi,
leggendo vari modi di dire legati a questo lemma, ho trovato "Méti
fiers in aghe" letteralmente "mettere
i ferri in acqua" il cui significato è "predisporre" e quindi "preparare", "organizzare",
"disporre" ed altri termini
con significati simili.
Il primo verso può, quindi,
assumere questo significato: "Preparatevi...";
a far cosa? "a fermare quel bastimento!" .
Ed allora si comprende che anche questo è un canto legato alle migrazioni che,
dall'unità d'Italia al secondo dopoguerra,
sono state un fenomeno di vasta portata in Friuli.
Questa tesi
viene poi confermata da uno studio di Piera Rizzolatti dell'Università di Udine
dal titolo "Spunti per la storia dell'emigrazione nella letteratura in
friulano" dove la prima strofa del canto in questione diventa l'ultima di un
altro canto, legato al fenomeno migratorio, il cui testo riportiamo in nota ([2]) nella quale leggiamo anche una breve
introduzione del canto.
Il testo
completo e la traduzione (vedi foto accanto) sono stati trascritti, così come
sono, dalla pubblicazione di cui sopra. Nello stesso si può notare la parola "mont" tradotta in "mondo"; in friulano "mont" è "monte" e non "mondo"
lemma che, invece, è "mond".
Si riporta, di
seguito. le immagini dello spartito che può essere scaricato in formato .pdf
cliccando qui.
[1] Società
Filologica Friulana - vedi http://www.filologicafriulana.it/easyne2/LYT.aspx?CODE=SFFW&IDLYT=1377&ST=SQL&SQL=ID_Documento=1
[2] Ma anche lo strazio dei
trasferimenti oltre oceano non è eluso nelle villotte con il rimpianto di chi,
analfabeta, è costretto a ricorrere ad intermediari:
Jò
no sai nè lei nè scrivi,
Ma
hai çharte (pene) e calamâr;
Uèi
fâ fâ une letarine
E
mandalâle vie par mar.
Saludàilu,
saludàilu,
Dît
che lu saludi jò;
Dît
ch’al stêdi alegramenti
E
ch’al fasi miei ch’al po’.
Oh
butait chei fiêrs in aghe!
Oh
fermait chèl bastiment!
A
l’è dentri il miò çhar zovin…
Lui s’in và tant malcontent!…
tradotto
recita così:
"Io
non so né leggere né scrivere,
ma
ho carta, penna e calamaio;
voglio
far fare una letterina
e
mandarla via per ilmare.
Salutatelo,
salutatelo,
dite
che lo saluto io;
ditegli
che stia bene
e
che faccia meglio che può.
Oh
preparatevi!
Oh
fermate quel bastimento!
Vi
è dentro il mio caro giovane ...
Lui
se ne va tanto malvolentieri.
giovedì 26 maggio 2016
venerdì 19 febbraio 2016
E Gigeto no vol che contemo
"È inconcepibile che ci
siano Municipalità di un colore e un Comune di un altro, è giusto che
l'amministrazione di diverso colore riduca i poteri della Municipalità".
Questa
è la "spudorata" dichiarazione del consigliere "fucsia"
Renato Scarpa, quello che ha anche sparato numeri sulle spese delle
Municipalità, una dichiarazione che conferma la volontà antidemocratica del
loro "paron" che non vuole essere contrariato e, quindi, compie un delitto contro la democrazia.
Questo
è inconcepibile!
Ed allora .... rivoluzione!!! Cantando ....
martedì 29 dicembre 2015
Cronaca di un veneziano che voleva passeggiare nella "sua" Piazza
Cronaca di un veneziano che voleva
passeggiare nella "sua" Piazza
Quest'oggi -29.12.2015-, in
mattinata, sono andato a vedere la mostra delle foto di Berengo Gardin sulle "Grandi Navi"; immagini simili
le ho viste ad occhio nudo, ma, documentate, hanno un altro effetto; alcune
fanno "paura"!
Nell'occasione ho rivisto le
macchine da scrivere e le calcolatrici che usai all'inizio della mia attività
lavorativa; in particolare mi ha fatto sorridere la calcolatrice a manovella
con la quale andavo velocissimo.
Fatta questa premessa, preciso che
non sono questi gli argomenti del mio "post".
Infatti, uscendo dal negozio "Olivetti", ho pensato di
andare a "godermi" la
Piazza! (Piazza e basta perché, per
coloro che non lo sapessero, nella Venezia insulare esiste una sola Piazza,
quella di San Marco). Piazza che, una volta, era il "salotto" della Città! (e non lo definisco "salotto buono", come è stata
definita un'altra piazza, perché questo non ha bisogno di alcun aggettivo).
Una volta uscito dalla Procuratie
vecchie e, guardando verso la Basilica, ho notato una moltitudine di turisti
che mi ha fatto desistere. Ma, oltre a questo, situazione già abbastanza
fastidiosa per me, ho notato anche persone sedute a terra (più che sedute erano
"sbracate") che si facevano
un "selfie". Poiché sentivo
dentro di me qualcosa che iniziava a "bollire",
mi sono fermato per calmarmi e per non eccedere con invettive contro persone
che non hanno il minimo senso del pudore verso il Luogo che le ospita.
Mentre cercavo di ritornare alla
mia calma abituale (di norma sono un pacifico) sento un rumore; siete mai stati
in qualche reparto di degenza geriatrica, magari in una stagione di raffreddori
e tosse? Ho reso l'idea? No? Ed allora, avete mai sentito qualcuno che vuol
espettorare qualcosa che dura a uscire? e quel qualcosa è una secrezione
vischiosa delle mucose infiammate? Non avete capito? ed allora diciamolo
chiaramente: catarro!
Mi giro e, a fianco di una colonna
delle Procuratie -dove si trovava un cestino per la raccolta dei rifiuti-, vedo
un giapponese, giovane e con in braccio un bambino, quindi reputo un papà, che
riuscito finalmente nell'operazione espettorante, infila uno sputo nel cestino!
Per fortuna ha fatto centro!
BASTA!
Ho fatto dietrofront e -a passo
veloce- sono tornato verso il pontile Rialto attraverso Bacino Orseolo e Campo
San Luca.
E non vi racconto del viaggio in
vaporetto!
sabato 31 ottobre 2015
venerdì 16 ottobre 2015
sabato 5 settembre 2015
Presentazione del libro ""Sia benedéte le ricamadóre - vilote e altricanti veneziani" a Villa Heriot sabato 12 sett. alle ore 17,30
Sabato 12
settembre, alle ore 17,30, presso Villa Heriot - Calle Michelangelo 54/P
- Giudecca, presentazione del libro "Sia benedéte le ricamadóre - vilote e altri canti veneziani" - Ed. Coro Marmolada 2015.
Ne parlano Ines Battain e Sergio Piovesan
L'evento si svolge nell'ambito del Festival delle Arti.
mercoledì 3 giugno 2015
martedì 2 giugno 2015
Meditate gente!!! (quando andrete al ballottaggio per eleggere il sindaco di Venezia)
Dalla Enciclopedia Treccani
interinale, lavoro = Lavoro
temporaneo regolato da un tipo di contratto in base al quale un’impresa pone
uno o più lavoratori da essa assunti a disposizione di un’altra impresa per
soddisfare esigenze di carattere provvisorio.
"...
un’impresa pone uno o più lavoratori da essa assunti a disposizione di un’altra
impresa per soddisfare esigenze di carattere provvisorio." Quindi la
prima impresa affitta lavoratori ad una seconda impresa che paga alla
prima una certa somma; la prima impresa incassa la somma per questo lavoro però
al lavoratore non arriva quella somma, ma una somma decurtata che è il guadagno
della prima impresa. Questo guadagno deriva quindi da uno sfruttamento
del lavoratore uomo da parte di un altro uomo, o più uomini, padroni
dell'impresa, detti imprenditori che, qualche volta, vogliono ... "scendere in campo" e passare un po' del loro tempo a fare politica.
Sempre dalla Enciclopedia
Treccani
caporalato = forma illegale di reclutamento e organizzazione della
mano d’opera, spec. agricola, attraverso intermediarî (caporali) che assumono, per
conto dell’imprenditore e percependo una tangente, operai giornalieri, al di
fuori dei normali canali di collocamento e senza rispettare le tariffe
contrattuali sui minimi salariali.
Ma allora, cosa sono le imprese che offrono il lavoro
interinale se non una forma di caporalato e quindi di sfruttamento???
Dal sito di
"Umana"
La nostra Mission
Umana è un’Agenzia per il Lavoro che ha come fine
procurare lavoro a tempo determinato e indeterminato, intermediare domanda e
offerta lavorativa, ricercare e selezionare personale, aiutare la
ricollocazione professionale, realizzare percorsi formativi.
Quindi "Umana" è
un'agenzia interinale, un "caporalato legale" ma, pur sempre, un'impresa
che sfrutta i lavoratori!!!
E chi è a capo di questa impresa? Brugnaro
che oggi ce lo ritroviamo al ballottaggio per diventare sindaco di Venezia.
Meditate gente!!!
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